Tutelare la salute… solo sulla carta

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Alcuni tratti del litorale regionale romagnolo, circa 28 km su un totale di 136 km, non sono adibiti alla balneazione e questo sulla base dei criteri stabiliti nell’Ordinanza Balneare regionale n. 1/2018 ed individuati con la DGR N. 627 del 02/05/2018 della Regione Emilia-Romagna. Fiumi Uniti è l’area costiera con il tratto più grande chiuso permanentemente alla balneazione per motivi igienico sanitari: 705 metri. Le località turistiche interessate sono Lido di Dante a sud e Lido Adriano a nord. Segue per estensione il fiume Savio con 336 metri. La qualità dell’acqua degli specchi d’acqua invece balneabili denominati “Lido Adriano 500mt nord” e “Lidi di Dante 300mt sud” è classificata da Arpae, analisi quadriennali alla mano, “Eccellente”. I prelievi vengono fatti in quelle acque balneabili a circa 700mt a nord dalla foce e a 400mt a sud, coordinate GPS alla mano. Rilevare inquinanti da determinare un grave declassamento delle acque a quella distanza e con quel potenziale diluente di milioni di litri d’acqua di mare, significherebbe che l’area chiusa permanente alla balneazione è insufficiente a tutelare la salute delle persone. La giustezza di tale provvedimento legislativo è quindi determinato dai risultati delle analisi. Ma da dove arriverebbe il pericolo igienico sanitario nell’area interdetta? In primis dagli scolmatori fognari dei paesi lungo gli argini, nell’entroterra per esempio è rilevante l’apporto inquinante di Forlì; sfioratori fognari che in caso di abbondanti piogge riversano nei fiumi i liquami che inevitabilmente poi sono destinati a finire in mare. La causa è quindi strutturale: la rete fognaria italiana anziché essere mista è ancora unica.
C’è un però. Un grosso però. Le suddette zone chiuse permanentemente alla balneazione non sono segnalate come la legge impone. A sud di fiumi Uniti ma a ben 400 metri dall’area interdetta c’è un cartello o meglio un foglio A4 che indica che a 50mt a sud della foce la balneazione è vietata (anziché la chiusa), in ogni caso non è dove la legge imporrebbe che fosse e cioè: “in un’ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione”. Molti turisti, essendoci diverse via d’accesso a quella spiaggia, possono entrare senza vedere l’A4. Peggio a nord della foce, dove l’avviso manca completamente nonostante ci sia una spiaggia libera o comunque una spiaggia frequentata durante la stagione estiva da centinaia di persone inconsapevoli però dei rischi per la salute. Da non dimenticare che nelle acque chiuse permanentemente alla balneazione, non vengono mai fatte analisi e i controlli microbiologici di routine proprio perché la balneazione lì è chiusa. La seconda area per grandezza chiusa permanentemente alla balneazione per motivi igienico sanitari è il fiume Savio che interessa la località turistica Lido di Classe a nord della foce e Lido di Savio a sud. A sud della foce, nonostante una discreta porzione di spiaggia libera interessata a tale provvedimento, manca il cartello che avvisa le persone dei rischi per la loro salute ed i motivi di tale scelta amministrativa. Niente controlli nemmeno qui ma bensì a circa 200mt a sud del fiume Savio e cioè nello specchio d’acqua balneabile denominato Lido di Savio 150mt sud Foce. La tutela della saluta per chi frequenta la spiaggia libera sembra essere quindi un optional.
Essere informati della chiusura permanente della balneazione per motivi igienici sanitari è un diritto, non informare adeguatamente le persone un reato! E a chi è affidata dalla legge tale responsabilità? Il Decreto Legislativo n.116/2008 è chiaro come il sole: all’amministrazione comunale. (Art. 5 comma 1 lettera a) – Art. 15 comma 1 lettera f). Cliccare sull’immagine per vedere il video.