Forli-Calcio

DA SEGNARE, RICORDARE E RACCONTARE

Alcuni potrebbero conoscerle, altri, magari i più giovani, ancora non ne hanno mai sentito parlare. Sono cinque curiosità bellissime che riguardano la nostra squadra del cuore. Piccole storie e grandi aneddoti dei galletti di Forlì che molto probabilmente non ci stancheremmo mai di raccontare.

LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI

In quegli anni non esistevano ancora siti di pronostici Serie B come Sportytrader online, altrimenti il Forlì ne avrebbe fatto parte, sicuramente. Era il 1946/47. Anni difficili per tutti, per un’Italia che usciva logora e consunta dalla guerra. Ma il calcio, si sa, riesce a restituire sorrisi, speranze e voglia di vivere. E succede esattamente questo, anche a Forlì. I biancorossi regalano alla città una delle stagioni più entusiasmanti della propria storia, in quella che tutti, in gergo, chiamano serie cadetta: la Serie B. Il Forlì ne fa parte, per la prima volta, per l’unica volta. C’è il presidente Armando Bendi. C’è l’allenatore, Umberto Zanolla che guida l’undici romagnolo nel difficile torneo. Ci sono alcuni giocatori piuttosto conosciuti in quegli anni: il portiere Fausto Tarlao, i difensori Sergio Da Costa ed Afro Canali, i centrocampisti Elvezio Ortali, Libero Zattoni e Roberto Ronconi. Il campionato è difficile. Regala sorrisi e dolori. I biancorossi arrivano al terz’ultimo posto con 31 punti in 40 gare giocate: 10 vittorie, 11 pareggi e 19 sconfitte. È retrocessione, ma il Forlì imprime il suo nome nel suo palmares e in tutti gli almanacchi calcistici.

CORREVA L’ANNO…

Facciamo un passo indietro e scopriamo come si arriva a quello che abbiamo appena raccontato. Torniamo indietro di venticinque anni, fino al 1919. Per molti è un anno come tanti. Per i forlivesi è una data da ricordare in eterno. Dalla fusione dell’Unione Studentesca e dell’Unione Calcio Romagnolo nasce il Forlì Football Club. La prima stagione (1919/20) si disputa in Terza Categoria e arriva subito una finale, persa purtroppo contro l’US Mantovana che le vale l’ammissione in Promozione. Il “teatro” delle gare biancorosse è il Campo Ustrin ma nel 1925 si cambia scenario e si passa all’attuale “Tullio Morgagni”, stadio di cui parleremo a breve con un altro aneddoto che forse non proprio tutti conoscono.

UN NOME IMPRESSO NELLA STORIA

Tullio Morgagni, dicevamo. Giornalista e dirigente sportivo italiano. Nasce ovviamente a Forlì nel 1881 e a lui viene intitolato lo stadio dove il Club gioca le sue gare casalinghe. Un nome come tanti? Un giornalista come tanti? Niente affatto. Il nome di Tullio è legato a doppio nodo non solo alla sua città di origine a allo stadio dei Galletti ma anche ad una delle manifestazioni sportive più famose e seguite nel mondo. Stiamo parlando del Giro d’Italia di ciclismo. Tullio Morgagni è stato esattamente l’ideatore della gara ciclistica che si corre una volta all’anno per tutto lo Stivale e che regala momenti di competizione adrenalinica e sfide all’ultimo tornante, Un nome impresso nella storia, di cui tutti i forlivesi ne vanno fieri, ne siamo convinti.

I RECORD DEL FORLI’

Esistono essenzialmente due tipi di record. Alcuni assolutamente deliziosi da citare. Altri meno piacevoli da ricordare. Ovviamente i primi riguardano le vittorie, i momenti di gloria, i traguardi indelebili. I secondi parlano di retrocessioni amare e cadute nelle serie inferiori. La storia del Forlì è costellata di momenti di festa e momenti bui nel corso dei suoi ben novantanove anni di vita. Ripercorriamo entrambi partendo dai primi posti. Il Club nella sua storia ha collezionato per 10 volte il primo posto nel torneo di appartenenza, a partire dalla prima storica vittoria del campionato nel 1924 per arrivare all’ultima nel 2011/12. Le retrocessioni? Sono 9, l’ultima abbastanza recente, nel 2014/15.

QUELLA NOTTE CONTRO I “DIAVOLI”

Chiudiamo con un amarcord che nessuno non può conoscere. È la stagione 1994/95: si compie una delle avventure più belle tra le squadre di Serie C in Italia. Il Forlì di Franco Bonavita è indiavolato e abbatte tutti gli ostacoli che trova sulla sua strada, anche formazioni di serie superiore come Foggia e Piacenza. Agli ottavi incontrala corazzata di un certo Fabio Capello: il Milan. È il 25 ottobre 1995: in 25.000 invadono il Manuzzi di Cesena per vedere i biancorossi che non possono giocare al Morgagni. In campo c’è gente del calibro di Baresi, Maldini, Savicevic e Di Canio. La resistenza dei biancorossi è stoica: la squadra si arrende al 38′ e subisce il primo gol dei rossoneri. La gara termina 2-0 per i “diavoli”, ma gli indiavolati, lo sappiamo bene, in quella Coppa Italia vestirono una maglia diversa: quella biancorossa del Forlì.