Incidente bicicletta

I dati resi noti oggi da Aci e Istat sull’andamento dell’incidentalità stradale nel 2017 – con un incremento dei morti sulle strade del 2,9% – costituiscono l’evidente connotato di una pesante sconfitta sul versante della sicurezza stradale.
Con 3.378 morti nel 2017 l’incremento, al di là delle nude percentuali, è di 95 lenzuoli bianchi in più stesi sull’asfalto rispetto alle 3.283 vittime del 2016.
Non ci appare assolutamente consolatorio il fatto che gli incidenti (174.933) siano diminuiti di appena lo 0,5% e i feriti (246.750) siano in calo di un modesto 1%. Infatti su questa apparente discrasia nei dati, Asaps (Associazione Sostenitore Amici Polizia Stradale)  ha una sua chiave di lettura. Probabilmente gli incidenti rilevati dalle forze di polizia tendono a diminuire leggermente per il fatto che in caso di incidenti con feriti lievi le parti tendono a mettersi d’accordo per evitare le severe conseguenze della legge 41/2016 sull’omicidio e lesioni stradali. Infatti la controprova è leggibile nel dato dei feriti gravi (17.000) che invece non diminuiscono.

Questo sfavorevole andamento, secondo Asaps, è il prodotto di una serie di fattori: la diminuzione costante delle pattuglie sulle strade, evidente e quantificabile, la costante messa sotto accusa di tutti gli strumenti di controllo della velocità, dagli autovelox fino addirittura i tutor e degli stessi etilometri, che per altro sono utilizzabili solo in parte per l’esigenza della revisione annuale che ne blocca l’utilizzo di una percentuale che sfiora il 50% nel corso dell’anno. Si deve poi aggiungere lo stato, spesso disastrato, di molte strade statali e provinciali reduci dalle conseguenze di una incuria che dura ormai da anni.

Ancora in crescita le vittime fra i motociclisti (735 morti +11,9%) e i pedoni (600 morti +5,3%). Per i primi è evidente che si deve tenere conto dell’espansione del parco motocicli (e la contemporanea diminuzione del numero dei ciclomotoristi), accompagnata però da una necessaria riflessione sulla potenza delle moto utilizzate spesso sproporzionata e omologa alle caratteristiche della pista, rispetto alla capacità media dei conducenti. E’ evidente poi che i motociclisti sono fra le prime vittime che pagano il costo degli errori e della distrazione anche da uso indiscriminato del cellulare da parte degli altri automobilisti.
Anche l’incremento delle vittime fra i pedoni va letto nella assoluta indifferenza dei diritti degli utenti deboli della strada, anche quando attraversano sul loro territorio protetto, le strisce pedonali, sommato al fattore distrazione dei conducenti di veicoli spesso abbinato all’uso ormai indiscriminato del cellulare alla guida sia in fonia che in messaggistica. Si deve poi tenere conto di una popolazione che invecchia e che è sempre meno reattiva e capace di intuire le condizioni frequenti e improvvise del rischio stradale.

Preoccupa anche l’aumento delle vittime sulle autostrade e sulle strade extraurbane. Per le autostrade può avere inciso in modo significativo il gravissimo incidente del pullman ungherese che sulla A4 a Verona il 21 gennaio 2017 causò 17 morti in un solo schianto, ma si deve aggiungere però il sempre più frequente fattore stanchezza e la violazione dei tempi di guida e riposo dei conducenti di veicoli pesanti, spesso anche stranieri, fattore che richiederebbe una ancor più fitta rete dei controlli. L’incremento del rischio nell’area extraurbana va coniugato con la ormai carente e in alcuni casi la quasi totale scomparsa dei controlli su molte statali e provinciali che si somma alla qualità del sistema strada che palesa gravi carenze nella segnaletica stradale, nell’illuminazione e nei sistemi di contenimento ai lati della strada, come i guardrail, vere affettatrici per i motociclisti che hanno la sventura di sbandare in scivolata sull’asfalto.

Fra le infrazioni accertate dalle varie forze di polizia colpisce la diminuzione di quella sull’utilizzo di cellulari alla guida: appena 145.815 contesti in calo dell’8% rispetto all’anno prima, pur in presenta di un fenomeno dilagante che richiederebbe un forte sistema di contrasto anche, finalmente, con la definizione della modalità di accertamento sistematico da remoto, come per altre violazioni.
Il preoccupante dato della mortalità sulle strade nel 2017 e i primi e poco incoraggianti elementi valutativi del 2018 dovrebbero indurre la politica a prendere velocemente in considerazione la riforma del CdS e le altre misure appropriate e difensive della sinistrosità stradale.
In buona sostanza la sicurezza stradale dovrebbe riconquistare il ruolo che le spetta nell’agenda politica del Paese fra le emergenze prioritarie, se non altro per il fatto che la strada causa ancora più di 9 morti e quasi 700 feriti al giorno, di cui 46 gravi, con costi proibitivi per il sistema sanitario e sociale. Se rimane (ingiustamente) fredda la sensibilità verso i costi umani si calcoli quella dei costi economici.

Giordano Biserni presidente Asaps