Camera di commercio

Da oggi la sala del Consiglio della Camera di Commercio di Forlì è intitolata alla memoria di Leonida Bonavita, imprenditore di spicco della città, fondatore dell’omonima fabbrica di feltro, presidente dell’Ente camerale dal 1898 al 1922, uno dei primi industriali a essere nominato Cavaliere del Lavoro nel 1902. La decisione dell’intitolazione avvenuta in seguito alla donazione di un busto, raffigurante lo stesso Bonavita, effettuata dalla nipote Marcella Mathieu Zambianchi il 27 giugno 2017, nel frattempo, purtroppo, deceduta. La scultura, recentemente restaurata dall’artista Roberto Casadio, è stata collocata nel piano ammezzato dello scalone principale di Palazzo Serughi durante una cerimonia alla quale hanno partecipato i familiari di Bonavita.
A corollario dell’intitolazione sono intervenuti Fabrizio Moretti, presidente della Camera di Commercio, Alberto Zambianchi, vice presidente, nonché erede di Bonavita in quanto figlio della donatrice, e Davide Drei, sindaco di Forlì. Nei loro interventi è stato ricordato il ruolo svolto dall’imprenditore, “un personaggio lungimirante ed attento alle innovazioni tecnologiche che seppe spendere le sue energie affinché queste potessero rafforzare la crescita economica e la qualità della vita sul nostro territorio rendendolo migliore, più competitivo ed attrattivo. Per i suoi tempi, fu anche un imprenditore particolarmente illuminato: nella sua fabbrica introdusse inziative all’avanguardia, come la mursery per i bimbi delle operaie e la sala radio nel “dopo lavoro” degli operai”.
L’avvio dell’attività di imprenditore, insieme ai due fratelli, avvenne in seguito all’intuizione di produrre le borre di feltro, che si impiegavano per il caricamento delle cartucce da caccia, quando fu introdotto un nuovo meccanismo di caricamento dei fucili da caccia, non più dalla bocca ma dalla culatta, la parte posteriore di ogni arma da fuoco. “Dal momento che a quei tempi, si legge nel libro “Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento” di Marco Viroli e Gabriele Zelli, le borre erano un prodotto di discreto consumo, i fratelli Leonida, Ettore e Giovanni Bonavita, gestori di un negozio d’armi nell’attuale piazza Saffi, dopo il 1878 decisero di produrle in proprio. La produzione fu immediatamente apprezzata e i risultati lusinghieri spinsero i fratelli Bonavita a lasciare la lavorazione fatta a mano per intraprendere operazioni di produzione più complesse. Passarono così all’utilizzo di macchine per la lavorazione meccanica che, man mano che il lavoro aumentava, vennero sostituite con altre più moderne, acquistate all’estero o addirittura ideate dagli stessi Bonavita. Quanto testé riportato, seppur in maniera sommaria, sta all’origine della nascita di una delle aziende più rilevanti che Forlì e l’Italia abbiano avuto: la Società Anonima Bonavita. La ditta crebbe in fretta, mettendo in produzione nel contempo feltri di lana, articoli di feltro e di tutti i suoi derivati. Nel 1888 venne avviata la costruzione di uno stabilimento di grandi dimensioni nell’area prospiciente il Convento di San Domenico. I nuovi impianti occuparono un’area di oltre diciottomila metri quadrati, di cui novemila coperti da fabbricati industriali, tremila dei quali furono operativi su due piani e diedero ulteriore impulso e rilevanza alla produzione”.
Nel 1907 venne assunta la denominazione Società Anonima Bonavita che sostituì la precedente, Ditta Giuseppe Bonavita & figli. Nel 1927 Ettore Casadei scrisse: “Questa fabbrica, unica nel suo genere in Italia, può ritenersi la più importante e grandiosa d’Europa, poiché è la sola in grado di produrre tutti indistintamente i tipi di feltro battuto”.
“Il successo conseguito in campo economico, scrivono Viroli e Zelli, consentì in particolare a Leonida (1852-1934) di assumere un ruolo rilevante in ambito cittadino e di essere insignito delle cariche di consigliere della Casa di Riposo, censore della Banca d’Italia, consigliere comunale e presidente della locale Camera di Commercio. Come presidente camerale affrontò il problema dell’installazione della prima linea telefonica, dell’ammodernamento e ristrutturazione della stazione e delle linee ferroviarie. Si occupò inoltre dell’ampliamento del porto di Cesenatico, della partecipazione di ditte a fiere e esposizioni nazionali e internazionali, di finanziamenti a manifestazioni fieristiche locali, dell’ampliamento del Palazzo delle Poste e della costruzione del nuovo ospedale.
Particolarmente attento al problema della formazione professionale dei giovani, fu tra i fondatori e gli organizzatori della Scuola d’Arti e Mestieri, costituita nel 1901, poi trasformata in Scuola Industriale Umberto I, diventandone nel 1919 presidente e rappresentante del Ministero dell’Industria. Pur assorbito da tutti questi impegni, Leonida non cessò mai di dedicarsi all’attività della ditta di famiglia, per cui prestò servizio fino alla bella età di settantotto anni”.