“Pietro Bandini: Missionary, Social Worker and Colonizer, 1852-1917” di Edward C. Stibili

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La storia è piena zeppa di personaggi ingiustamente dimenticati, magari “politicamente scorretti” o troppo in anticipo rispetto ai tempi; uno di questi è un romagnolo, il forlivese Pietro Bandini, sacerdote che fece grandi cose negli Stati Uniti di fine Ottocento e inizio Novecento, finito nell’oblio forse perchè l’immagine oleografica della Romagna anticlericale di fine Ottocento poteva essere disturbata dalla figura di un prete che si spese tra gli ultimi di quei tempi, gli emigrati italiani in Nord America. In realtà don Pietro Bandini ai primi del Novecento godette di fama e popolarità sia in Italia che in USA per la sua azione socialmente innovativa; sembra che John Fante, scrittore italoamericano, abbia chiamato Bandini il suo personaggio letterario più noto, ricordando il racconto fattogli dai suoi genitori emigrati dall’Italia relativamente a un sacerdote italiano che così si chiamava e che tanto bene aveva fatto ai connazionali arrivati in Nord America. Poi Bandini, finì nel dimenticatoio, almeno in Italia dove fino ad oggi a parte un articolo dello storico forlivese Mambelli pubblicato sul periodico Il Momento nel 1931 e il saggio pubblicato dal sottoscritto nel 2004 non c’è molto altro.

Diverso è il caso degli USA dove la figura del prete forlivese è stata oggetto di studio e ricerca; recentemente è uscito forse lo studio più completo e articolato su Bandini, quasi cinquecento pagine, “Pietro Bandini: Missionary, Social Worker, Colonizer, 1852-1917” (acquistabile on line), opera dello storico americano Edward C. Stibili, già docente di storia al Calumet College of Saint Joseph di Withing nell’Indiana, edito dallo Scalabrini International Migration Network di New York.

Ma chi era Pietro Bandini? Nato in una facoltosa famiglia borghese di Forlì nel 1852, entrò nel seminario di Bertinoro retto dai Gesuiti dal quale uscirono vari missionari che parteciparono all’epopea della Missione sulle Montagne Rocciose, tentativo di riprodurre l’esperienza delle Riduzioni paraguaiane del Settecento tra le tribù indiane del Nord Ovest degli Stati Uniti. A questa esperienza partecipò anche Pietro Bandini dal 1882 al 1889 tra i pellerossa del Montana; rientrato in Italia, Bandini dovette lasciare la Compagnia di Gesù per motivi mai chiariti, probabilmente di carattere disciplinare. Dal 1891 al 1895 fu un importante collaboratore di monsignor Scalabrini, vescovo di Piacenza e fondatore della Congregazione dei Missionari di San Carlo, nella grande opera di sostegno agli emigrati italiani con l’attivazione a New York della Società San Raffaele, opera assistenziale della quale Bandini fu il primo segretario. Ma un altro capitolo esaltante della opera di don Pietro Bandini fu la sua azione a favore degli emigrati italiani nell’Arkansas con la fondazione nel 1898 della comunità agricola modello di Tontitown nella quale il sacerdote forlivese espresse con energia il suo impegno di pastore e di organizzatore sociale nel solco degli insegnamenti della Dottrina Sociale. Organizzò dal nulla una comunità di un migliaio di emigrati italiani, costituendo una rete di piccoli proprietari agricoli, una cooperativa di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, una cantina sociale e la scuola per i giovani della comunità. Morì nel 1917 e fu sepolto nel cimitero di Tontitown della quale era stato eletto sindaco 1909, diventando il primo sacerdote cattolico a ricoprire quella carica in USA. Era rientrato in Italia temporaneamente solo nel 1911, ritirando il premio all’esposizione internazionale di Torino, riconoscimento per la sua instancabile opera a favore dell’emigrazione italiana in USA, peraltro assai apprezzata anche dalle autorità americane. Stibili, che nella sua indagini storica ha condotto personalmente ricerche, oltre che negli USA, a Forlì, negli archivi scalabriniani a Roma e Piacenza e presso fondi archivistici dei Gesuiti a Roma e Gallarate, ha approfondito i vari aspetti della figura di Bandini, dalla formazione al tormentato e complesso rapporto con la Compagnia di Gesù fino all’intenso lavoro con gli emigrati italiani, ai rapporti non sempre facili con la gerarchia cattolica americana, prevalentemente di origine irlandese che diffidava degli italiani; d’altronde Bandini aveva una personalità irruente e insofferente della disciplina, agiva d’impulso, con convinzioni in qualche caso anticonformiste, magari vicine anche ad ambienti culturali del nascente nazionalismo italiano. Non stupisce quindi che ambienti cattolici americani non digerissero la sua ammirazione per Garibaldi e il plauso per il compimento dell’unità nazionale italiana. Stibili correda il suo lavoro con una ampia documentazione fotografica e riportando interessantissime relazioni e corrispondenze di Bandini a partire dalla sua missione tra le tribù indiane.

Altro aspetto messo in evidenza dallo storico americano è la capacità del sacerdote forlivese di intrattenere relazioni ad altissimo livello che gli consentirono contatti con le più alte autorità americane, la famiglia reale italiana e lo stesso Vaticano. Particolarmente efficace il giudizio complessivo di Stibili su Bandini quando definisce la vita e le opere del prete romagnolo come “…una finestra spalancata su alcuni decisivi sviluppi della storia americana tra la fine del XIX secolo e l’ inizio del Novecento: l’assimilazione e la cristianizzazione dei nativi, le questioni legate all’immigrazione di massa (specificamente quella italiana), la nascita di colonie agricole di immigrati in un tempo nel quale la gran parte dell’ immigrazione era concentrata in sovraffollate aree urbane”.

Paolo Poponessi