La stagione balneare 2018, intesa come il periodo di tempo in cui vengono effettuati i controlli per garantire la salute dei bagnanti, è compresa tra il 26 maggio ed il 30 settembre. Nelle 97 acque balneabili della costa romagnola, la balneazione è stata chiusa temporaneamente per motivi igienico sanitari in seguito ad analisi di routine sforanti i limiti di legge, 16 volte. Nel 75% dei casi è però stata chiusa il giorno in cui l’acqua era ritornata, analisi Arpae alla mano, idonea (nel 2017 fu l’87,5% delle volte). Nel restante 25% la balneazione è stata chiusa con acque ancora con valori oltre i limiti di legge perché l’inquinamento è durato oltre due giorni dal primo prelievo. Nel 100% dei casi la riapertura è avvenuta due giorni dopo il rientro dei valori limite. Dimostrata ancora una volta quindi, per come funziona oggi il servizio di monitoraggio, l’inefficienza del controllo microbiologico delle acque di balneazione a tutela della salute dei bagnanti. Controllo importante che impiega risorse pubbliche per personale qualificato, laboratori, per gli oltre 700 prelievi e le conseguenti analisi, imbarcazioni, sito web, dirigenti ed amministratori pubblici, tutti impiegati nel iter di tutela. Ma allo stato dei fatti, risulta inefficiente.

Due sono gli indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria ricercati nelle analisi di routine: gli Escherichia coli e gli Enterococchi intestinali. Lo sforamento più alto della stagione nell’intera Riviera romagnola è stato registrato a “Rimini – Foce Marecchia 50m S”: Eschierica coli 7270 (limite 500) Enterococchi intestinali 8164 (limite 200). Alle 16 chiusure temporanee della balneazione suddette, vanno aggiunte le chiusure della balneazione per 18 ore che scattano automaticamente all’apertura degli scolmatori fognari e che interessano 23 specchi d’acque romagnoli. Quest’estate sono state in totale 160. Record stagionale a “Cattolica Viale fiume” con 15 chiusure. Un dato importante: le chiusure sopraindicate riguardano solo l’apertura degli scolmatori fognari dei soli mesi estivi, ma gli sversamenti dei liquami in mare avviene ogni qualvolta piove abbondantemente, riguardano quindi 365 giorni l’anno, h24, ma il resto dell’anno non vengono registrati. La chiusura della balneazione più lunga della stagione è avvenuta in un ambiente naturale sottoposto a conservazione e a causa di un ingente sversamento di digestato in un corso d’acqua che ha poi interessato, scendendo a mare, gli specchi d’acqua protetti “Bassona –Foce Bevano Nord e Sud”. Balneazione chiusa dal 12 luglio al 3 agosto.

Non è certamente compito del giornalismo se e come rendere utile un servizio pubblico di tutela così importante è responsabilità della politica, ma ecco comunque alcuni punti su cui poter riflettere riguardo a questo servizio di tutela:
• Tolti gli specchi d’acqua in cui scattano già le misure di gestione preventive con la chiusura della balneazione non conseguente ad analisi sforanti ma all’apertura degli scolmatori fognari, restano una ventina di specchi d’acqua critici ( quelli con foci, canali e corsi d’acqua). Riducendo a solo queste acque di balneazione il controllo microbiologico e solo dopo le piogge si ridurrebbero del 90% i prelievi e quindi le analisi, personale qualificato, laboratori, imbarcazioni ecc. Un ingente risparmio di risorse ed al contempo la velocizzazione degli interventi di tutela quando necessario. È bene ricordare che le acque di 80 chilometri di costa, dati alla mano, non sono mai risultate inquinate perché lì l’inquinamento potrebbe arrivare solo se cadesse un aereo carico di soda caustica o al largo affondasse una petroliera. Anziché oltre 700 prelievi-analisi stagionali se ne farebbero 150. Togliere quindi le attuali date di prelievo prefissate ad inizio stagione, perché in quel modo si lascia alla sorte il recepimento degli inquinanti. Anche il mio gatto è a conoscenza che essendo le piogge attraverso i fiumi a trasportare a mare i liquami, sarebbe sufficiente fare i prelievi il giorno seguente le precipitazioni e solo in quella ventina di specchi d’acqua adiacenti fiumi e canali di scolo non interessati già da misure di gestione preventiva.
• Essendo la Bandiera blu non obbligatoria ma per la cui richiesta sono necessarie le analisi, i comuni che scelgono di avere tale vessillo provvederanno a pagarsi i campionamenti. Per la Bandiera (straccio) Verde dei Pediatri, le analisi non sono necessarie, infatti Rimini anche quest’anno l’ha conquistata. Introdurrei quindi la possibilità di vincerla con le patatine.
• Chiudere la balneazione sia a nord che a sud degli specchi d’acqua balneabili adiacenti le foci dopo lo sforamento, indipendentemente dal fatto che sia avvenuto solo in un lato. Vento e corrente possono cambiare durante il giorno di chiusura della balneazione e avviene quasi tutti i giorni. È una recente “scoperta” della NASA.
• Risolvere la fantozziana anomalia degli specchi d’acqua in cui durante la stagione si chiude la balneazione con misure preventive a causa dell’apertura degli scolmatori fognari, magari anche 10-15 volte, senza che poi tale fatto incida minimamente sulla classificazione della qualità delle acque, che l’anno seguente continua a venir classificata “Eccellente”. “Cattolica Viale fiume” docet.
•In ultimo, al fine di evitare la farsa e rendere concreto il passaggio finale ma determinante nella conclusione della procedura di tutela della salute dei bagnanti ed evitare comportamenti da farsa da parte di alcune amministrazioni comunali, vietare la possibilità da parte dei sindaci di affidare ai bagnini o ai loro dipendenti, l’incarico di posizionare in battigia, come da legge e da logica, i cartelli di chiusura della balneazione per avvisare le persone del pericolo igienico sanitario e lasciare a loro la scelta. Serve una divisa e non quella delle teste di cuoio, la Polizia Municipale per esempio.

Questi pochi cambiamenti ridurrebbero moltissimo il costo pubblico di un servizio, a mio avviso utilissimo, che però diventerebbe efficiente al 99%. Ma forse è proprio questo il problema, cercare inquinanti solo nelle acque balneabili ai lati dei fiumi e solo quando possono arrivare con le piogge, implicherebbe la chiusura della balneazione ogni volta che piove. La salute dei bagnanti sarebbe tutelata ma il danno d’immagine ed economico sarebbero immensi, oltre a sbatterci in faccia la realtà di una rete fognaria da mondo antico. Romagna Caput Mundi. Più facile mantenere un “baraccone” che spende tempo e risorse nel controllare acque indubitabilmente eccellenti, in giornate a caso (zz), con la conseguenza di determinare poi quelle poche criticità ambientali che minano la salute pubblica solo 48 ore dopo, a pericolo cessato. Chapeau!