san giacomo orchestra

Sabato 13 e domenica 14 ottobre torna, all’ex chiesa di San Giacomo in piazza Guido da Montefeltro a Forlì, il Forlì Open Music, festival che si è fin da subito distinto, non solo a livello nazionale, per la sua trasversalità rispetto a vari mondi musicali: intenzionalmente la musica della tradizione storica viene ad intrecciarsi con quella del presente, in un’azione progettuale dalla forte connotazione divulgativa.
Questa identità si sposerà nella edizione 2018 a un’altra connotazione forte, scegliendo come filo conduttore il tema del presente, inteso, nel linguaggio musicale, sia come “qui e ora” con tutte le varie declinazioni della composizione istantanea, sia come espressione del vivere oggi, attraverso opere scritte nel XX e XXI secolo, immerse nel contesto contemporaneo per essenza o tematiche.

Nella stupenda cornice di San Giacomo, luogo di identità cittadina per storia passata e utilizzo presente, la musica diviene soggetto primario di condivisione, e si costituisce quale fattore unificante spontaneo, grazie alla diversità dei linguaggi musicali proposti e alla varietà dei soggetti fruitori.
La scelta di valorizzare un luogo cittadino di pregio tramite un evento come F.O.M. rappresenta, quindi, un vero e proprio progetto civico che contempla l’arte sia in senso ideale, sia nella sua vocazione più concreta formativa e accomunante.
Il Forlì Open Music 2018 si aprirà con uno straordinario concerto a due pianoforti di Enrico Pace ed Igor Roma, due fuoriclasse di rilievo internazionale, raramente presenti con concerti in Italia, e con un repertorio sorprendente, di rarissimo ascolto, che spazia da Claude Debussy a Gustav Holst.
Enrico Pace è vincitore del primo premio al concorso pianistico internazionale Franz Liszt di Urtecht, svolge carriera solistica con alcune delle più prestigiose orchestre del mondo, come la Royal Orchestra del Concertgebow, la BBC Philarmonic Orchestra, l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, la MDR Sinfonieorchester di Lipsia, la Camerata Salzburg, l’Orchestra Filarmonica di Varsavia. La sua registrazione per la Decca delle Sonate di Beethoven per violino e pianoforte, insieme a Leonida Kavakos, ha ricevuto il Premio Abbiati della critica italiana.
Igor Roma, anch’egli vincitore del primo premio al concorso Liszt di Utrecht, svolge attività concertistica in tutto il mondo. Ha collaborato con prestigiose orchestre internazionali quali la Filarmonica di Rotterdam, la Filarmonica Olandese, la Amsterdam Sinfonietta, la Filarmonica di Arnhem, la Franz Liszt Chamber Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Bilbao, l’Orchestra Nazionale di Madrid, l’Orchestra Sinfonica di Stavanger, l’Orchestra Sinfonica Nazionale Irlandese, l’Orchestra Filarmonica Nazionale Ungherese, la Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano, la New World Symphony Orchestra di Miami Beach e l’Orchestra Filarmonica di Hong Kong.

A seguire salirà sul palco Irvine Arditti, universalmente riconosciuto come il più grande interprete vivente di musica contemporanea. Centinaia di composizioni per quartetto d’archi e per musica da camera sono state scritte per lui e per l’ensemble da lui creato, l’altrettanto famoso Arditti Quartet. Molte di queste opere hanno lasciato un segno nel repertorio del ventesimo secolo e hanno dato a Irvine Arditti un posto fisso nella storia della musica.
Le prime mondiali di compositori come Ades, Andriessen, Aperghis, Birtwistle, Britten, Cage, Carter, Denisov, Dufourt, Dusapin, Fedele, Ferneyhough, Francesconi, Gubaidulina, Guerrero, Harvey, Hosokawa, Kagel, Kurtag, Lachenmann, Ligeti, Maderna, Manoury, Nancarrow, Reynolds, Rihm, Scelsi, Sciarrino, Stockhausen, Xenakis e moltissimi altri, valgono più di qualsiasi descrizione della vastità ed ecletticità del repertorio di Arditti. Sterminata la discografia, che include attualmente più di 200 CD. L’archivio completo delle sue opere è ospitato dalla Fondazione Sacher di Basilea, in Svizzera.

La prima sera si chiuderà con i DKV, uno delle formazioni più famose ed eccitanti, composta da vere e proprie leggende del jazz attuale: Ken Vandermark, Hamid Drake e Kent Kessler, che, singolarmente, hanno ridisegnato le traiettorie della musica attuale e che assieme hanno dato una aurea mitologica a questo trio. Vandermark, vincitore del prestigioso MacArthur prize, è un gigante del sassofono ed è stato definito dalla critica statunitense “essenziale per chiunque sia interessato alla continua evoluzione della musica creativa”. Drake è una superstar della percussione jazz, avendo suonato con musicisti del calibro di Herbie Hancock, Wayne Shorter, Archie Shepp, Pharoah Sanders, Malachi Thompson, David Murray, Bill Laswell, Misha Mengelberg, Peter Brotzmann, William Parker e tantissimi altri.

Il giorno successivo vi sarà la bellissima esperienza dell’Open Day delle scuole musicali di Forlì, progetto che coinvolge e fonde in formazioni diverse gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Musicale Statale.
La ricerca di incroci non convenzionali non poteva non portare sul palco del FOM il meraviglioso duo Kyriakides & Moor, composto dal sempre avventuroso Andy Moor, noto sia per essere parte dei The Ex, Dog Faced Hermanns o Kletka Redsia e per le sue innumerevoli incursioni in spazi sempre nuovi come i recenti Lean Left, e da Yannis Kyriakides, compositore definito come “fondamentale della nostra epoca”, non solo nell’ambito della classica contemporanea, ma anche in quello delle arti visive e come esploratore di combinazioni di pratiche tradizionali con i media digitali. Sono accomunati anche da una urgenza espressiva che li ha portati a essere molto prolifici, seppur su traiettorie diverse tra loro, con migliaia di concerti e innumerevoli collaborazioni per Moor e oltre novanta composizioni per Kyriakides, che è anche direttore artistico dell’Ensemble MAE, docente al conservatorio de L’Aia, ecc.

Alle ore 18,15 ci sarà una formazione che si è guadagnata ormai il titolo di ‘leggendaria’, il trio australiano The Necks, che quest’anno festeggia i trent’anni di attività, composti da Chris Abrahams, Lloyd Swanton, Tony Buck. In un recente, lungo articolo comparso sul New York Times, lo scrittore Geoff Dyer li ha definiti “il più grande trio della terra”.
Il seguito e il culto di cui sono da tempo circondati sono giustificati dal risultato di un paziente e costante lavoro di ricerca che i tre musicisti hanno svolto a partire da una formula convenzionale, quella jazzistica del piano trio, che è stata, con tanto metodo quanto intuito, smontata e riassemblata fino a divenire tutt’altro dall’idea di partenza.

Per concludere sarà proposto l’evento che illuminerà questo Open Music, Open Border, un progetto appositamente commissionato in prima mondiale e in esclusiva, che vedrà sul palco due esponenti tra i più rilevanti della musica contemporanea, Gianni Trovalusci e Luigi Ceccarelli e due dei più noti esponenti della musica jazz attuale, Hamid Drake e Ken Vandermark, descritti sopra in qualità di membri dei DKV.
Trovalusci, flautista e performer, interprete di un centinaio di opere di autori contemporanei, come Sylvano Bussotti, Alvin Curran, Hubert Howe e tanti altri e ha tenuto concerti in tutti i luoghi più importanti in tutto il mondo, dal NYCEMF New York City Electroacoustic Music Festival all’Ars Electronica – BrucknerHaus Linz, dal Neue Alte Musik Colonia all’Estonian Music Days, Tallinn. Il suo tratto artistico lo ha portato a frequentare mostri sacri di diversi ambiti, come Roscoe Mitchell, che gli ha dedicato un brano per flauto solo a Fabrizio Ottaviucci, da Soo Yeon Lyuh a David Ryan.
Stella luminosa del panorama della musica contemporanea italiana, il percorso di Luigi Ceccarelli parte dal Conservatorio di Pesaro, dove si dedica alla composizione musicale con le tecnologie elettroacustiche. Alla fine degli anni ’70 incontra Achille Perilli e Lucia Latour, con i quali approfondisce il rapporto tra musica, arti visive e danza. Da allora la sua attività si svolge parallelamente sia nel campo della musica elettroacustica, sia nel teatro musicale, inteso nelle sue forme più disparate.
Ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti internazionali tra cui il premio OPUS del Conseil Québécois de la Musique, l’Euphonie d’Or al Concorso dell’IMEB di Bourges, il Premio UBU, premio della critica italiana dello spettacolo, per la prima volta assegnato a un musicista, l’Honorary Mention al concorso Ars Elettronica di Linz. Le sue opere sono state inoltre selezionate dall’International Computer Music Conference in sette diverse edizioni.