Sono appena usciti gli aggiornamenti con i dati 2017 sulle acque marino-costiere redatti da Arpae. Da 30 anni l’agenzia regionale per la protezione ambientale effettua un prezioso monitoraggio delle acque attraverso prelievi ed analisi accurate al fine di offrire un quadro preciso della situazione. Un lavoro certosino e utile a conoscere nel dettaglio la situazione dell’ambiente marino e delle sue acque. Una grande macchina di controllo che mette a disposizione della comunità competenze professionali, laboratori ed imbarcazioni a tutela della salute pubblica, di quella del mare e di conseguenza dell’economia turistica romagnola. Le risposte sono pubbliche, chiare e comprensibili a tutti:
In lieve miglioramento le condizioni trofiche degli ultimi venti anni. Diminuiscono le componenti fosfatiche; nell’area settentrionale crescono le componenti azotate, che calano invece nel resto dell’area costiera”.

Per i non addetti ai lavori, in biologia le condizioni trofiche, riguardano la nutrizione, per intenderci le famose sostanze nutrienti che finiscono in mare e aumentano la proliferazione algale. Quello dell’eutrofizzazione, per chi non lo sapesse è un fenomeno inquinante e si manifesta con l’eccessivo accrescimento degli organismi vegetali. Si ha per effetto della presenza nell’ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto, fosforo o zolfo, provenienti da fonti antropiche (come i fertilizzanti, alcuni tipi di detersivi, le acque reflue di origine domestica o industriale), e causa il conseguente degrado dell’ambiente divenuto asfittico. Non a caso il report pone l’anossia come una delle criticità ambientali nella fascia costiera soprattutto centro-settentrionale (dove s’immette il fiume Po):
La fascia costiera centro-settentrionale è quella maggiormente interessata da condizioni di carenza (ipossia) o assenza (anossia) di ossigeno disciolto nelle acque di fondo. Per l’anno 2017 il periodo più critico è stato riscontrato ad ottobre”.

Confermato quindi dal report che riguardo l’eutrofizzazione delle acque marine, la situazione resta problematica:
La situazione qualitativa delle acque marino costiere presenta elementi di criticità legati allo sviluppo di fenomeni eutrofici che, seppure con intensità e persistenza ridotte rispetto agli anni 70 e 80, sviluppano stati distrofici. Nonostante il lieve miglioramento delle condizioni trofiche negli ultimi venti anni, è necessario perseguire nelle azioni di risanamento (riduzione carichi N e P) a scala di bacino”.

E quali sono le cause?
Sulla qualità ambientale del mare rimane forte sia l’incidenza degli apporti bacino costieri, sia delle fluttuazioni meteoclimatiche. L’attività trentennale di controllo e monitoraggio delle acque marino costiere dell’Emilia-Romagna ha permesso di conoscere non solo l’evoluzione dello stato qualitativo, ma anche l’efficacia delle azioni di risanamento mirate alla mitigazione del fenomeno eutrofizzazione. Detto fenomeno rappresenta, a tutt’oggi, il principale problema ambientale dell’Adriatico centro nord-occidentale”.

Riguardo all’efficacia delle azioni intraprese, il report Arpae lascia pochi dubbi. Quello degli inquinanti in mare e della conseguente eutrofizzazione resta il problema principale del “nostro” mare. Il fatto che oggi, in seguito alle piogge di ieri, 14 specchi d’acqua della provincia di Rimini, siano chiuse temporaneamente alla balneazione per motivi igienico sanitari è esplicativo ma non dovrebbe farci commettere l’errore di circostanziare il problema solo a quella zona, i cui scolmatori fognari riversano in mare i liquami. Perché là dove gli scolmatori lo fanno nei canali ma a decine di km dalla costa ( tipo Forlì nel fiume Ronco che poi sfocia a Lido Adriano – Lidi di Dante o Cesena nel fiume Savio o San Marino nel torrente Marano ecc. ecc.) gli specchi balneabili interessati non vengono chiusi, ma l’apporto inquinante è lo stesso.

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