Mezzacapo (Lega): “L’agonia della Giunta di Forlì”

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La Giunta di Forlì ha mollato: demotivata e stanca sembra solo pensare ai grattacapi giudiziari e ai pasticci da rimediare piuttosto che pensare alla città. L’assessore allo Sport Sara Samorì non ha nemmeno partecipato all’ultimo consiglio dove era in programma la discussione sul PalaGalassi. Avrebbe dovuto chiarire e rispondere a un ordine del giorno presentato dalla Lega e firmato dal resto dei consiglieri di opposizione, ma non si è vista. Una mancanza di rispetto nei confronti dell’assise, ma soprattutto dei cittadini ai quali deve dare conto”. È infuriato il consigliere comunale della Lega Daniele Mezzacapo che da 70 giorni aveva chiesto chiarimenti sulla gestione del palazzetto dello Sport. “Per questo, temo che ci sia un altro ‘papocchio’ di quelli – dice Mezzacapo – che ci ha abituati l’amministrazione comunale di Forlì. Dal Caso di Giovanna Prati assunta senza titoli, alla inquietante vicenda di Livia Tellus con il sindaco Drei accusato di abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale per la vicenda degli emolumenti degli amministratori di Livia Tellus, la Holding delle partecipate dei 15 Comuni del Forlivese, arrivando all’incarico che ha coinvolto l’altro assessore, Francesca Gardini, in cui l’Ente senza nemmeno un briciolo di reputazione pare abbia tranquillamente affidato un incarico alla sua cognata architetto. Ma ai cittadini, mi chiedo – va bene così? Un sindaco sotto processo con l’accusa di gravi reati, un’assunzione non regolare, e un incarico molto oneroso e molto sospetto alla cognata dell’assessore Gardini dovrebbero bastare perché questa gente avesse il buon senso di dimettersi. Invece hanno persino il coraggio di parlare di macchina del fango messa in moto dall’opposizione. Del resto – conclude Mezzacapo – lo avevamo capito subito che strada aveva preso questa amministrazione quando era scoppiato il caso, molto grave, dell’allora vice-sindaco Veronica Zanetti indagata per il bando del Verde, un’operazione milionaria che secondo le accuse andava a premiare i soliti amici degli amici e che costrinse Drei a revocare le nomine per poi, dopo una giravolta, rimettere quasi tutti al loro posto. Di qui al voto, se non si dimettono, sarà un’agonia.