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Titolo: Lazzaro felice
Regista: Alice Rorchwacher

È la storia di una numerosa comunità rurale tutta imparentata a vicenda, composta da una nonna capostipite, due genitori ed i loro figli tra i quali c’è il protagonista Lazzaro. Ed i nipoti. Questa famiglia lavora come mezzadri per una sedicente marchesa, proprietaria di una villa e di un terreno dove si coltiva tabacco. E li tratta come schiavi senza pagarli per il lavoro svolto, anzi, chiedendo loro soldi per l’uso di una fatiscente abitazione e facendoli essere sempre in debito con lei. Lazzaro è un giovane ragazzo buono e generoso, privo di ambizioni che viene sfruttato da tutti i familiari. Un giorno casualmente incontra Tancredi, il giovane figlio viziato della marchesa, che lo coinvolge in un finto rapimento di se stesso per avere dei soldi dalla madre. Sigillano questa amicizia con un patto di sangue che li rende mezzi fratelli. Poi Lazzaro si ammala a lungo ed è costretto a trascurare Tancredi, che esce dal nascondiglio in cerca di cibo. Durante la loro amicizia Tancredi gli regala una fionda dicendogli che è un’arma per sconfiggere tutte le marchese. I carabinieri, cercando Tancredi, scoprono questa piccola comunità di persone, e dopo aver arrestato la marchesa, li trasferiscono in città dove scoprono un altro mondo per poter sopravvivere. Intanto Lazzaro, guarito, si mette alla ricerca di Tancredi senza trovare ne’ lui, ne’ il resto della famiglia. La voce narrante del film, fa notare come per tutti il tempo sia passato, mentre Lazzaro rimane sempre uguale nell’aspetto e nell’animo; quasi come se la sua ingenuità e bontà d’animo gli impedisse di invecchiare. E’ anche narrata la storia di un vecchio lupo, che metaforicamente rappresenta lo spirito indifeso e apparentemente pericoloso, del giovane. Un giorno Lazzaro, arrivato in città, per caso incontra al mercato la sorella che faceva parte di una banda di ladri e lo riconosce, ma dal suo aspetto sempre uguale intuisce in lui qualcosa di speciale e lo porta a casa dalla famiglia dove ancora una volta viene sfruttato. Ma lui non protesta, e con grande candore e generosità, accetta tutto. In città poi ritrova anche Tancredi, corre a salutarlo, ma lui non lo riconosce subito. Lazzaro allora decide di entrare in banca per chiedere un aiuto per l’amico, ma il suo gesto viene frainteso e pensano ad una rapina e quando si rendono conto che non e’ armato, lo picchiano a sangue fino ad ucciderlo. Così Lazzaro, che in fisicamente sembra morto per l’amico, in realtà continua ad essere immortale perchè il suo spirito rivive nel lupo che lo ha sempre seguito.

Il titolo del film si spiega in questo modo: durante tutta la sua vita lui trova la felicità nel fare felici gli altri. Ecco perchè si mostra sempre disponibile ad aiutare gli altri. È un inno all’ingenuità, al candore e alla gratuità, quasi come fonti dell’eterna giovinezza.

A chi ne consigliamo la visione e perchè: a tutti coloro che credono fortemente all’amicizia fino al punto da morire per l’altro.

Loretta Spada, Giovanna Creta

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