Avolio (Lega): “Unione di Comuni della Romagna Forlivese, è ora di staccare la spina”

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È un progetto fallimentare arrivato a fine corsa: tenere in piedi questa situazione è accanimento terapeutico. L’abbiamo denunciato a più riprese ma il nostro appello è sempre rimasto inascoltato: l’Unione di Comuni della Romagna Forlivese così come concepita ha creato più disagi che opportunità, più disservizi che risparmi”. Così il rappresentante della Lega in consiglio comunale di Forlì, Daniele Avolio, che alla vigilia della riunione di consiglio dell’Unione alza nuovamente l’attenzione sulle reali condizioni in cui versa l’ente di secondo livello.
Torniamo nuovamente a denunciare – prosegue Avolio – il problema dell’ufficio notifiche e diciamo ancora una volta che l’Unione di Comuni della Romagna Forlivese va riordinata o smantellata. Contando che l’Unione Forlivese era nata con l’intento di raggiungere obiettivi ambiziosi come l’efficienza, l’efficacia dei servizi erogati ai cittadini e il risparmio delle risorse, possiamo tranquillamente dire di stare assistendo ad un fallimento. Sarebbe ora di staccare la spina prima che qualcuno ci accusi di accanimento terapeutico. L’Unione nei fatti ha infatti dimostrato la propria incapacità di raggiungere proprio quegli scopi per cui era stata costituita, anzi è riuscita a fare anche di più, peggiorando la qualità dei servizi per i cittadini”.
Gli stessi dipendenti dell’Unione denunciano ormai quotidianamente il forte disagio di dover gestire situazioni al limite, di sobbarcarsi responsabilità, mole di lavoro, incarichi, competenze che in realtà non gli apparterrebbero: il tutto per cercare di limitare i danni nei confronti dei cittadini e per dare, per quanto ancora possibile, una parvenza di normalità ad un servizio pubblico che può definirsi in molti modi ma di certo non “normale”.
La carenza di organico coinvolge tutti i livelli dell’Unione, fino a toccare anche la Polizia Municipale che è arrivata ad avere 70 operatori in meno rispetto a quelli previsti dalla legge regionale. Il problema non si circoscrive a questo. Gli stessi lavoratori si trovano ad operare senza un’organizzazione del lavoro, senza dirigenti (a differenza delle Unioni di Cesena e Faenza ad esempio dove sono state effettuate delle assunzioni). Non esiste un mansionario così non vengono rispettati diversi punti inseriti, invece, nei singoli contratti di lavoro dei dipendenti“.
Pare d’intendere che ci siano tutti gli estremi per valutare anche serie azioni legali”, conclude Avolio che esorta a prendere una posizione chiara: “È il caso quindi di intervenire rapidamente e in maniera concreta. O si decide di portare avanti l’esperienza fino alla scadenza del protocollo d’intesa per poi lasciare ad ogni Comune di decidere autonomamente, peraltro rispettando in questo modo lo stesso protocollo d’intenti sottoscritto nella fase attuativa, oppure si stacchi la spina. Si badi bene: se si intendesse prolungare la vita dell’Unione, si metta immediatamente in conto di implementare gli organici per dare modo di rispettare gli impegni senza gravare sempre sui funzionari lasciati soli ad affrontare le emergenze e le difficoltà archiviando una volta per tutte l’esperienza fallimentare di una sinistra che ha prodotto soltanto disastri e clientele”.