M5S Cesena: prove tecniche di demenzialità

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È di ieri l’annuncio sul web (e di oggi sui quotidiani locali) da parte della consigliera comunale 5Stelle di Cesena Claudia Ceccaroni del nuovo regolamento per le elezioni amministrative del 2019. Regolamento che modifica uno dei principi fondanti del Movimento e cioè quello di potersi candidare anche se al di fuori del territorio comunale. Un scelta demenziale visto che da anni i tradizionali partiti si nascondono dietro liste civiche e comitati locali proprio perché ormai i cittadini li sentono lontani dal territorio, in cui spesso sono stati calati dall’alto candidati “sconosciuti”. E il M5S Cesena che fa? Segue la linea fallimentare dei partiti che ha garantito candidature ai trombati della politica, ai famosi e fatto scelte dall’alto, una linea politica che ha causato una sempre maggior disaffezione tra elettorato e partiti, oggi per questo moribondi.

Il fatto poi che proprio in base a questo distaccamento tra elettore e suo rappresentante, è prosperata a livello nazionale, la lista civica territoriale per antonomasia, e cioè il M5S, avalla l’illogicità di tale nuova scelta. Principi come l’incandidabilità dei condannati definitivi, il divieto per chi ha un incarico politico ancora in corso e il limite temporale dei due mandati, può piacere o no ma sono le radici politiche del M5S. Certo che tali principi offrono pro e contro e che ogni cittadino è libero di scegliere se e quale far pesare di più, condividendoli oppure no, ma è un fatto oggettivo che sono un loro segno distintivo rispetto ai partiti che li violano regolarmente. E per chi conosce le ragioni politiche di quei principi conoscerà pure l’unica essenza di quei precetti: il rispetto o meno di quelle regole stabilisce se il candidato sceglie di mettersi a servizio della politica o se invece crede che sia la politica a doversi mettere a servizio del candidato.

Slegare la candidabilità di un attivista dal territorio avvicina il Movimento ad un partito, se poi tale principio viene cambiato da una “commissioncina locale”, come raccontato dalla Ceccaroni, quando pochi mesi fa, alle elezioni nazionali tutti i candidati hanno mantenuto fede a questo principio, dimostra che qualcuno a Cesena soffre di disturbi bipolari di apprendimento. Molti parlamentari infatti, pur sapendo che in certi territori la sconfitta personale sarebbe stata inevitabile, ma i voti raccolti avrebbero contribuito comunque a rafforzare la quota proporzionale, hanno mantenuto fede a tale principio. Il legame diretto e perché no, coraggioso con i propri elettori si manifesta coi fatti. Ma pure la motivazione di tale scelta offerta dalla consigliera 5stelle a mio avviso è demenziale: in questo modo si allargano le competenze disponibili. Oltre al fatto che i laureati sono presenti anche a Cesena, ma quale miglior competenza si potrebbe avere se non quella di un attivista che ha già affrontato i problemi del Comune, magari già consigliere comunale da 5 anni, presente su un territorio che quindi conosce bene? Inoltre chi vieta ad un candidato sindaco di avvalersi poi di tecnici ed se servono di ingeneri spaziali tra gli attivisti? Davvero è necessaria a Cesena la trasmigrazione dei competenti da ogni dove?

La scelta poi dei potenziali candidati verrà vagliata, pensate un po’, da una commissione che sarà incaricata di giudicarli con un punteggio. Un filtro che s’intrapone quindi tra Movimento e candidati, come accade proprio nei partiti, mentre fino ad oggi il candidato del territorio era conosciuto personalmente ai banchetti, alle assemblee, incontrato, criticato ed attraverso le “comunarie” selezionato con il voto. La scelta era quindi fatta direttamente dai cittadini, senza filtri. Ma quello presentato ieri in conferenza stampa non è un cambiamento da poco. Ma anche questa scelta è stata motivata: la commissione sceglie a punteggio per garantire un consenso ampio che consentirà poi al candidato eletto un appoggio maggiore e sicuro dei consiglieri. Beh fino ad oggi il consenso era garantito dai voti degli attivisti, a cui il candidato poi doveva rispondere e solo a loro, tanto che i 5 stelle introdussero il Recall. Ma il cambiamento proposto ieri guarda chiaramente ad un sistema partitico che ha fallito e questo è politica demenziale. Ma c’è un fatto non da poco che non torna che i quotidiani riportano: la consigliera Claudia Ceccaroni afferma che il nuovo regolamento è stato votato in assemblea pubblica, ma sulla pagina Facebook dei 5stelle di Cesena viene smentita ogni sua azione politica sul caso. Sembrano già un partito!

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.