Perchè a Lega, FdI e parte del M5S dà fastidio la legge Mancino

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È molto semplice: collega al fascismo il razzismo e altri atteggiamenti discriminatori verso minoranze, ecc. Giustamente, perchè il fascismo è stato l’unico regime nella storia d’Italia (finora) a costruire un sistema di differenziazione dei diritti di cittadinanza su base razziale. E non dimentichiamo che l’apologia di regime, attraverso la ricostituzione del partito fascista, è esplicitamente sanzionata dalla Costituzione nelle disposizioni transitorie e finali. Dunque, saldare razzismo e fascismo significa rafforzare la natura egualitaria della nostra carta fondamentale, che vede solo persone, senza distinzioni. È bene ricordarlo anche a molti parlamentari che la Costituzione, dal primo all’ultimo articolo, non l’hanno mai letta (nonostante i 13.000 euro mensili)!

Gott mit uns

“Dio è con noi”. Lo si leggeva sulla fibbia dei cinturoni dell’esercito tedesco, durante l’ultima guerra. Ne ho visto un esemplare nel piccolo ma bellissimo museo di Montecreto, nell’alta valle del Frignano, qualche giorno fa. Era stato riusato da un partigiano, che aveva abraso la svastica, ma lasciato il motto (non si sa mai…). Mi è venuto in mente quel regime razzista, che predicava il rispetto di Dio, ma solo per gli ariani. Anche oggi c’è la Chiesa di Francesco, che guarda alle persone – come è scritto nel Vangelo -, e quella di Salvini, che piace anche (perchè negarlo?) a molti sacerdoti, a qualche vescovo e a tanti (sedicenti) cattolici: una Chiesa nazionale per bianchi autoctoni. Magari sani: così non hanno bisogno di vaccini.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.