“In punta di penna”: incontro con Andrea Pari

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Venerdì 21 settembre, alle ore 20,45 a Meldola, nell’Arena Hesperia (sala Punto Informazione Turistica in caso di maltempo) l’APS parolefatteamano ospiterà, Andrea Pari, autore del libro “La tribù di Falàsch”. L’iniziativa è in collaborazione con la biblioteca comunale di Meldola ed ha il patrocinio del Comune. Aprono la serata l’assessora alla Cultura Cristina Bacchi e Loretta Buda dell’APS parolefattamano.

Una narrazione, quella di Pari, che si aggiunge alle tante storie raccontate, raccolte e conservate nella mnemoteca della biblioteca comunale di Meldola” precisa Ermes Fuzzi, presidente dell’APS parolefatteamano e prosegue “una storia che descrive, però, un territorio diverso dalle ambientazioni fino ad oggi raffigurate dalle testimonianze raccolte dai nostri Biografi”. Nel libro si parla della spiaggia le “Due Bocche”: definita da Renato Pedretti, nel 1930, “un luogo dove la Rigossa ed il Rubicone si congiungono in una sola foce che sbocca nell’Adriatico (…). Non un capanno, non un così detto villino dominano la larga estensione di spiaggia infuocata che è “Le Due Bocche”. Non esistono case, né capanni. Solamente a brevi distanze crescono arditi, a gruppi, i tamerici e le rubinie (…).

L’incontro con l’autore sarà l’occasione per ascoltare la storia dei primi abitanti della foce del Rubicone seguendo il disegno di uno scenario antico nel quale si muovevano persone abituate a non lasciarsi intimorire dalle difficoltà della vita. Una distesa arida dove vivevano poche famiglie che per affrontare l’inverno contavano sulla generosità del fiume che depositava sulla spiaggia il “falasco”, la legna trascinata a riva da burrasche e fumane. La vitalità del gruppo, che si era insediato in quel lembo di terra denominato appunto le “Due Bocche”, venne consolidata dalla necessità di sopravvivere ai disagi che la povertà e la guerra imponevano e dalla volontà di progredire verso un futuro di rinascita che ben presto ebbe un nome: Gatteo Mare. Una ripresa economica che fece esclamare ad uno degli anziani testimoni, Berto ad Nùfar. Proprio da quel “C’era una volta” l’autore inizierà a raccontare, per infine giungere ad un lieto fine che non ha bisogno di essere narrato perché “la piccola località sulla Riviera Romagnola che ospita centinaia di turisti nella bella stagione” oggi è visibile a tutti.