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Sergio Spada è un importante storico forlivese, oltre ad essere un ottimo funzionario del Comune di Forlì, che ha dedicato molti studi al periodo della Signoria forlivese degli Ordelaffi e ai secoli che vanno, grossomodo, dal 1200 al 1500. Nella prefazione del libro “Dismarìe. Personaggi e storie nella Forlì del Quattrocento”, edito da Foschi Editore nel 2009, ha pubblicato la cronaca di una passeggiata nella zona dell’attuale piazza Saffi e piazzette attigue riportata nel “Proemio alla Cronaca” di Leone Cobelli, noto cronista forlivese. Cobelli, nel 1455, descrive un momento felice per la città di Forlì. Racconta l’attività del mercato, delle botteghe artigiane, delle vie del centro; in tutti questi luoghi si muoveva un’umanità del Quattrocento non molto diversa da quella a noi più familiare dei nostri giorni. Scrive Sergio Spada: “In fondo in quell’epoca, come nella nostra, la gente comune visse il proprio tempo alternando periodi di preoccupazione a periodi di normalità, attimi di terrore a parentesi di euforia; conoscendo il dolore, il riso, la noia. Nessuno ci dà il diritto di commisurare quell’età a quella in cui viviamo e definirla buia. Il buio non esiste in assoluto; esiste quando i nostri occhi sono incapaci di vedere”. D’altra parte, come si può leggere, Cobelli dà una rappresentazione quasi idilliaca di Forlì nel 1455.
Queste le sue parole: “La mattina seguente, il lunedì, mi alzai e andai in piazza a vedere il mercato; camminando per il Borgo Grande vedevo gli artigiani al lavoro, le botteghe dei mercati piene di mercanzie e di panni colorati, affollate di clienti per i loro buoni prezzi. Poi mi inoltrai nel mercato, guardandomi attorno: un paio di capponi per cinque soldi, i pollastri per due soldi e anche meno, diciotto uova ad un soldo e quattro quattrini alla coppia, con grande abbondanza di entrambi. Poi andai sotto la gabella; vidi molti sacchi di grano e di farina in vendita a quindici e dodici bolognini allo staio. Poi vidi il vicario dei Signori, cioè l’esattore, sedere a giudizio, ed amministrare la giustizia ai poveri e ai ricchi, senza distinzione. Quindi andai alla pescheria: vidi molte bancarelle di pescatori, con molte qualità di pesce; Dio mi è testimone che si vendevano le sardelle a un quattrino la libbra, le tinche a due quattrini (e si pensi che in periodo di carestia ne costavano tre), le anguille a ventuno quattrini, i cefali a tre o quattro quattrini la libbra, gli storioni salati o freschi e molti altri pesci tutti a buon mercato. Poi girai l’angolo e vidi dieci o dodici banchi di macellai, tutti a vendere dei bei tagli di carne: la carne di manzo a tre quattrini la libbra, di vitella a quattro, il trentino e il castrato a cinque quattrini, al massimo un soldo; ed ogni cosa veniva venduta, non rimaneva niente: le pecore venivano vendute a interi quarti. Pensi il lettore quale abbondanza di cibo vi era. Io tornai a casa tutto contento per aver visto un mercato così fiorente pieno di cittadini ben vestiti, mercanti, dottori e cavalieri ben ornati, gli artigiani soddisfatti, la bravura incoraggiata, il valore militare esaltato e onorato, il popolo concorde, i Signori amati, il povero accanto al ricco: dovunque si avvertiva carità e misericordia, giustizia e concordia”.
Da quanto raccontato si può desumere che era un mercato non incentrato su
frutta e verdura in quanto la descrizione di Leone Cobelli cita solo carne e pesce. D’altra parte era basilare garantirsi piatti ricchi di sostanza per affrontare giornate di duro lavoro, oltre che, nel periodo invernale, temperature più rigide rispetto a quelle attuali.
A distanza di oltre 450 anni ci pensa San Martino in Villafranca con “Pesche in festa“, la manifestazione che terminerà domenica 22 luglio, a richiamare l’attenzione per un’alimentazione che non deve fare a meno della frutta, nonché della verdura.

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.