Marco Di Maio

Morrone si tranquillizzi – risponde l’onorevole del Pd Marco Di Maio alle accuse mosse dal leghista – l’essere un componente del Governo non lo rende esente dal contraddittorio. Si chiama democrazia, per cui anziché definire polemizzare solo per diversità di partiti con chi fa osservazioni di merito, provi a collaborare“.
Sull’aeroporto lui (non essendo mai stato nemmeno in consiglio comunale) e il suo partito non hanno mai mosso un dito, men che meno a livello nazionale. Il sottoscritto, assieme ai sindaci Balzani prima e Drei poi, ci ha “messo la faccia” sempre, anche quando era impopolare farlo, e il risultato è uno solo: il bando, l’ennesimo, è stato ottenuto da Enac con il precedente governo, tra lo scetticismo e le ‘gufate’ della Lega e dei suoi alleati e con il via libera della Regione (a differenza del passato) riscontrato anche degli stessi privati che hanno avuto l’aggiudicazione dello scalo. Tutto il resto del politichese (comprese le sparate sul collegamento Forlì-Milano da lui vagheggiato in campagna elettorale) glielo lascio volentieri. Anzichè far polemiche e mettere il cappello, impegniamoci tutti per sostenere il loro tentativo di riaprire l’aeroporto“.
Bando periferie. “Non chiami in causa la Corte costituzionale – continua Di Maio – senza essere preciso. Da “giurista”, dovrebbe sapere che non si possono assegnare fondi senza la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, che i 2,1 miliardi di euro del fondo periferie ci sono tutti (e infatti la Lega, a livello nazionale, li vuole prendere per distribuirli a pioggia). E sempre da giurista sarà a conoscenza che ci sono sono due sentenze che lambiscono la questione: la prima è la 247 del 2017 che obbliga il governo a sbloccare tutto l’avanzo disponibile in ogni comune e non solo i 140 milioni di euro (complessivi, per tutta Italia) liberati dal Governo Lega-M5S. Si fa riferimento, poi, ad una seconda sentenza la 74 del 2018: altra balla spaziale perchè quella sentenza dispone sostanzialmente che si sancisca l’intesa con tutte le Regioni, non c’entrano nulla le coperture finanziare. Era sufficiente che il Governo, come indicato anche da tutti i sindaci coinvolti (di ogni colore politico), risolvesse la cosa nella Conferenza Stato Regioni senza andare a prelevare risorse già stanziate per utilizzarle in altro modo. Dunque invito Morrone a rileggersi le sentenze, a consultare qualche costituzionalista se non si fida del sottoscritto e ad adoperarsi affinchè quei soldi arrivino effettivamente a Forlì e nelle altre città che hanno presentato progetti, ottenuto finanziamenti, sottoscritto accordi non con chissà chi, ma con la Presidenza del Consiglio dei ministri”.
La sezione fallimentare del tribunale di Forlì: ribadisco, non è mai stata a rischio. Si è vociferato di un decreto ministeriale (frutto del lavoro della commissione Rordorf) che sarebbe uscito prima della fine del 2017 in cui sarebbero state inserite diverse sezioni fallimentari sparse in tutta Italia da accorpare (tra cui Forlì e Rimini, che sarebbero andate con Bologna). Me ne parlarono diversi ordini professionali, imprenditori e colleghi parlamentari, di tutti gli schieramenti, di altri territori potenzialmente interessati. Quel decreto non è mai uscito, non ve n’è traccia e non c’è alcun atto che metta a rischio la sezione fallimentare di Forlì. Morrone si metta il cuore in pace – conclude – e si dedichi (senza tirare in ballo gli ordini professionali in una polemica tutta politica) ad altro. Ad esempio a dar seguito, se ne è capace, all’impegno assunto all’indomani del suo insediamento al Governo di portare a Forlì una sezione di Corte d’Appello“.