“Anima e Coraggio”: l’autobiografia del professore Dino Amadori a Villa Carpena

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Nuovo appuntamento con “Anima e Coraggio”, l’autobiografia professionale del professore Dino Amadori. Il presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo e Direttore Scientifico Emerito Irst Irccs sarà dalle ore 20,30 di mercoledì 12 settembre al Circolo Tennis di Villa Carpena per parlare di passato, presente e futuro della lotta contro il cancro. L’evento si preannuncia speciale in quanto, per l’occasione, accanto a lui sarà sul palco anche il figlio del grande oncologo, Andrea, anch’egli medico: una presenza che aggiungerà sicuramente inediti risvolti e sfaccettature maggiormente personali al racconto di Amadori. A completare il quadro degli ospiti l’avvocato Salvatore Lombardo: amico di vecchia data dell’autore, è anche tra i fondatori dell’Istituto Oncologico Romagnolo, di cui è stato il primissimo presidente.
La serata, ovviamente aperta a tutti coloro che vorranno partecipare, non si limiterà alla semplice presentazione dell’autobiografia: prima che prendano la parola i protagonisti è prevista anche una cena di beneficenza con menù completo al costo di 20 euro (gradita la prenotazione al numero 0543.402344). Il ricavato dell’evento, così come quello della vendita dell’autobiografia, verrà utilizzato a sostegno della ricerca scientifica e dei servizi di assistenza gratuita dei pazienti oncologici della Romagna che lo Ior porta avanti dal 1979. Al termine della serata, Dino Amadori rimarrà come di consueto a disposizione di tutti coloro che vorranno una dedica personale sulla propria copia del libro.
Il titolo rispecchia le caratteristiche che si devono avere quando si intraprende una lotta contro quella che ritengo possa essere definita come la malattia più grave che l’umanità abbia dovuto affrontare e che dovrà affrontare – ha spiegato Dino Amadori  – ci vuole coraggio, perché non è detto che questa lotta porti a grandi soddisfazioni, e ci vuole anima perché si tratta di condividere coi pazienti dei problemi molto rilevanti e toccanti emotivamente. Mia madre mi chiedeva sempre cosa volessi fare da grande: io le rispondevo che volevo fare il papa, perché ascoltavo alla radio i suoi messaggi e mi sembrava avesse sempre molto da dire. Ma lei, che era una cattolica anti-clericale, mi diceva che i papi erano tutti vecchi e, una volta eletti, poi morivano presto. Così mi focalizzai su ‘quel brutto male lì’: sì, perché nel nostro paesino si faceva menzione di altre patologie mortali, quali l’infarto, ma il cancro si aveva paura persino di nominarlo, sia quando qualcuno si ammalava, sia quando ne moriva. Era come un lutto pre e post mortem”.