Sono continue le notizie inerenti all’attività di contrasto, agli arresti ed ai conseguenti procedimenti giudiziari nei confronti di coloro che coltivano o spacciano la cannabis. Da alcuni anni però una parte del mondo ha scelto di sostituire, a livello politico legislativo, l’approccio di puro contrasto con quello di gestione – controllo. E questo perché i dati inerenti al proibizionismo fino ad oggi attuato da molti paesi, ne dimostrano il fallimento. In base a questi nella passata legislatura, il 16 luglio 2015, un gruppo interparlamentare depositò un testo di legge che proponeva la legalizzazione delle droghe leggere a scopo ricreativo. La proposta di legge era stata sottoscritta da 218 parlamentari. Le firme un po’ da tutti gli schieramenti politici: PD, M5S, SEL, Misto ma anche Fi e Sc. Tale scelta era motivata da alcune considerazioni fattuali, ed avallate pure, pensate un po’, dalla Direzione Nazionale Antimafia che denunciò apertamente, a proposito dell’azione di contrasto della diffusione dei derivati della cannabis, «il totale fallimento dell’azione repressiva» e «la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi».

La DNA aggiunse pure che dirottare ulteriori risorse su questo fronte avrebbe ridotto l’efficacia dell’azione repressiva su «emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione eccetera» e sul «contrasto al traffico delle (letali) droghe “pesanti”». Incrociando i dati dei quantitativi sequestrati dalle forze dell’ordine con quelli dei dati del prezzo di vendita al dettaglio stimato (fonte Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri – relazione annuale al Parlamento 2014 ), si stimò che il mercato nero della cannabis e dei suoi derivati, nella più ottimistica delle ipotesi, supererebbe oggi i 15 miliardi di euro e, nella più pessimistica, supererebbe i 30. Un bel gruzzoletto su cui Stato potrebbe mettere le mani. La legalizzazione della cannabis, oltre a consentire un risparmio dei costi legati alla repressione penale e a riassorbire buona parte dei profitti criminali del mercato nero, genererebbe un gettito fiscale assolutamente consistente, considerando che, con una regolamentazione analoga a quella dei tabacchi –prevista proprio dalla suddetta proposta di legge – circa i tre quarti del prezzo di vendita dei prodotti sarebbero costituiti da componenti di natura fiscale. Parte di queste risorse potrebbero essere destinate ad interventi di natura preventiva e riabilitativa rivolti ai consumatori di droghe e ai tossicodipendenti, ma la parte più consistente potrebbe finanziare altri capitoli del bilancio pubblico.

Ma cosa prevedeva nel dettaglio la proposta di legge bipartisan? “I maggiorenni potranno detenere una modica quantità di cannabis per uso ricreativo: 15 grammi a casa, 5 grammi fuori casa. Divieto assoluto invece per i minorenni. La marijuana si potrà coltivare a casa (fino a un massimo di 5 piante), ma il raccolto non potrà essere venduto. Arrivano i Cannabis social club: agli over 18 residenti in Italia sarà consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro (fino a 50 membri). Regole precise anche per quanto riguarda la vendita: previa autorizzazione si potrà coltivarla e lavorarla e la vendita al dettaglio avverrà in negozi dedicati, forniti di licenza dei Monopoli. Vietate invece importazione ed esportazione. Il progetto di legge consente l’auto-coltivazione per fini terapeutici e saranno più semplici le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci a base di cannabis. Rimangono i divieti di fumo nei luoghi pubblici (compresi i parchi) e di guida se in stato di alterazione”.

Non dimentichiamoci che fino agli anni ’30 l’Italia era il secondo produttore mondiale per quantità e il primo per qualità. Poi arrivo il proibizionismo e la plastica. Oggi sono molti gli Stati che hanno deciso, sulla base di dati che dimostrano che gestire, regolamentare e controllare il fenomeno garantisce risultati di gran lunga migliori rispetto alle politiche di repressione. In Uruguay la cannabis si vende nelle farmacie, in 9 stati degli USA è legale per ogni utilizzo (vietata ai minori di 21 anni e tassata al 15%) ed in 29 per fini terapeutici. Il Canada è stato il primo stato membro del G7 a dichiarare la marijuana legale in tutto il suo territorio. Con la legalizzazione, il numero di minorenni che fumano marijuana diminuisce una volta che l’erba perde il fascino dell’illegalità. I dati degli stati come il Colorado e Washington, tra i primi ad intraprendere la via della legalizzazione, lo dimostrano. Ma anche, rimanendo in Europa, la vicina Olanda.

Un ulteriore capitolo per una completa riflessione riguarda poi, oltre gli importanti utilizzi medici, quelli industriali contrapposti all’industria petrolifera. Ma probabilmente lo scoglio politico più difficile da affrontare dai parlamentari, non è quello inerente a quale possa essere poi la risposta elettorale a tale scelta politica, ma quella di sottrarre di fatto enormi risorse alla criminalità organizzata. Questo nuovo governo però ha il dovere di riaffrontare il problema, soprattutto ora che M5S è il gruppo di gran lunga più numeroso in Parlamento, utilizzando i dati e i consigli di chi il fenomeno lo contrasta sul territorio (DNA) ma con un ulteriore motivazione: la possibilità di trovare risorse indispensabili alle politiche promesse ed al contempo ridurre i costi dell’improduttivo contrasto al consumo delle droghe leggere, che si stima riguardi, 4milioni di persone. Non è nel Programma? Il testo è già pronto, basta presentarlo, i politici poi voteranno ma… è ora di piantarla!