sgambatoi cani

«Che il cane sia entrato a tutti gli effetti a far parte del nucleo familiare dei forlivesi lo dicono i numeri. Dati chiari, eloquenti. Quelli di un’indagine condotta nel 2016 da Legambiente che per Forlì parla di 1 cane ogni 3,5 residenti registrato all’anagrafe canina. Ovvero il 30% circa dei nostri concittadini (circa 35mila forlivesi) convive col suo amato Fido. Ed è questo che rende la gestione del miglior amico dell’uomo un fenomeno, anche sociale. Nei canili in primis. Luoghi dove il cane andrebbe ospitato ed anche educato: cosa che, secondo quanto denunciato dall’Associazione volontari del canile di Forlì, attraverso i media, non accadrebbe nella struttura della nostra città, che terrebbe alcuni cani in “isolamento sociale senza la possibilità, per alcuni di loro, di interagire né con gli altri Fido, né con gli operatori oppure i volontari, e con un sistema meccanico di apertura esterno al box che azzera qualsiasi contatto con l’uomo”. Non solo, l’Associazione lamenta anche “la totale mancanza, in questi anni, di una figura professionale che supporti questi animali con percorsi di recupero comportamentale, necessari per aumentare il loro indice di adottabilità”. E critica il Comune per il solito, stancante, rimpallo burocratico che non avrebbe permesso loro, insieme ad un istruttore cinofilo, di avvicinare questi cani. Così, stanchi di questi assurdi, quanto incomprensibili, ostacoli, i volontari (che peraltro avevano presentato un progetto di recupero per questi animali, a costo zero per il Comune, e con figure professionali preparate come veterinari e istruttori cinofili) chiedono di essere ascoltati in Consiglio comunale, in una Commissione ad hoc convocata per discutere di questo delicato argomento.

Ebbene, al “silenzio” dell’amministrazione comunale a guida Pd, noi del M5S rispondiamo col “rumore” del fare. Ovvero con la proposta di un nuovo bando per l’affidamento (vista la scadenza a fine anno del contratto di gestione all’attuale Cooperativa), ma solo dopo le elezioni comunali del maggio 2019 lasciando, così, a chi governerà Forlì l’onere di redigerne le linee guida. E, come previsto dalla legge, con l’affidamento del canile ad associazioni animaliste e non, come nel caso attuale, ad una cooperativa con l’associazione relegata a posizione subordinata. Nel nuovo bando sarà inserita, anche, la necessaria presenza del veterinario comportamentalista e dell’educatore per valutare e gestire i cani problematici al fine di aumentarne l’indice di adottabilità. Sarà, ovviamente, interrotto l’isolamento sociale denunciato dai volontari e la struttura verrà, quindi, suddivisa in due parti: un canile sanitario di prima accoglienza con “zona quarantena” e, in separato spazio, un’ampia area adibita a “parco-canile” dove i cani possano vivere liberi in gruppo. Non solo, sarà richiesta una maggiore trasparenza dei bilanci di gestione del canile e tutti gli eventuali utili dovranno essere impiegati nel miglioramento delle condizioni dei cani e mirati ad incentivare la loro adozione oltre che per l’autofinanziamento della struttura. E, ancora, creazione di un cimitero comunale per gli animali domestici per dare sepoltura agli animali che vivono nelle famiglie forlivesi ed incremento del numero, oltre che della qualità, delle aree di sgambatura per cani e delle aree verdi dove è consentito il loro accesso, compresa una parte del Parco urbano. Infine, incentivi alle adozioni attraverso le spese veterinarie agevolate e realizzazione di un “gattile-sanitario” in grado di accogliere felini ammalati o incidentati».

Daniele Vergini e Simone Benini, consiglieri del M5S per il Comune di Forlì