È notizia di questi giorni sulla stampa locale l’abbondante presenza di alghe, in parte spiaggiate, in alcuni tratti della costa romagnola. Una maleodorante cartolina turistica raccontata però come una favola. Le località balneari più colpite sono i lidi ravennati, Cervia e Cesenatico. In quest’ultima località balneare i rappresentanti di Fratelli d’Italia Pierluigi Donini e Isa Brighi hanno perfino chiesto all’onorevole Ylenja Lucaselli di presentare un interrogazione al governo per richiedere misure d’intervento urgenti. Sarebbe stato sufficiente leggere il Report annuale di Arpae (https://www.4live.it/2017/12/la-salute-delle-nostre-acque/) inerente le acque romagnole per sapere quali siano le cause ed eventualmente quali misure legislative adottare affinché il problema sia concretamente affrontato.

Non è la prima volta infatti che la Romagna è interessata da rilevanti fenomeni algali: l’anno scorso a Riccione in questo periodo l’alga rossa colorava di marrone il mare, un mese fa la mucillaggine interessava gran parte della costa romagnola, quasi ogni anno le rive ed il fondale del fiume riminese Marecchia diventano giallo canarino. Le spiegazioni fornite dalle autorità competenti tendono però a minimizzare il fenomeno ed il giornalismo locale annuisce, striscia. Il risultato è che non viene mai pronunciata da nessuno la parola inquinamento. Ecco dunque che l’informazione locale si attiva molto spesso per tranquillizzare l’opinione pubblica e al contempo per “masturbare giornalisticamente” gli operatori turistici attraverso un racconto, certamente vero sulle cause del fenomeno, ma chirurgicamente parziale.

Così la proliferazione delle alghe viene descritta con parole assolutamente vere come: “sono innocue”, “fanno parte dell’ecosistema marino”, “le piogge abbondanti che dilavano i terreni trasportano nutrienti“, “non sono tossiche”, “è normale”, “acqua dolce”, “alte temperature”. Eppure la causa principale di questo fenomeno non è il mezzo usato per il trasporto dei cosiddetti “nutrienti” in mare, e cioè l’acqua piovana, ma bensì gli inquinanti come fosforo ed azoto la cui quantità rilevata da Report Arpae, determina innegabilmente che sono di natura antropica. Le temperature alte poi non fanno altro che aumentare la proliferazione algale nutrita dall’inquinamento di quelle due sostanze provenienti più che altro dalla concimazione dei terreni agricoli e dagli scarichi fognari, anch’essi ricchi di fosforo e azoto Lo racconta in maniera cristallina sulle pagine del Resto del Carlino la biologa di Arpae Cristina Mazziotti:
Una sonda preleva e analizza campioni per verificare la quantità di ossigeno, la temperatura, la salinità e i livelli di clorofilla, legati alla presenza di sostanze come fosforo e azoto, risultati finali degli scarichi civili e industriali. Questi ultimi sono i principali fattori in grado di alimentare la crescita delle alghe: le sostanze che servivano per far crescere e germogliare più in fretta le piante, finiscono nelle falde acquifere, poi nei fiumi e infine al mare dove allo stesso modo favoriscono la crescita delle alghe”.
A ciò andrebbe aggiunto che questo fenomeno causa anche l’eutrofizzazione delle acque con ulteriori conseguenze distruttive per l’ecosistema marino. Non è però il consumo di ossigeno nell’acqua il fenomeno più deleterio a cui assistiamo da anni, quello più grave è l’eutrofizzazione di alcune coscienze.

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