Ferretti Group

«Come tutti ricorderanno un fallimentare accordo di programma, promosso dalla Querzoli con l’adesione della Ferretti portò nel 2005 ad una variante del PRG che rendeva edificabili decine di ettari di aree agricole in prossimità del fiume Ronco sulla la via Emilia.
Noi Verdi contestammo duramente quella scelta, c’erano disponibili ettari ed ettari di aree industriali edificabili gestite, si fa per dire, da Sapro ma, al solito, con la scusa della occupazione si favorì una operazione immobiliare di cementificazione del territorio.
Le nostre proteste fecero si che nell’accordo di programma venissero inseriti vincoli di non alienabilità dei terreni per 15 anni e anche la previsione di un loro ritorno a zona agricola in caso di mancato utilizzo a fini industriali.
Sappiamo come è finita: la Ferretti che in realtà era disinteressata fin dall’inizio non ha realizzato niente mentre la Querzoli è addirittura fallita.
Ciò nonostante, grazie ad un organismo denominato “Collegio di vigilanza” che doveva servire per monitorare le fasi di attuazione dell’insediamento industriale, suggerendo eventuali modifiche alla tempistica relativa alla realizzazione di opere e capannoni, le 2 società stanno ancora “dando le carte” e grazie alla Comune e in particolare dell’assessore preposto, sono loro che pretendono di determinare le modifiche, esclusivamente ad esse favorevoli, all’accordo di programma.
Le due aziende hanno proposto di consentire l’alienazione delle aree prima del tempo, di superare il vincolo che prevede l’azzeramento della destinazione a zona industriale e il ritorno a zona agricola per la parte di totale inadempienza.
Hanno proposto anche di mutare la destinazione d’uso da industriale ad altri usi, consentendo una molteplicità di utilizzi, tra i quali quelli a deposito, attività artigianali, attività di servizio, attività industriali e artigianali incompatibili con l’ambiente urbano, magazzeni e anche attività di rottamazione e selezione di materiali di recupero ecc.
Per verificare gli impatti sono sufficienti le polemiche del quartiere Cava solo per l’apertura del nuovo supermercato.
Il Comune, invece di essere il protagonista e il principale attore della vicenda, il soggetto che la indirizza, che individua obiettivi e finalità, che indica soluzioni e gestisce la eventuale modifica dell’accordo di programma, si accoda e si limita a fare proprie le richieste delle due aziende inadempienti che non dovrebbero per ovvi motivi, avere più niente da dire sulla questione.
E predispone atti che costituiscono un nuovo regalo alle due imprese inadempienti. Non a caso l’assessora dichiara che la molteplicità di nuove funzioni serve a rendere più appetibile l’area per futuri acquirenti.
Il 6 novembre 2017 il c.d. “Collegio di vigilanza” ovviamente con la partecipazione delle 2 aziende, della Provincia e presieduto dall’assessore all’urbanistica ha accettato riga per riga quanto veniva proposto e l’assessorato al ramo ha predisposto una prima delibera che stabiliva un liberi tutti, che le aree potevano essere vendute a chiunque e quando si vuole, che vi potevano essere una moltiplicità di aziende insediabili: in buona sostanza si dava il via libera ad una operazione immobiliare speculativa.
Questa prima proposta, conosciuta nelle grandi linee ha incontrato talune seppur larvate contrarietà e per mesi non se ne è fatto nulla.
In seguito l’Amministrazione, venuta a conoscenza del fatto che un importante imprenditore forlivese mostrava interesse per l’acquisto dell’intero comparto per realizzare un proprio nuovo ed importante stabilimento ha fatto ripartire l’operazione, e il “Collegio di vigilanza” si è nuovamente espresso.
Si conferma il pasticcio precedente, nuovamente si propone una modifica all’accordo di programma esistente e vigente che conferma nella sostanza il liberi tutto del novembre 2017, l’eliminazione dei vincoli di inalienabilità per 15 anni e di ritorno a zona agricola dei terreni in caso di inadempienza consentendo di insediare le stesse molteplici tipologie di aziende comprese quelle incompatibili con l’ambiente urbano e anche attività di rottamazione e selezione di materiali di recupero ecc.
Anche Alea dunque potrebbe trovare posto in quell’insediamento. Non a caso l’unica sostanziale modifica indicata nella seconda delibera e nel nuovo accordo di programma consisterebbe nell’impegno di concedere in affitto ad una società di Livia Tellus 22 milaa mq. di terreno e 3000 mq. di capannone.
Dell’importante imprenditore restano alcuni inefficaci e solamente descrittivi cenni, senza che tutto quello che è stato raccontato si sia tradotto in impegni precisi.
Non abbiamo motivi per dubitare della volontà dell’imprenditore e dichiariamo che potremmo essere favorevoli all’utilizzo dell’intera area per un nuovo insediamento industriale ma pretendiamo che tutto venga regolato alla luce del sole, con un nuovo accordo di programma al quale partecipino tutti i soggetti interessati e che fissi per ciascuno oneri ed impegni.
Ci chiediamo perché agli inadempienti deve essere consentito senza alcuna penale, di vendersi aree ed edifici, perché non devono essere stabiliti gli impegni e i limiti che il nuovo soggetto attuatore dell’insediamento assume nei confronti della città, perché il nuovo insediamento non debba essere valutato preventivamente dal punto di vista ambientale, come è accaduto in occasione della famigerata variante, attesa la qualità ambientale e la localizzazione dell’area interessata.
Ci interessano gli impegni in termini occupazionali, vorremmo infine vedere soddisfatte esigenze di verde e alberature a fronte degli accresciuti problemi di qualità dell’aria che dal 2005 ad oggi hanno subito una preoccupante esplosione quantitativa.
Chiediamo che vengano soppresse i nuovi molteplici usi voluti dalle due aziende inadempienti, con lo scopo evidente di ottenere un prezzo più alto e trovare una più ampia platea di possibili compratori: tutto ciò non serve attese le volontà espresse dalla nuova impresa industriale che si localizzerebbe nel sito.
Proponiamo infine che venga cancellata la disposizione di riservare un’ampio spazio e un capannone per future esigenze del Comune: l’unica azienda che potrebbe avere bisogno di un insediamento della dimensione di quella individuata per la propria attività è Alea ma non ci pare proprio che quello possa essere un luogo adatto a gestire rifiuti.
La Pubblica Amministrazione si esprime con atti, a garanzia di tutti, anche di chi intende realizzare un nuovo insediamento e per questo è necessario e doverosoun nuovo accordo di programma, il resto sono solo chiacchiere».

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena

CONDIVIDI
Articolo precedenteThe Big Draw a Modigliana
Articolo successivoLa missionaria
Lo Staff comprende tutti i membri di 4live. Attivo fin dalla nascita di 4live (01.07.2011) ha lo scopo di comunicare tutte le informazioni e novità relative al nostro progetto.