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Sabato 5 maggio è in programma la visita guidata alla storica Pieve di Campiano di Ravenna (appuntamento alle ore 16,00, nel piazzale Secondo Valentini, davanti alla chiesa). Sarà lo storico dell’arte Marco Vallicelli a illustrare la storia e le peculiarità del luogo di culto. Nell’occasione Gabriele Zelli ricorderà Romolo Zanzi, che a tutti gli effetti deve essere considerato uno dei protagonisti della musica popolare romagnola del Novecento, nativo proprio di Campiano. Ai partecipanti sarà consegnata in omaggio copia della guida storico-artistica “Antiche Pievi. A spasso per la Romagna”, pubblicato dall’Associazione “Antica Pieve”, sodalizio costituito nel mese di febbraio 2018 per valorizzare la Pieve di S. Maria in Acquedotto. Tratto da questo volume pubblichiamo il testo scritto da Marco Viroli e Gabriele relativo al musicista Zanzi.

A Campiano di Ravenna è associato il nome del musicista Romolo Zanzi (1885-1952) che va annoverato tra i principali esponenti della musica popolare romagnola. A partire dalle origini, fu proprio Romolo Zanzi a scrivere alcuni dei capitoli fondamentali della storia della musica e del ballo romagnolo.
L’inventore e iniziatore del fenomeno fu certamente Carlo Brighi, detto Zaclén o Zaclòin, cioè anatroccolo, soprannome che gli fu affibbiato o per via della sua andatura dinoccolata o per la sua passione per la caccia alle anatre. Certo è che Brighi fu un eccellente violinista e un grandissimo compositore popolare. Fu soprattutto un trascinatore, un artista in grado di trasmettere immediatamente a chi lo ascoltava l’esplosiva vitalità che instancabilmente muoveva le sue dita sulle corde del violino. Nato in una famiglia contadina nella frazione di Fiumicino di Savignano sul Rubicone, oggi Brighi è considerato indiscutibilmente l’inventore del liscio. La passione del padre per il violino influenzò il giovane Carlo che iniziò a studiare da autodidatta. Durante la prima giovinezza, facendo enormi sacrifici, proseguì gli studi tanto da diventare un violinista di talento. Suonò anche in orchestre dirette da Arturo Toscanini, ma preferì dedicarsi all’elaborazione e all’esecuzione di musiche che mescolavano il ballo saltato della tradizione contadina ai valzer viennesi che in quegli anni avevano fatto scoprire il ballo di coppia.

Attraverso la sua opera di composizione di ballabili e di riscrittura di celebri brani musicali, sostenuto in questo anche dall’ideale socialista che lo spingeva a portare tra il popolo un moto di divertimento e di aggregazione, in modo estremamente creativo e del tutto originale, il musicista romagnolo operò la divulgazione di un linguaggio musicale nuovo e moderno.
Brighi riuscì a raggiungere una tale popolarità che in tanti, venuti a sapere che avrebbe suonato con la sua orchestra in una piazza, a una festa o in un’aia, erano pronti a percorrere decine di chilometri, anche a piedi, per assistere ai suoi concerti. Era talmente entusiasta della sua musica che si rendeva sempre disponibile, tanto a partecipare a grandi concerti con orchestre composite, quanto a girare per le piccole feste di campagna con un suo padiglione smontabile. Celebre rimane il motto “Taca Zaclén!” (Inizia Zaclén!), ancora oggi utilizzato per invitare i musicisti a cominciare a suonare.

L’avventura umana e artistica di Carlo Brighi è legata a varie località romagnole: alla frazione di Savignano sul Rubicone dove nacque, a Cesena dove si formò e lavorò, a Forlì dove ottenne i primi successi e dove è sepolto presso il Cimitero Monumentale, a Bellaria dove visse con la famiglia e costruì il suo celebre “capannone”, in cui la gente di ogni estrazione si divertiva, ballando al ritmo della sua musica.
Carlo Brighi fu personaggio emblematico e rappresentativo dei grandi cambiamenti epocali della cultura e del costume del nostro territorio fra Ottocento e Novecento, mutamenti che contribuì attivamente a stimolare con le sue innovative composizioni. Ogni concerto che teneva era diverso dall’altro, questo perché poteva contare su uno sconfinato repertorio di oltre mille brani di sua composizione, segno di una rara prolificità artistica.

Il Fondo Piancastelli di Forlì, presso la Biblioteca Comunale “Aurelio Saffi” di Forlì, conserva 831 dei suoi manoscritti musicali originali, databili a un periodo che va dal 1870 al 1915, che costituiscono le basi della prima e fondante elaborazione della musica popolare romagnola.
Quando Zaclén si spense a Forlì, il 2 novembre 1915, la sua orchestra passò al figlio Emilio che, nel 1924, inserì nella formazione un giovane violinista di nome Secondo Casadei. Il debutto di Casadei avvenne a San Martino in Villafranca dove la formazione musicale, guidata da Emilio Brighi, fu chiamata a suonare in occasione di una festa da ballo. «Arrivati sul posto – ebbe modo di raccontare Casadei – trovammo una grande aspettativa di gente» che riconobbe da lontano l’automobile dei musicisti, sia perché il traffico in quegli anni era pressoché inesistente sia perché sopra alla vettura era legato con le corde il contrabbasso. «Fummo accolti con un gran battimano – continua il racconto del maestro – e subito su sul palco attaccati al soffitto incominciammo a suonare».

Secondo Casadei si può considerare l’erede di Carlo Brighi, nonché altro principale artefice, protagonista e interprete della musica romagnola. Fin da ragazzo dimostrò una spiccata passione per la musica, tanto che a 18 anni creò la sua prima composizione, “Cucù”, cui fecero seguito oltre mille polche, mazurke e valzer, fra le quali, incisa nel 1954, la celebre “Romagna mia” che, in occasione del suo viaggio in Romagna nel maggio del 1986, ebbe modo di apprezzare anche il pontefice Giovanni Paolo II. Caratteristici restano gli assoli per clarinetto in do e sax alto in mi bemolle, eseguiti anche dopo la sua scomparsa da virtuosi strumentisti.

In carriera Casadei riuscì a superare le difficoltà e le asprezze di alcuni periodi, restando sempre fermamente fedele alla proposta musicale che sosteneva e che amava. Nel 1928 fondò l’Orchestra Casadei e imperterrito continuò, unico in Romagna, a eseguire musica tradizionale, a costo di fischi e contestazioni, anche quando, nel dopoguerra, imperversavano sulle piste da ballo i ritmi d’oltre oceano.
Secondo Casadei è stato un compositore geniale, dall’intuizione brillante e personalissima. Ha lasciato un’impronta indelebile nella musica folkloristica che in lui ha rivissuto gli accenti più autentici e appassionati dell’anima canterina romagnola. Le sue musiche conservano intatte, oggi più che mai, quella freschezza, quella vivacità e quella originalità che rendono assolutamente tipica e inconfondibile la produzione di un artista unico che lo scrittore e regista Leandro Castellini definì lo “Strauss di Romagna”.

Altri protagonisti indiscussi della nostra musica sono stati Francesco Rossi, detto Ferrer, e Romolo Zanzi. Il primo, violinista, compositore, suonava anche il sax contralto, era figlio d’arte. Suo padre Guido fu un apprezzato clarinettista in do, nonché componente dell’Orchestra Casadei dal 1930 fino ai primi anni ‘50. Ancora oggi Ferrer Rossi è considerato uno dei massimi violinisti romagnoli del secolo scorso. Anch’egli è stato un prolifico compositore di ballabili romagnoli di successo, come il “Valzer dell’usignolo”, che comprende un difficile assolo di violino di grande virtuosismo, unico nel suo genere.
Ultimo ma non ultimo, Romolo Zanzi, autentico cultore della musica in genere, nativo di Campiano di Ravenna, ebbe la possibilità di studiare presso l’Istituto Musicale ravennate “Giuseppe Verdi”.

Negli anni ‘20 fondò un’orchestra da ballo e, con musiche da lui composte, divenne celebre in tutta la Romagna eseguendo spartiti di forte carattere popolare. Come violinista suonò in diverse orchestre teatrali con le quali tenne spettacoli in numerose città europee. Profondamente legato alla sua terra, Zanzi seppe cogliere dalla gente semplice e umile di Romagna l’ispirazione per le sue migliori composizioni (valzer e mazurche in particolare) che gli procurarono in vita una vasta notorietà. Un successo che tuttora permane e fa sì che l’artista di Campiano di Ravenna venga annoverato tra i padri indiscussi di quella musica che felicemente esprime i sentimenti più genuini della gente di .Romagna. Fra le sue numerose composizioni ricordiamo i valzer, ancora oggi eseguiti: “La Barcarola”, “Serenata”, “Romagna solatia”, “Risveglio”, “Alba”, “Ritorno”.

Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.