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Resto fermamente convinto e orgoglioso di un principio fondamentale, al tempo stesso anche inestimabile valore e utile strumento di garanzia, della nostra Costituzione: noi italiani siamo cittadini di una repubblica parlamentare, quindi tramite elezioni politiche eleggiamo appositamente un organo costituzionale, il Parlamento, indispensabile e unico, per affidargli la rappresentanza democratica della volontà popolare.
Merita, dunque, particolare attenzione proprio questa finalità rappresentativa del nostro Parlamento, soprattutto se la consideriamo sotto il profilo del rapporto tra l’eletto e l’elettore: rapporto certamente auspicabile, ma non obbligatoriamente dovuto dal parlamentare che per l’art. 67 della Costituzione “esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” ovvero senza alcun obbligo verso partiti, programmi elettorali e gli stessi cittadini.
Sicuramente, resta, però, sul piano umano e morale il rapporto fiduciario tra cittadino e parlamentare, stabilitosi, soprattutto, per la scelta del primo tra i vari candidati propostisi: è la fiducia che la volontà popolare e l’azione legislativa dell’eletto possano coincidere, appieno o in parte, ma sempre in modo vantaggioso per la soluzione delle problematiche del territorio di appartenenza di entrambi i soggetti protagonisti.
Riguardo a quest’ultima considerazione ho registrato in rete e sulla stampa numerose notizie circa il legame con il loro territorio di alcuni deputati dell’area forlivese: Simona Vietina (Forza Italia), pure sindaco di Tredozio, Jacopo Morrone (Lega), anche sottosegretario alla Giustizia, infine Marco Di Maio (Partito Democratico) è evidente l’impegno con il quale questi tre parlamentari di diversa collocazione politica mantengono vivo il rapporto con l’elettorato, informandolo adeguatamente del loro lavoro di rappresentanti della volontà popolare. Ho letto di loro interventi sui problemi locali, ma ho potuto anche giudicare loro interventi alla Camera, insomma ci sono, si danno da fare, adempiono al loro compito di rappresentanza.
Invece, dopo i brindisi, le foto, le interviste di circostanza subito dopo la sua elezione, soprattutto per far conoscere chi mai fosse l’eletto, è calato un lungo, ossimorico, assordante silenzio sulla figura di Carlo Ugo De Girolamo (M5S), anch’egli deputato del forlivese.
Mi si replicherà che i parlamentari pentastellati praticano altre vie comunicative e dialogiche con l’elettorato, magari solo quelle prioritarie di una piattaforma o dei “meet up”, peccato, però, che le conoscenze, le competenze del giurista De Girolamo non possano tesaurizzarsi anche sul territorio forlivese, ammesso che lo facciano altrove.
Mi permetto di ricordare all’on. De Girolamo quanto risulti contraddittoria l’esistenza di una piattaforma M5S detta “Rousseau” ovvero intitolata al grande illuminista, precorritore proprio di quei principi della democrazia rappresentativa, poi accolti nella Costituzione francese del 1791 e già allora, tanto più oggi fuori dagli odierni, correnti schemi demagogici del populismo.
Ci auguriamo che presto l’on. prof. De Girolamo rompa il suo assordante silenzio, soprattutto per evitare che faccia la fine, anch’essa ossimorica, dell’illustre sconosciuto Carneade.
“De Girolamo, chi era costui?” potrebbero un giorno chiedersi molti elettori forlivesi.