Incidente bicicletta

«In questi anni, ci è stato raccontato come l’emergenza sicurezza fosse quella che danneggia la proprietà privata (e, solo in rari casi, le persone) mentre ci si accorge che una delle principali cause di morte nella nostra provincia è costituita dagli incidenti stradali, in particolare quelli che vedono coinvolti tra i più indifesi sulle strade, i ciclisti e i pedoni. Mentre il Comune di Forlì spende milioni di euro per ricoprire il territorio di sistemi di videosorveglianza, lo stillicidio di incidenti e di morti sulle strade non si arresta. Morti, feriti, incidenti ricorrenti. Quando i casi sono rari e sporadici, questi potrebbero essere addebitati a scorretti comportamenti individuali ma quando si ripetono con dinamiche spesso simili allora c’è un problema di sicurezza che attiene alla gestione della viabilità e della mobilità in città sulla quale si potrebbe e si dovrebbe intervenire per salvaguardare le vite umane. Stante ai dati DAS, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, la nostra provincia, è interessata da un sinistro ogni 994 abitanti che coinvolge i ciclisti, una delle più pericolose d’Italia, tuttavia questa “calamità” non è né oggetto di seria discussione né di adeguato intervento pubblico. Si prosegue, infatti, in esercizi di mera propaganda e ad inseguire tematiche securitarie le quali non affrontano la causa che maggiormente procura decessi al nostro territorio. Emerge, peraltro, che tanto le opere di messa in sicurezza dell’esistente quanto quelle dedicate alle infrastrutture in via di costruzione (rotatorie, strade, ecc.) garantiscono più la scorrevolezza delle auto, lo snellimento del traffico, che l’incolumità di pedoni e ciclisti.
Gli ambiti di intervento sarebbero svariati perché, oltre al ripensamento delle modalità di costruzione delle infrastrutture, molto c’è da fare sul fronte dell’educazione alla viabilità, della limitazione delle auto, dei percorsi intercomunali sicuri, della mobilità comunale che favorisca l’uso delle biciclette o dei mezzi pubblici anziché delle auto private. La domanda, infatti, a cui occorre rispondere non è come fare a spostare più auto possibili bensì come promuovere la mobilità sicura di più persone. Le soluzioni potrebbero essere diverse: dalle zone a bassa emissione (per esempio la zona C di Milano), alle zone 30, agli incentivi alle persone che inquinano di meno, ad un piano regolatore degli orari, ecc. L’obiezione che potrebbe essere mossa è che sono i fondi a latitare ma sappiamo quanto questo sia falso dati i tanti soldi spesi per l’installazione delle poco utili telecamere o dei parcheggi gratuiti nel centro storico. Ciò che, invece, davvero manca è la volontà politica di individuare soluzioni efficaci ai reali problemi con cui la città quotidianamente si misura e di scoraggiare l’insorgere di false emergenze a fronte di decessi “a causa della strada” in costante aumento».

Chiara Mancini Rifondazione Comunista Forlì