Vescovo Lino Pizzi

«“Allora ci lascia? Va in pensione? Quante volte mi è stato chiesto in queste ultime settimane. Il vescovo, che, secondo le indicazioni del Codice di Diritto Canonico, lascia il governo di una Chiesa per raggiunti limiti di età, rimane vescovo emerito di quella Chiesa: perciò rimango vescovo emerito di Forlì-Bertinoro fino alla fine dei miei giorni! Dodici anni vissuti insieme non si possono dimenticare, anche se verrà a mancare la consuetudine quotidiana: tanti volti, tante relazioni, tanti incontri e attività pastorali sono motivi per cui oggi vogliamo insieme ringraziare il Signore; voi volete ringraziare anche me e io desidero ringraziare tutti voi: mi avete accolto pazientemente, benevolmente, con comprensione e pazienza per i miei limiti: ognuno ha collaborato secondo le sue possibilità e le sue capacità, nella propria condizione.

Ringrazio in particolare i sacerdoti (fin dall’inizio vi avevo detto che il Vescovo da solo non può far nulla, insieme ai preti può fare tanto), i diaconi, i ministri, i catechisti e tutti gli operatori pastorali, gli educatori, gli animatori, gli sposi, i genitori, i religiosi e le religiose, le associazioni, i movimenti e i gruppi ecclesiali, nell’ambito ecclesiale., gli anziani e gli ammalati, che mi hanno accompagnato silenziosamente con la loro preghiera e sofferenza. Un grazie particolare lo rivolgo ai Vicari generali e ai Vicari episcopali, ai centri e agli uffici pastorali, al Consiglio Presbiterale e ai Consigli Pastorali diocesano e parrocchiali. Ringrazio la Caritas diocesana e quelle parrocchiali, perché in questi anni di crisi economica e di forte immigrazione hanno condiviso e portato avanti con me la preoccupazione e l’impegno per i più deboli e i più poveri. Ringrazio tutte le autorità cittadine, gli amministratori e i responsabili della vita economica e sociale, le Forze dell’ordine per i rapporti cordiali e, più volte, la collaborazione di fronte a vari problemi del nostro territorio. Quando venni a Forlì il 29 gennaio 2006 chiamai i giovani ad essere protagonisti nelle nostre comunità; non sempre questo si è visto chiaramente; spero che il prossimo Sinodo dei Vescovi, che avrà come tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale dia un forte impulso perché ognuno comprenda la dimensione vocazionale della propria vita e si disponga a vivere pienamente la propria chiamata.

Non riesco a nascondere un rammarico, quasi un’amarezza, che vorrei che tutti raccoglieste come impegno per il futuro: non sono riuscito ad innamorare più giovani e ragazze per un impegno totale al servizio del Signore e dei fratelli nella Chiesa e nel mondo, come buoni sposi e anche come sacerdoti, religiosi e religiose e missionari.
Più volte mi avete sentito richiamare l’importanza fondamentale e insostituibile delle famiglie e alla necessità di sostenere la famiglia nel suo essere e nel compimento della sua missione nella chiesa e nella società. Con uguale frequenza ho sottolineato l’urgenza di un instancabile impegno educativo e formativo prima di tutto degli operatori pastorali e poi di tutti, ognuno nella propria condizione di vita.

Nemmeno una lettera pastorale? Un amico prete di Modena mi ha chiesto: Come? In dodici anni non hai scritto neanche una Lettera pastorale? E’vero: in dodici anni non ho scritto una vera e propria Lettera pastorale; non per questo non abbiamo camminato e lavorato insieme. Sull’onda del Sinodo diocesano degli anni ’90, abbiamo, di volta in volta accolto, condiviso e portato avanti l’abbondante Magistero dei Papi: dalla Novo Millennio ineunte di San Giovanni Paolo II, dalle Lettere encicliche di Papa Benedetto XVI (Deus Caritas est, Spe salvi, Caritas in veritate, Donum Fidei (pubblicata da Papa Francesco), a quelle di Papa Francesco: Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia e il Giubileo della Misericordia. Abbiamo fatto nostro il cammino della Chiesa Italiana: gli Orientamenti pastorali decennali 2000-2010 Annunciare il Vangelo in un mondo che cambia e 2010-2020 Educare alla vita buona del vangelo, il Convegno ecclesiale di Verona con i suoi cinque ambiti di vita e di pastorale e quello di Firenze di una Chiesa sinodale e missionaria in uscita. A livello diocesano, in particolare, abbiamo avuto il Biennio della Famiglia, il Biennio dei Giovani e attualmente il Biennio della formazione alla vita sociale e politica. Mossi da più fattori abbiamo avviato il cammino, molto impegnativo, delle Unità pastorali, che bisognerà incrementare con convinzione e con coraggio. Ho avuto la gioia di poter compiere due visite pastorali, la prima a tutte le parrocchie, la seconda alle Unità pastorali. Non ultima è stata l’erezione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose insieme ad altre quattro diocesi confinanti per una qualificazione teologica e pastorale di insegnanti per l’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole e di operatori pastorali nelle nostre comunità.

Per tutto questo possiamo e dobbiamo ringraziare il Signore e quanti hanno fattivamente collaborato. Certo, si sarebbe potuto e dovuto fare di più; riconosciamo i nostri limiti e, ognuno al proprio posto, cerchiamo di allungare il passo. C’è spazio per tutti… e chi più ne ha più ne metta!
Sapete che mi ritiro a Rivara, mia parrocchia natale, dove sono stato battezzato e ordinato sacerdote, a meno di due chilometri dai miei fratelli e dalle mie sorelle; andrò, se il Signore vuole, a continuare il mio ministero pastorale di prete e di vescovo, in aiuto a Don Erio, che ho avuto la grazia e la gioia di ordinare Vescovo, e a Don Filippo, che era il mio giovane organista quando ero parroco a Nonantola. Passando da quelle parti, o venendo di proposito, potrete venire a trovarmi, preavvertendo per trovarmi a casa; ma la distanza fisica non ci impedirà di continuare a volerci bene e a pregare gli per gli altri. Questo ci conceda il Signore!
Ci prepariamo all’ingresso del nuovo vescovo, mons. Livio Corazza. Accogliamolo nella fiducia e nella preghiera pronti a collaborare con lui».

Monsignor Lino Pizzi