Salute pubblica: i sindaci omissivi

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Dopo la prima inchiesta giornalistica (https://www.4live.it/2018/05/tutelare-la-salute-solo-sulla-carta/) che ha interessato le aree più grandi della Riviera romagnola chiuse permanentemente alla balneazione per motivi igienico sanitari dalla regione Emilia Romagna (DGR N. 627 del 02/05/2018 con coordinate GPS), è la volta di svelare le inadempienze in quelle adiacenti gli specchi balneabili con il più grave declassamento della qualità delle acque dei 90 km dell’intera costa. Più che inadempienze sono, in realtà, vere e proprie notizie di reato, la più grave delle quali è rappresentata dall’inosservanza di provvedimenti dell’Autorità in materia di salute pubblica (Art. 650 c.p.). Le aree interdette con accanto le più gravi criticità igienico sanitarie sono la foce del fiume Marecchia a Rimini, chiusa alla balneazione per 226 metri e quella del torrente Marano a Riccione per 124 metri.

Prima però va fatta una premessa sulla classificazione della qualità delle acque balneabili: accanto alle foce dei due fiumi, oltre l’area chiusa permanentemente alla balneazione, gli specchi balenabili denominati “Foce Marecchia 50mt nord e sud” e “Foce Marano 50mt nord e sud” hanno subito da parte di Arpae, un pesante declassamento della qualità delle loro acque (Scarsa–Sufficiente). Ciò avviene attraverso le analisi microbiologiche di routine, quindi su basi scientifiche e soprattutto non in base ad uno sporadico sforamento stagionale dei limiti di legge, ma bensì sulla base di risultati delle ultime quattro stagioni balneari. Ecco dunque la dimostrazione di una criticità igienico sanitaria conclamata e minante la salute pubblica determinata dalle autorità competenti. A conferma della situazione critico sanitaria si aggiunge che in quegli specchi d’acqua declassati, i sindaci adottano ogni anno misure preventive di chiusura temporanea della balneazione per 18 ore ogniqualvolta, dopo abbondanti piogge, gli scolmatori di piena si aprono e riversano nei fiumi i liquami fognari che inevitabilmente sfociando in mare diventano un pericolo per i bagnanti. Ecco dunque che la Regione, adottando un provvedimento legislativo a tutela della salute pubblica, decide di chiudere permanentemente la balneazione ai lati dei fiumi, una sorta di cuscinetto tra la foce e le acque balneabili affinché la diluizione degli inquinanti con milioni di litri di acqua di mare attenui ulteriormente i rischi per i bagnanti rendendo meno rischiosi gli specchi d’acqua balneabili. Provvedimento che evita inoltre ai bagnanti di immergersi inconsapevolmente in acque attaccate alla foce e quindi spesso insalubri. Ricordiamo poi che durante la stagione estiva, quegli specchi d’acqua chiusi non vengono mai monitorati da Arpae attraverso le analisi di routine, perché lì la balneazione è sempre chiusa. Siamo di fronte quindi ad un reale rischio per la salute pubblica che le istituzioni dello Stato come la Regione ed Arpae, hanno rigorosamente affrontato con verifiche scientifiche e provvedimenti legislativi ad doc, sennonché poi tali tutele, alla verifica dei fatti, risultano illegittimamente solo sulla carta. Vediamo perché:

Sia a sud che a nord della foce del fiume Marecchia, l’area interdetta alla balneazione non è segnalata affatto nonostante la legge imponga: “I Comuni assicurano che le seguenti informazioni siano divulgate e messe a disposizione con tempestività durante la stagione balneare in un’ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione”; “laddove la balneazione è vietata, avviso che ne informi il pubblico, precisandone le ragioni”; “ogniqualvolta è introdotto un divieto di balneazione permanente, avviso che l’area in questione non è più balneabile con la ragione del declassamento” (Art. 15 comma 3 lettera e) f) Decreto Legislativo n.116/2008). L’area definita con precisone da coordinate GPS è facilmente visibile in rete sul “Portale delle acque del Ministero della Salute” ed include la spiaggia libera ed alcuni stabilimenti balneari, area quindi frequentata nel corso dell’intera stagione estiva da migliaia di persone che inconsapevoli dei rischi per la loro salute s’immergono in quelle acque. Analisi, verifiche, leggi, provvedimenti a tutela della salute pubblica tutto perfetto! Alla fine però alle persone non viene comunicato nulla.
A Riccione la situazione non è dissimile, dato che nell’area interdetta a sud del torrente Marano, declassata a qualità “Scarsa”, si configura una vera e propria farsa. 
Un cartello è posizionato di fronte agli argini del torrente a ben 100 mt dalla riva, inoltre indica la chiusura della balneazione della sola foce. Oltre a non essere “nelle immediate vicinanze ecc.”, l’interpretazione del divieto si riferisce chiaramente al torrente. Mancano quindi i motivi del divieto e soprattutto l’estensione della chiusura ai 50 mt a sud della foce previsti dalla legge. Così posizionato risulta a 150 mt dalla porzione chiusa alla balneazione di fronte allo stabilimento balneare di quella zona ed alle spalle dei bagnanti che di conseguenza entrano in acqua inconsapevoli dei rischi per la loro salute. Pochi metri dopo, attaccato alla staccionata è presente un altro cartello, sempre fronte torrente, inerente un Ordinanza sindacale di chiusura della balneazione della stagione scorsa (11 luglio 2017).

Anche in questo caso nulla riguardo ai motivi della chiusura ne all’estensione ai 50 metri a sud della foce, infatti riguarda la non balneabilità del torrente. A Marano nord, il provvedimento regionale interessa una spiaggia libera grande come due campi da calcio. Immaginate l’affluenza durante l’estate. Qui il cartello è a 80 mt dalla riva alle spalle dei bagnanti e segnala la chiusura a 50 mt nord della foce e paradossalmente anche quella a sud. Questa seconda informazione risulta di fatto anch’essa alle spalle e a ben 200 mt dai turisti di quell’area sud interdetta. Anche qui mancano i motivi igienico sanitari che hanno causato la chiusura della balneazione. Singolare invece che nell’Atto sindacale N. 79 del 25 maggio 2018 riguardo alle misure di gestione adottate dal comune di Riccione in seguito alle aperture degli sfioratori fognari che causano inevitabilmente ed automaticamente la chiusura temporanea della balneazione per 18 ore negli specchi d’acqua balneabili ai lati della foce, il sindaco riccionese ordini: “l’apposizione dei cartelli di divieto temporaneo della balneazione sui pali predisposti, in corrispondenza della linea di delimitazione della fascia di libero transito dalla zona in concessione, in corrispondenza dello sfocio a mare”. La consapevolezza di dove gli avvisi siano certamente visibili, nei documenti obbligatoriamente da inviare a Ministero della Salute e alla Regione c’è. Invece quelli di chiusura permanente della balneazione così posizionati e con lacunose informazioni, non svolgono a pieno la funzione che dovrebbero avere, le persone infatti entrano in acqua inconsapevoli dei rischi per la loro salute. Chi di voi entrerebbe in una porzione di mare se il cartello fosse posizionato in battigia, fronte mare, a 5 mt dall’acqua con su scritto: chiusura permanente della balneazione per motivi igienico sanitari (conclamati)?
Essere informati dei rischi per la propria salute è un diritto, non informare affatto o adeguatamente le persone un reato! E la legge a chi affida tale responsabilità? Ai comuni! (Art. 5 comma 1 lettera a) d) – Art. 15 comma 1 lettera a) b) e) f) Decreto Legislativo n.116/2008). Cliccare sull’immagine per vedere il video.