“Flaneur” di Caterina Sbrana

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Oggi esce nelle librerie il terzo libro di Caterina Sbrana (segue La Porta Socchiusa, Ponte Vecchio Editore, 2010; Come una Fenice, Albatros Editore, 2015). Il romanzo, dal titolo “Flaneur”, è un thriller psicologico che, pur mantenendo una suspense tipica del romanzo giallo, cerca di fare luce e comprendere tutta la gamma di sfumature e comportamenti umani, analizzandoli dal punto di vista non convenzionale del protagonista.
James non ha nemmeno vent’anni quando realizza di essere un diverso. La sua sensibilità e la sua capacità di uscire dagli schemi imposti dalla società sono per lui un dono, ma allo stesso tempo una condanna, che lo perseguita senza mai permettergli di sentirsi a casa, ovunque vada, chiunque incontri” spiega l’autrice. “Tutti noi siamo stati affini, per un periodo più o meno lungo della nostra vita, al senso di solitudine e abbandono a noi stessi. Leggere Flaneur sarà un po’ come incontrare un amico fidato, o fare una chiacchierata al telefono con qualcuno che sa capirci, che ha già percorso certe strade. Credo che James possa consolarci, ma, allo stesso tempo, anche farci innamorare di certi aspetti del sentirci diversi, unici”.
Un assaggio della trama: “Eccentrico individuo all’antica, James è una nota stonata nell’America degli anni 60. Ha ventitré anni, ma la sua indole autolesionista e la sua personalità borderline lo fanno sentire vecchio; fumatore condannato da altri veleni, quelli della società e dei coetanei, non riesce a fare a meno di ciò che può condurre alla morte il suo fisico, come per fare in modo che corpo e anima rimangano al passo nel loro rapido declino. E’ dipendente da tutto ciò che lo fa appassire. James incarna il grido d’aiuto di individui menomati, destinati ad arrendersi e rimanere schiacciati. Ha un occhio cieco, ma vede più di ogni altro. L’occhio “ultraterreno, extraterrestre” e l’isolamento, gli permettono di assistere all’insieme di vicende chiamato “vita” passivamente, senza mai sentirsi a casa. La sua mente riflessiva lo rende capace di percepire le silenziose trame tessute dagli altri e il loro declino. Ogni volta però che cerca di avvisarli, viene schernito, etichettato come diverso. Jiggy è un profeta deriso. Nella sua solitudine, incarna l’inadeguatezza delle nuove generazioni. E’ un moderno decadentista, nella sua crepuscolare attitudine; dandy, esteta, vagabondo, segue i passi della flânerie dei poeti maledetti della Parigi di fine ‘800: in un insofferente e apatico girovagare del mondo, silenzioso contempla le vite altrui senza viverne nessuna. E’ il “Cigno Bianco” di Baudelaire, “l’uomo della folla” di Poe, artista tra gli scarti della società come Basquiat, cinico ma romantico giudice di una società di cui non vuole fare parte, narrata in prima persona, omaggio ai toni malinconicamente ironici del Giovane Holden di Salinger”.