Alberto Zattini Confcommercio

Sconvolgente dire che – il fenomeno Airbnb – si può valutare un’opportunità per la promozione territoriale” si legge in una nota emessa dalla Confcommercio tramite il direttore Alberto Zattini (nella foto), chi lo fa non conosce oppure fa finta di non conoscere cosa significhi promuovere un territorio, a discapito delle imprese che regolarmente vi operano, siano esse turistiche o di altra natura, di quelle imprese che nel territorio investono, sottostanno a norme di carattere sanitario, di natura autorizzativa, di stampo fiscale.
Oggi sembra, se non abbiamo capito male, che finalmente è stato inventato l’uovo di Colombo: è sufficiente che una grande impresa (portale nato nel 2008 costruito sulla condivisione di alloggi appartenenti prevalentemente a privati destinati a affitti brevi) decida di invadere un mercato, quello turistico, perché i numeri dei turisti, a detta della Cna Turismo e Commercio Provinciale, improvvisamente esplodano.
Queste dichiarazioni vengono rilasciate alla vigilia della recentissima decisione del Consiglio di Stato che ha dichiarato, con propria sentenza, inammissibile il ricorso del portale AIRBNB e lasciando di fatto ancora aperta la questione del versamento delle mancate imposte su quanto ricavato dagli Host.
Noi, al contrario, ribadiamo la nostra posizione e la posizione delle Imprese, ribadendo che l’offerta di airbnb fa emergere quattro grandi non verità che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione:
• Non è vero che si tratta di forme integrative del reddito. Sono attività economiche a tutti gli effetti. Oltre la metà degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi.
• Non è vero che si tratta di attività occasionali. La maggior parte degli annunci si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno.
• Non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare. La maggior parte degli annunci si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno.
• Non è vero che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta. Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.
Il consumatore è dunque ingannato due volte in quanto viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività e del mercato. Si pone inoltre con tutta evidenza un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza.
Noi da parte nostra ci teniamo a sottolineare che già nell’anno 2016 abbiamo segnalato all’attenzione della Prefettura di Forlì-Cesena, Tavolo “Prevenzione e contrasto all’abusivismo” il tema del Sommerso Turistico ed Affitti brevi, con l’unico obbiettivo di chiedere alle Istituzioni di Vigilare ed intervenire per arginare e combattere ogni forma di concorrenza sleale. Confidiamo che quanto prima, anche alla luce di quanto dichiarato dal Consiglio di Stato, l’Agenzia delle Entrate si attivi per il recupero delle somme eventualmente evase o eluse da chi opera nel mercato turistico e delle locazioni senza rispettarne le regole. Federalberghi e Confcommercio continueranno sul percorso di sostegno e valorizzazione delle Imprese, le Imprese del nostro territorio, che quotidianamente si pongono il rispetto delle Regole.