L’Istituto Bruno Leoni sulle proposte del ministro Savona

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L’analisi che segue è dettata da un autorevole centro studi liberale ed è ispirata alla scuola del realismo. Può non piacere, ma rende bene il contesto in cui viviamo e le possibili reazioni degli attori in campo.
La formula Savona. Se la spesa pubblica inefficiente fosse un motore di sviluppo, noi dovremmo essere la locomotiva d’Europa.
La formula scelta dal Ministro Savona, “Una politica della domanda centrata sugli investimenti”, parrebbe talmente rotonda da risultare irresistibile. Secondo Savona, è l’avanzo commerciale italiano, che si aggira attorno al 2,7 per cento del Pil, lo strumento per finanziare tale “politica della domanda” (ma centrata sugli investimenti). Esso tuttavia “non può essere attivato, cioè non possiamo spendere, per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei”. La proposta di Savona ci sembra più discutibile di quanto il suo bel “titolo” suggerisca.
L’idea è che l’avanzo commerciale generi un surplus di ricchezza che il nostro Paese può spendere per mettere in moto i sempre vagheggiati investimenti pubblici (ma quali?). Solo che l’attivo commerciale non è una partita nelle disponibilità dello Stato: sono risorse giustamente guadagnate dalle imprese che vendono all’estero i propri prodotti, e che ne utilizzano la maggior parte per finanziare i propri consumi e investimenti.
In secondo luogo, non si può presumere che gli attori economici continuerebbero serenamente a comportarsi come fanno ora, incluse le aziende che producono, investono e esportano e i soggetti che le finanziano, se percepissero un rischio per le finanze pubbliche. Più deficit significa più debito, e più debito oggi sono più tasse domani. Questo è ancora più vero in un Paese fortemente indebitato come il nostro, dove una escalation della spesa a debito renderebbe quantomai concreto il miraggio di una drammatica imposta patrimoniale negli anni successivi. Il che difficilmente convincerebbe qualcuno a investire un euro di più nel nostro Paese.
Da ultimo, se anche fosse vero che in Italia gli investimenti pubblici sono carenti, prima ancora di mettere in campo nuove risorse varrebbe la pena di chiedersi perché non riusciamo neppure a spendere i fondi europei a nostra disposizione. Varrebbe la pena interrogarsi sul perché quegli stessi investimenti pubblici, tanto vagheggiati ex ante, quando si passa dal dire al fare, diventano nelle inchieste giornalistiche e nella percezione popolare “sprechi”. Se quando investe lo Stato tende a “sprecare”, è il caso di dargli più risorse?
Speriamo di sbagliare, ma alla base della proposta del Ministro Savona sembra esserci l’idea che non possa esserci crescita senza spesa pubblica, e che nessuna spesa esistente possa essere tagliata per finanziarne altre più produttive.
L’una cosa e l’altra sono clamorosamente smentite dall’evidenza. Se la spesa pubblica inefficiente fosse un motore di sviluppo, noi dovremmo essere la locomotiva d’Europa. Come si dice in questi casi, fatevi una domanda e datevi una risposta.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.