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Il 3 settembre, lungo la costa, sono stati effettuati i prelievi nelle acque di balneazione per le quali è prevista una maggiore frequenza di campionamento: si tratta delle acque classificate scarse o sufficienti (come previsto nella D.G.R. 627 del 02/05/2018). I risultati hanno evidenziato il superamento dei limiti normativi per l’acqua di balneazione denominata “Riccione – Foce Marano 50m S”. Le non conformità rilevate hanno riguardato entrambi i parametri microbiologici ricercati (Echierica coli ed Enterococchi) ed è stato di conseguenza disposto il divieto temporaneo di balneazione con ordinanza sindacale. Il giorno seguente, nuove analisi hanno mostrato il rientro di tali paramenti e la conseguente riapertura della balneazione. Ecco che però due giorni dopo accade un fatto singolare: il 6 settembre, su richiesta del Comune, è stato chiesto ad Arpae di effettuare un campionamento sostitutivo (è una possibilità prevista dalla legge art. 6. Comma 5 del D.Lgs 116/2008). Chiariamo innanzi tutto ai cittadini questa legittima ma esilarante opportunità: i campioni prelevati durante l’inquinamento di breve durata possono non essere presi in considerazione al termine di ciascuna stagione balneare, ai fini della valutazione della qualità dell’acqua e sostituiti da un altro campione chiamato infatti sostitutivo. Ma la legge impone pure che i campioni sostitutivi siano prelevati secondo una modalità precisa: “Se è necessario sostituire un campione scartato, deve essere prelevato un campione aggiuntivo 7 giorni dopo la conclusione dell’inquinamento di breve durata”.

È evidente a tutti che un prelievo lontano 7 giorni dal precedente sforante i limiti, garantisce maggiori probabilità di ottenere un risultato idoneo. Bene, l’obiettivo della legge è quello. Invece è stato effettuato 24 ore dopo. Il risultato, per chi ha cuore la salute dei bagnanti deve essere comunque ben accetto, visto che la balneazione era stata riaperta, ma è stato quello di ottenere un ulteriore sforamento dei limiti di legge che ha obbligato nuovamente il Comune ad emettere una nuova ordinanza sindacale di chiusura temporanea della balneazione. Sarà quindi inevitabile che anche l’estate prossima, la qualità dell’acqua sarà classificata, per il terzo anno consecutivo, “scarsa”. Dopo 5 la balneazione diventa difficilmente concedibile.

È bene infatti ricordare a tutti, che in questi due ultimi anni, la balneazione a Marano sud è stata concessa dalla Regione “in deroga”: infatti ai sensi dell’art.8, c. 4, lett. a, punto 3 del D.Lgs. 116/2008, le acque con classificazione “sufficiente” o “scarsa”, obbligano i Comuni a presentare in Regione, al fine di poter continuare ad avere la balneabilità, misure di risanamento. Misure di risanamento che, dati Arpae alla mano, continuano anno dopo anno a dimostrarsi inefficaci. Ecco comunque quelle presentate in Regione dal Comune di Riccione quest’anno:
● la realizzazione di una vasca di accumulo/equalizzazione/laminazione intesta all’impianto di depurazione cittadino che permette una migliore gestione dei flussi in entrata, evitando di aprire il by-pass del depuratore verso il torrente Marano;
● lo sfalcio delle canne infestanti e controllo degli scarichi presenti nella parte terminale del torrente Marano;
● il raddrizzamento della foce del torrente Marano per migliorare il deflusso ed il battente idraulico e migliorare il mescolamento delle acque dolci e salate alla foce;
● il controllo degli animali che possono influenzare negativamente la qualità delle acque;
● la previsione di controlli di qualità batteriologica per tutto il periodo estivo per intensificare e mirare ulteriori azioni di prevenzione come già avvenuto nel 2017.

Tenuto conto delle misure realizzate, la Regione, ai sensi, dell’art. 2 c. 7 del D.M. 30/03/2010, ha ritenuto idonea alla balneazione la suddetta acqua per la stagione balneare 2018.
Due righe però su questa legge vanno dette: la possibilità di sostituire i dati fuori norma inerenti parametri microbiologici a tutela della salute pubblica con altri idonei per avere una classificazione della qualità delle acque migliore, è una legge pietosa ed indegna di un paese civile.

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.