ex Casa del Fascio Predappio

Nei giorni scorsi ha suscitato clamore un intervento di Lara Magoni, assessora, al turismo della regione Lombardia, in quota al partito Fratelli d’Italia, riguardo alle tutele sociali dello stato fascista, soprattutto nei confronti dei lavoratori.
Zelanti antifascisti, sempre attivi nella loro missione salvifica dal fascismo residuale, sopravvissuto alla postbellica resa dei conti, alle epurazioni, al terrorismo rosso e, oggi, pure bersaglio dell’ostracismo del M5S contro Fratelli d’Italia, hanno colto subito la palla al balzo per un infelice, grottesco attacco alla pacata considerazione della Magoni come “le leggi che tutelano i lavoratori nascono proprie tutte dal fascismo, rinnegare ciò che di buono è stato fatto allora è un grande errore”.

Ancora più grave la colpa della Magoni per aver supportato le sue affermazioni con un documento di Mussolini che raccomandava la realizzazione di refettori decorosi per la sosta pranzo dei lavoratori negli stabilimenti FIAT. È venuto giù il mondo!
C’è chi ha affermato che un assessore deve limitarsi a svolgere il proprio ruolo amministrativo e non sconfinare in quello dello storico!
Ancora c’è stato chi istericamente ha accusato la Magoni di revisionismo e militante filofascismo!
Addirittura, non è mancato chi con una riacutizzatasi, rabbiosa idrofobia antifascista ha reclamato le dimissioni della vergognosa, perché incauta e rea, assessora! Per dirla alla Totò: ma ci facciano il piacere!

Lara Magoni, pur nell’ambito delle sue funzioni di assessora regionale al turismo, resta una cittadina alla quale non può negarsi il diritto di esprimere opinioni personali, anche di valenza storica, tanto più esposte con ragionevolezza e senso della misura.
In fondo, con le sue affermazioni Lara Magoni ha solo confermato la teoria di chi, come lo storico Chabod, afferma la frattura-continuità tra passato e presente: innegabile la frattura istituzionale, di valori, cultura e fini tra fascismo e repubblica, ma altrettanto evidente la continuità tra i due periodi per quanto attiene a certe politiche di progresso dello stato sociale. Le radici della tutela sociale odierna affondano nel trascorso regime fascista, ventennio sicuramente difficile, tragico e divisivo per gli italiani, ma pure con evidenti segni di modernità, come nel caso delle politiche sociali. Legittimo, dunque, che l’assessora lombarda esternasse opinioni personali.

Deplorevole, invece, che militanti antifascisti, accecati da tanto spudorato, imperdonabile revisionismo della Magoni, fossero improvvisamente dimentichi di quell’insegnamento fondamentale di Voltaire, da loro spesso richiamato, ma, ora è chiaro, solo in modo opportunista, quando conviene alla loro causa: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”.
L’antifascismo italiano resta settario, divisivo degli italiani, un palese esempio di oscurantismo politico, fuori luogo in uno stato democratico, che deve essere libero nel libero confronto delle sue parti. Altrimenti, su quali premesse la realizzazione di un Museo del Fascismo a Predappio?

Franco D’Emilio

CONDIVIDI
Articolo precedenteEarth, un giorno straordinario
Articolo successivoAl Forlì Jazz Festival Cosascuola Music Professional
69enne di origini liguri ma forlivese d'adozione, funzionario scientifico del ministero per i Beni culturali per più di trent'anni. Ha scritto insieme a Paolo Poponessi il libro "La terra del duce. L'era fascista nella Romagna forlivese 1922-1940" e con Giancarlo Gatta il volume "Predappio al tempo del duce. Il fascismo nella collezione fotografica Franco Nanni".