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Sedutomi stamani ad un bar in piazza Saffi per un corroborante caffè, mi sono trovato ad ascoltare la conversazione di due altri avventori al tavolo vicino, uno dei quali concludeva alla fine: – Ma dai, facciamola una nostra lista elettorale, male che vada dovranno pur sempre ringraziarci e, se il ringraziamento alla fine è quello che a noi interessa, ci possiamo pur stare, ti pare?-
Disgustato da quelle parole, ho trangugiato il caffè, fissando, poi, il fondo della tazzina, mai potessi scorgervi un residuo per leggervi il futuro di questa povera Forlì e, complessivamente, di questa povera Italia, sempre più nelle mani di avventurieri e imbroglioni.

Camminando sotto i portici, mi tormentava il legame, così chiaro nelle parole dello sfrontato avventore, tra la formazione di una lista elettorale, il ringraziamento da parte dei beneficiari di questa stessa lista e, infine, la soddisfazione dell’interesse personale dei due stessi possibili promotori della nuova proposta elettorale: perfetto, il cerchio si chiudeva, delineando efficacemente il proverbiale “do ut des”, magari tessuto con elegante discrezione, ma pari nella sostanza alla più volgare pratica mafiosa o camorristica del voto di scambio.
Lo so, direte che esagero, che a Forlì non può succedere, però penso di dovermi preoccupare se in un bar un tizio, nemmeno preoccupato di vicine e sconosciute orecchie altrui, palesa apertamente propositi elettorali truffaldini!

Un truffatore è sempre radice di un male che può infestare la vita pubblica e politica, democratica e civile di una città onesta e laboriosa, quale la nostra Forlì.
Si corre il rischio che nelle liste fiancheggiatrici, salvagente del centrosinistra o rinforzo del centrodestra alle prossime amministrative, s’inserisca il raggiro, l’intrigo di chi, comunque, voglia ricavare un tornaconto soccorrendo l’asmatico, pericolante centrosinistra oppure accrescendo, oltre le previsioni, le chance di successo del centrodestra.
Le liste elettorali fiancheggiatrici, spesso camuffate come liste civiche autonome e critiche, sono, invece, perlopiù vincolate al sostegno acritico, collaborativo e interessato con le liste principali: unica finalità raschiare il fondo del barile elettorale per portare dall’una o dall’altra parte il voto degli indecisi, dei rassegnati, quello sbiadito dei delusi della sinistra, quello dei moderati più cauti verso la destra populista, perché no anche quello dei qualunquisti e dei nichilisti, ormai con una consolidata rottura degli zebedei nei confronti della politica locale e nazionale.

Liste civetta, perfettamente nella regola: numero di firme di sottoscrizione, programma politico non contrario ai principi democratici. Quale la finalità di una lista fiancheggiatrice di sinistra o di destra?
Nel primo caso quella di poter dire alla nomenclatura della sinistra locale “Ti ho salvato le chiappe”, scusate l’espressione sorboniana, tienine conto!”; nel secondo caso quella di poter dire “senza di me non ce l’avresti fatta, tienine conto!”.
Quindi un comune denominatore: il conto finale, forse un assessorato, forse la presidenza di un ente, forse un incarico nel sistema cooperativo, forse le redini del partito vittorioso.
Le vie dell’intrallazzo sono infinite!

Per evitare tutto questo ignobile mercato delle vacche occorre che il legislatore accresca l’entità delle firme di sottoscrizione di ogni lista, così da evitare liste di comodo e di scambio, soprattutto occorre che restringa il numero delle liste apparentabili.
“Ambarabà cicci cocò, tre civette sul comò! Purtroppo, le civette elettorali alle prossime amministrative saranno più di tre, comunque tutte pretestuose e di comodo.
Prevalga il buon senso, l’intelligenza, la scelta di tutti noi forlivesi.