«Stiamo osservando quello che sta accadendo in casa del maggior partito della città a proposito della futura candidatura a sindaco di Forlì e, come al solito, sembra che la questione riguardi solo loro anche se è chiara a tutti che mai come oggi non è più così. Il PD e Drei soprattutto, subito dopo le elezioni, hanno dimenticato che i voti delle liste alleate sono stati determinanti per la vittoria e hanno costantemente operato come se gli alleati non ci fossero, manifestando addirittura fastidio se non avversione per le loro idee e proposte. Nonostante questo se almeno il sindaco avesse brillato per iniziative, progetti, proposte e realizzazioni ce ne saremmo fatti una ragione e in tal caso ci saremmo detti che avendo una marcia in più era giusto assecondarlo in tutto. Ma purtroppo non è stato così e per quel che ci riguarda non dobbiamo certamente aspettare l’undici di luglio per dire che l’esperienza amministrativa del sindaco è stata fallimentare e che sarebbe un bene per tutti se decidesse di ritirarsi: non è cosa per lui e lo abbiamo detto chiaramente più volte, indicando fatti e problemi, inadempienze e pastrocchi, colate di cemento e mancanza di visione.
E con un candidato sindaco simile sarebbe certa la sconfitta, cosa ben chiara anche al suo partito che avendo proposto le primarie ha scelto un modo all’apparenza meno duro per metterlo alla porta. Il tema sul tappeto è quindi quello di trovare un altro candidato ed ecco che da più parti viene indicato il deputato forlivese Di Maio, come se i tempi non fossero cambiati, come se vi potesse essere indifferenza fra i ruoli che una persona può ricoprire. La vicenda di Imola, seppure ribaltata sembra non avere insegnato nulla.
Anche Di Maio è stato eletto, anche se ha mostrato di non riconoscerlo, solo grazie ai voti delle liste alleate senza i quali in Parlamento ora siederebbe un altro deputato di centrodestra. Crediamo che la questione non riguardi solamente lui, visto che è stato eletto da una coalizione che come si è detto, essendo stata ignorata, non sappiamo con quanto entusiasmo sarebbe di nuovo in campo e pronta a sostenerlo.
Le dimissioni da deputato per correre da sindaco provocherebbero certamente la perdita di un parlamentare perché dubitiamo che, dopo la ulteriore crescita di leghisti e pentastellati, un altro candidato di sinistra riuscirebbe a vincere il seggio uninominale.
E questo sacrificio non garantirebbe affatto la vittoria in città, anzi potrebbe essere interpretata come una iniziativa partitocratica, non maturata fra e con i cittadini. Dopo i 4 anni di amministrazione appena trascorsi e la perdita di consensi che traspare in città sarebbe assai arduo risalire la china.
Pensiamo che al di là delle differenze, il giovane deputato forlivese non meriti un simile destino che potrebbe addirittura troncargli una carriera nella quale ha dimostrato di impegnarsi assolvendo con dedizione al proprio mandato. Si cerchino altre figure, si allarghi il campo visivo, sicuramente in città ci sono risorse intellettuali, culturali, politiche ed umane che possono consentire a Forlì di non fare la fine di tante città d’Italia conquistate da una destra ancor più parolaia e inconcludente, che potrebbe perfino fare rimpiangere il peggiore dei sindaci del dopoguerra.
Soprattutto si impieghino i mesi che abbiamo di fronte a ridefinire un progetto di città che guardi al futuro, ispirandosi ai migliori esempi europei, insieme capace di misurarsi con i gravissimi problemi di un presente fatto di anziani, di convivenza interetnica, di inquinamento, di servizi sempre più cari, di povertà».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena