Predappio foto di Carlo Versari

Arte contemporanea nella suggestiva cornice della chiesa di Sant’Agostino in Rocca d’Elmici a Predappio. Sabato 7 luglio, alle ore 18,00, Alessandro Turoni (Forlimpopoli, 1986) ha infatti qui inaugurato la sua quarta personale. Sant’Agostino è un luogo perfetto per una mostra che stimola riflessioni visive sulla morte; questa esposizione, dal titolo “XIII La danza dell’Arcano”, dialoga infatti in maniera del tutto pertinente con la chiesa, la cui danza macabra, capolavoro pittorico, affascina e suggerisce connessioni tra il mondo dei vivi e l’aldilà.
Sant’Agostino, chiesa di cui ci sono giunti documenti datati fin dal 1177, offre una stratificazione di affreschi che ne hanno nel corso dei secoli impreziosito le pareti; il risultato è una storia visibile, anche se oramai confusa e a tratti indecifrabile, con cui Turoni ha il grande onore di dialogare.
L’edificio, luogo di transito, rifugio e ristoro fin dall’inizio della sua esistenza, simboleggia il passaggio che Turoni indaga con questa sua ultima ricerca; per la prima volta, l’artista condivide con il pubblico le sue meditazioni scenografiche sul tema tabù per antonomasia, la morte, rappresentata nei tarocchi dall’arcano XIII, e lo fa affiancando ai suoi noti animali scultorei anche figure umane.
La morte, momento e luogo sconosciuto ma complementare alla vita, è indagata prendendo spunto dal fregio della danza macabra, che si trova sopra la porta d’ingresso della chiesa e che occupa parte delle pareti destra e sinistra; il titolo della mostra fa riferimento alla carta dei tarocchi come all’Arcano per eccellenza, la morte, di cui nulla sappiamo se non che accade (agli altri, aggiungerebbe Marcel Duchamp, che volle la frase D’ailleurs c’est toujours les autres qui meurent – Del resto sono sempre gli altri che muoiono – scolpita sulla sua tomba).
La complementarietà degli opposti è uno dei motivi ispiratori delle opere presenti in mostra; per Turoni l’arcano XIII è, citando Alejandro Jodorowsky, cataclisma, apocalisse, ma anche trasformazione e nascita in un’altra dimensione.
La stessa danza macabra di Sant’Agostino, raffigurante uomini e scheletri che ballano tenendosi per mano, mette in evidenza la compresenza dei presunti opposti che dialogano, anzi, che esistono l’uno grazie all’altro.
L’artista, che è stato aiutato nella produzione delle sue opere da Elena Fiumana e Francesco Mazzoni, mette in scena il suo universo animale, a cui, questa volta, affianca anche uomini in terracotta; la mostra è una metafora visiva di un percorso che va dall’infanzia alla vecchiaia, attraversando momenti a cui corrispondono attitudini ed emozioni umane diverse. Spesso il percorso è labirintico e non manca di sorprese finali.
Durante la mostra sono in programma anche alcuni eventi collaterali: un concerto di chitarra classica eseguito da Ettore Marchi (sabato 14 luglio, ore 21,00) e, in occasione del finissage di domenica 22 luglio, delle letture a cura di Giorgia Monti e Serena Piccoli, sempre alle 21.00. A fare da tappeto sonoro alla mostra per tutta la sua apertura saranno le musiche di Lorenzo Travaglini.

Alessandro Turoni (Forlimpopoli 1986) comincia la sua formazione artistica all’Istituto d’arte di Forlì, dove si avvicina alle tecniche plastiche e pittoriche. Studia Scenografia per il melodramma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove sviluppa, oltre all’abilità manuale della lavorazione teatrale, anche una metodologia progettuale. Si laurea con 110 e lode e inizia a lavorare come assistente scenografo, collaborando a numerosi allestimenti, anche all’estero. Nel 2013, perseguendo la sua passione per l’arte e il lavoro manuale, realizza le sue prime sculture zoomorfe, che inizia a esporre nei locali forlivesi. Partecipa a diverse collettive, anche all’estero; è del 2015 la prima importante personale, Naufragi evolutivi, allestita negli spazi al piano terra del Palazzo del Monte di Pietà di Forlì. Tra le altre mostre personali si ricordano Wunderturm, al Museo di scienze naturali di Cesena (2016), e Alterazioni naturali, alla galleria 1.1_Zenone contemporanea di Reggio Emilia (2017). Ad oggi insegna Modellazione digitale all’Accademia Belle Arti di Bologna e prosegue la sua ricerca artistica personale.