Il libro “L’uomo che catturava le stelle cadenti” di Manlio Monti

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È uscito dopo due anni di lavoro e di ricerca l’ultimo libro di Manlio MontiL’uomo che catturava le stelle cadenti“. “Il libro è arrivato in versione cartacea. Richiedetelo al vostro libraio, a Forlì per esempio al Mondadori Store o Feltrinelli in piazza, oppure acquistatelo on line nei vari siti di libri” ci spiega un euforico Monti.

Sinossi. “Markus non è più giovane ed ha un passato di cui nessuno parla mai, neppure lui, da quando si ritrova a vivere in un mondo chiamato “Perché No”, dove ogni cosa sembra possibile, anche viaggiare nel tempo. In questo luogo surreale dai contorni fiabeschi insieme a lui si muove una moltitudine di personaggi: bestie e umani bizzarri, come Tres Pies, l’uomo con tre gambe, suo grande amico. Ma Markus è amico di tutti, parla con tutti, soprattutto con gli animali e tutti gli vogliono bene perché lui li delizia raccontando le storie contenute nelle stelle cadenti. Storie di vita vera contenute nel nucleo delle stelle che Markus ha trovato il modo di catturare con delle apposite trappole costituite da cellulari modificati. Lui è lì per questo, questa è la sua unica ragione di vita. Così crede e ci crederà fino alla fine del viaggio che intraprende attraverso terre incognite e insidiose assieme all’amico Espinho, l’uomo che deve andare via, lontano, durante il quale, avventura dopo avventura, dubbi e domande cominciano ad affollargli la mente e alcune rivelazioni lo inducono a voler scoprire il perchè esista quella casa identica alla sua, aldilà di quel Fiume Gigante dalle acque limacciose, la cui corrente impetuosa rende invalicabile al punto che chiunque abbia tentato di attraversarlo non è mai più tornato. Questo suo ormai irrefrenabile proposito lo isola dal resto del mondo, un mondo che pian piano gli scivola dalle dita, ma lo assilla talmente che, incurante dei consigli degli amici, riesce caparbiamente a trovare il modo di passare sull’altra sponda e scoprire l’inevitabile risposta alle sue domande, ponendone contemporaneamente una, molto “pesante” al lettore: Tu come penseresti di trascorrere i tuoi ultimi anni di vita?“.

Ecco le prime recensioni.
“Un romanzo coinvolgente, commovente, struggente. Anzi più di un romanzo: è un cammino vero e proprio che l’autore compie assieme ai suoi personaggi e agli stessi lettori. Non ci si crede, all’inizio; ma come sempre accade nella grande narrativa, la trama cambia mentre viene scritta e mentre viene letta, quasi avesse vita propria e contemporaneamente la attingesse, la donasse, la creasse. Un ammiccamento al Paese delle Meraviglie, alle Mille e una Notte, alle tante Odissee in quello Spazio che gioca col Tempo. Un telescopio dal passato al futuro e viceversa, che si fa caleidoscopio del presente, un’avventura nel mondo esterno che è anche una via iniziatica dentro ognuno di noi: noi singoli individui, noi esseri viventi, noi parti – appartenenti e partecipi – di un mondo complesso e variegato che ci sfida ad essere altro e ad andare altrove. In un sottofondo di amarezza malinconica, emergono sentimenti ed emozioni potenti, che palesano pagina dopo pagina il loro diritto a ruoli protagonisti: la dolcezza, lo stupore, l’allegria, la folle semplicità di risposte sempre nuove e sempre valide a eterne domande che una risposta non ce l’hanno e nemmeno la pretendono. L’uguaglianza e la diversità, la vicinanza e la lontananza, paradossali compagne come la vita e la morte, che si alternano senza mai mescolarsi e senza mai separarsi. E l’amore, sì: grato e timido, confuso e torbido, impotente e prepotente, che tuttavia insiste come solo l’assoluto può fare in una realtà apparente e relativa. In tutto questo e tanto altro, L’UOMO CHE CATTURAVA LE STELLE CADENTI ci ricorda che quel tragitto dal cielo alla terra non è una caduta ma viceversa un anelito, una ricerca nel profondo che è già scoperta, se ci costringe a guardare in alto. Lasciandoci con il sorridente dubbio che il viaggio più autentico, quello verso casa, sia – perché no? – un viaggio di ritorno, più che di andata” (Sandra Zavatti).

Letto d’un fiato. Per me è l’unico modo di entrare in un libro, facendomi cacciare dalla parola fine, e dal senso di assenza che rimane dopo l’ultima pagina. Che in questo caso è forte, un risveglio dallo stato catatonico in cui ci si ritrova … chi lo ha letto sa che voglio dire, e chi lo leggerà capirà il perchè. Manlio Monti gioca con la trama, e ordisce effetti: per questo parlo di un tessuto incantato. Trama e ordito, ordito e trama… tesse ordendo ed intreccia tramando il suo disegno, che così cattura il fortunato lettore.
Creando un disegno damascato, dove ci si può perdere tra le sue volute le quali, viste da lontano, appaiono a volte semplici nel linguaggio e nell’azione, per poi complicarsi in mille rivoli, fiabeschi, filosofici o umoristici. Fintamente favolistici perfino, per chi sa intravederne la struttura piena, i riferimenti e le domande che poi scaturiscono dall’interno di ciascuno, dalla propria età ed esperienza.
E questa è la magia della letteratura, tessuta dall’autore. Si adatta al lettore, come morbido drappo, sostenendolo nel viaggio onirico come un tappeto volante. Nella fattura vi è già il disegno di dove stia portando il viaggiatore, la mappa che solo alla fine gli si svelerà completamente, a sorpresa. Avendola sempre avuta con sè, avvolta a sè, sotto di sè. Questo è l’incantesimo” (Pierfranco Grivet Brancot).

Manlio Monti ci ha abituato fin qui, nei suoi racconti, a luoghi tropicali, atmosfere bollenti, ritmi frenetici di una vita da lui realmente vissuta, facendoci assaporare con grande efficacia le emozioni che sulla pelle ha sentito nei suoi incontri e nelle sue scoperte. “L’uomo che catturava le stelle cadenti” è un libro completamente, piacevolmente diverso. Il linguaggio esplicito e fisico, tipico di Monti, lascia il posto ad una scrittura elegante e a tratti fiabesca, ricca di personaggi , umani ed animali, dai nomi improbabili, descritti tanto bene da farteli immaginare, calati in paesaggi così verosimili da diventare essi stessi protagonisti. Anche qui il viaggio, il desiderio di conoscere, le esperienze realmente vissute sono presenti, ma si fondono con qualcosa di più profondo ed intimo. Markus cattura le stelle cadenti e scoprendo le storie che esse contengono cerca dentro di se’, con la curiosità di un bambino, le risposte alle domande eterne che si pone l’uomo. Nelle avvincenti pagine lo spazio ed il tempo si fondono perdendo i contorni per lasciarci modo di fantasticare su una nostra eventuale vita parallela che contemporaneamente ci attira e ci spaventa….Proprio come l’ignoto intravisto sull’altra sponda del Fiume Gigante” (Lores Frignani).