Quercia

I resti di uno dei simboli storico-ambientali di Forlì, la quercia secolare dietro Villa Saffi, in via Firenze, a San Varano, giacciono dimenticati da più di un anno in un’area recintata alla periferia della nostra città. Visibili ad occhio nudo da chiunque. A testimonianza muta e perenne dell’insensibilità di un’amministrazione comunale che non provvede a tutelare i propri beni e abbandona all’incuria e all’oblio i propri gioielli, che siano ambientali – culturali, come in questo caso, o archeologico-architettonici, come per il caso del ponte dei Morattini, dai noi stessi già denunciato”: è il commento di Fabrizio Ragni, capogruppo comunale di Forza Italia a Forlì e coordinatore provinciale degli azzurri.
La quercia secolare di Villa Saffi è stata squarciata dall’eccezionale fortunale dell’agosto di un anno fa che con raffiche di vento a più di 130 km all’ora aveva abbattuto nell’estate del 2017 centinaia di alberi nelle principali arterie della nostra città.
A pochi passi da questi tronchi e rami abbandonati, che nonostante la recinzione convivono pericolosamente con il parco dei bambini ritagliato nell’area verde aperta al pubblico, c’è un’altra pianta mai o mal potata che ostruisce il passaggio di chi utilizza la pista ciclabile di via Firenze: un grave disagio già segnalato dai cittadini al Comune che a tutt’oggi non è ancora intervenuto”: commenta Fabrizio Ragni.
La quercia secolare spezzata dal maltempo era l’albero dove trovava ispirazione e riparo dalla canicola estiva il Triunviro e patriota risorgimentale Aurelio Saffi, uno dei forlivesi più importanti di sempre.
La storica quercia “prediletta dal Maestro” era la didascalia di una cartolina nel 1921 che raffigurava l’indimenticato ‘patriarca’ verde di Forlì, in occasione dell’inaugurazione della statua di Aurelio Saffi al centro della piazza che oggi porta il suo nome all’epoca si chiamava piazza Maggiore.
La quercia secolare di Villa Saffi rappresentava a tutti gli effetti una parte importante della storia e della cultura della nostra città e per anni è stato il simbolo, un luogo di approdo e di ritrovo per i forlivesi in cerca di poesia e di riparo. Oggi, è un albero di proprietà del Comune di Forlì ridotto ad un tronco squarciato (fra i suoi rami un lampione divelto mai rimosso!) che giace inerme e abbandonato a se stesso, nella grande area verde alle spalle di Villa Saffi, l’antica residenza della famiglia Saffi, trasformata in casa-museo di proprietà del Comune di Forlì. Dunque, tocca all’amministrazione comunale spiegare i motivi di questa situazione di abbandono e di pericolosità nell’attigua pista ciclabile. Noi continuiamo a ritenere che per i resti della storica quercia si doveva garantire una cura ed un riguardo pari alla testimonianza storica che il nome di Saffi rappresenta e qualifica in Italia e nel mondo la nostra città”: spiega Fabrizio Ragni, che auspica l’apertura di un dibattito in città per valorizzare meglio ciò che resta di questa storica farnia decapitata dal maltempo, “ammesso che non si possa rimuovere per vincoli superiori, come valorizzarne al meglio i resti della quercia secolare di Villa Saffi? Certamente, la risposta non è quella offertaci dal Comune”: conclude Ragni.