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I pesticidi sono utilizzati in agricoltura ma anche in altri settori, al fine di combattere organismi ritenuti dannosi, rappresentano tuttavia un rischio per gli ecosistemi soprattutto per quello acquatico nonché per la salute dell’uomo. Il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, presentato pochi giorni fa dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha raccolto nel biennio 2015-2016, le informazioni delle analisi delle acque sotterranee e superficiali del Belpaese. Sono 259 (erano 224 nel 2014) le sostante rilevate nelle acque italiane ed il glifosade, insieme al suo metabolita AMPA, è l’erbicida che presenta il maggior numero di superamenti. Nel 2016, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 33,5% dei 3.129 punti in quelle sotterranee. La maggior presenza di pesticidi si riscontra nella pianura padano-veneta, dove le indagini sono generalmente più approfondite (in termini di numerosità dei campioni e di sostanze ricercate); nelle regioni del nord, infatti, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio della rete nazionale. Ma veniamo nel dettaglio ai dati inerenti l’Emilia Romagna nei 149 punti di campionamento delle acque superficiali e 249 di quelle sotterranee:
Nelle acque superficiali rinvenuti pesticidi nell’84,6% dei casi, complessivamente rinvenute 65 sostanze. Nelle acque sotterranee è stata riscontrata la presenza di residui nel 21,7% dei punti di prelievo mentre sono state 34 le sostanze rinvenute. Le concentrazioni sono state superiori ai limiti di qualità ambientale in 24 punti nelle acque superficiali e in 12 in quelle sotterranee. Tra i corpi idrici il cui livello di qualità ambientale è stato sforato troviamo per esempio: il fiume Uso, il torrente Ausa, il fiume Lamone, il canale del Reno ed il torrente Rio Melo.
Un ultima considerazione che non ha nulla di scientifico ma è esclusivamente empirica: quello che vediamo con i nostri occhi da diversi anni, soprattutto in primavera prima delle semine e nel maggior periodo di proliferazione di erbe infestanti, è una campagna che assume spesso colori arancione brillante. È il risultato dell’azione dei diserbanti. Lo vediamo spesso ai piedi frutteti e delle vigne, lungo gli argini dei fossi, ai lati delle strade, nei terreni a coltivazione intensiva nonché nei giardini delle abitazioni al punto che ormai non ci facciamo più caso. La distruzione della nostra biodiversità, degli ambienti acquatici e l’introduzione di sementi resistenti ai pesticidi, minano quell’area di eccellenza che è l’ortofrutta romagnolo e tutto ciò senza prenderne realmente coscienza. Il risultato finale poi è la chimica nel piatto (cliccare sulla tabella qui sotto per leggerla con una migliore definizione).

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.