Presidente della Provincia Fratto

«La Provincia, tramite la sua struttura che si occupa di caccia, ha consentito l’abbattimento di alcuni cinghiali in un’area tutelata lungo il fiume Ronco, frequentata da moltissimi cittadini, l’Oasi di Magliano. La Polizia Provinciale, investita dalle giuste proteste della Associazione che in questi anni si è battuta, col sostegno di moltissimi cittadini, perchè quell’area fosse riconosciuta come un parco, ha inteso rassicurare gli ambientalisti affermando che a Magliano, attualmente riconosciuta come Oasi e Sito di Interesse Comunitario SIC, la caccia è vietata. È previsto, affermano questi solerti funzionari, però un piano di “contenimento” dei cinghiali, abbattuti da squadre di “selettori”/cacciatori con fucili a palle. Cacciatori appunto. Questa toppa è peggio del buco, se si spara ad animali vuole dire che si caccia e quindi la prima affermazione non è veritiera.

Come è stato determinato il fatto che i cinghiali sarebbero troppi? Dove prendono i dati costoro? Dagli stessi cacciatori? Qualora fosse verificato comunque un numero eccessivo di cinghiali presenti in quel territorio, riteniamo sia necessario procedere con il metodo della cattura, come viene fatto nelle Pinete di Ravenna o nel Parco Nazionale sull’Appennino.
Il perché è opportuno e necessario operare con le catture è semplice da capire: il luogo è frequentato da escursionisti a piedi e in bici e sparare a un cinghiale è un’attività che si fa con proiettili del peso fra i 20 e 40 grammi che raggiungono velocità di 450 metri al secondo (1600 km all’ora) e con una gittata (tiro) di molte centinaia di metri. Inoltre tutte le altre specie presenti sono disturbate dagli spari.

Ricordiamo alla Provincia che l’Oasi di Magliano è un SIC e prime fra tutti le istituzioni dovrebbero dimostrare e attuare interventi con la maggiore attenzione per l’ambiente.
Chiediamo quindi alla Provincia e in primo luogo al suo giovane neo Presidente Fratto, di sospendere ogni attività di sparo lungo le aste fluviali che sono gli unici corridoi ecologici rimasti nei territori antropizzati della pianura, in ragione del fatto che nel nostro territorio i fiumi sono anche interessati da molti chilometri di sentieri per escursioni che partono dal centro della città di Forlì e che le riduzioni delle eventuali sovrapopolazioni di cinghiali devono essere risolte col metodo della cattura».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena