Poltrona da Sindaco

Se consideriamo lo spessore politico, la conduzione amministrativa dell’attuale sindaco di Forlì e della sua giunta, ormai vicini, manca poco più di un anno, alla fine del loro mandato, credo che sia più che giusto, legittimo l’auspicio dei forlivesi perché il governo della città, così come risulterà dalle prossime elezioni amministrative del 2019, sia improntato a motivi di reale novità.
Novità che consista davvero nella pratica di una cultura politica incline al confronto con i cittadini, quindi sempre più si allontani da rapporti sotterranei con quegli uomini d’apparato, quei gruppi di potere o quelle lobbies che adesso prosperano, navigano agevolmente nella palude stagnante dell’amministrazione locale.
Novità di un sindaco e di assessori che diventino amministratori per vera ed esclusiva vocazione politica e non per surrogare l’impegno amministrativo alla mancanza di un lavoro personale o per integrare risorse economiche personali.
Novità di avere, finalmente, amministratori eletti davvero competenti per conoscenze, esperienze e capacità.
Novità che sia finalmente frattura con l’attualità che ha visto e vede l’amministrazione comunale forlivese, caratterizzata più da ombre che luci, addirittura sopravvissuta a se stessa solo grazie all’opportunistico uso di discutibili lieviti e rimpasti politici.
Novità di un sindaco che sia espressione di una coalizione che, prima, stabilisce i punti fermi di un programma amministrativo, ben articolato nelle sue priorità e strumenti, poi individua il candidato sindaco, perché no pure i possibili assessori, più idonei a rappresentare, perseguire quel progetto, infine vincola il ruolo di questi suoi eventuali eletti, pena la loro sfiducia pubblica, all’inderogabilità dal contenuto del programma concordato: tutto questo anche per evitare la mutevole posizione, spesso abilmente opportunista, di certe “liste di comodo o stampella”, presenti nelle coalizioni elettorali, ma pure per collegare a definiti intenti e strumenti di programma quanti, oggi a Forlì come altrove, si proclamano, a chiacchiere e con scarsa conoscenza del territorio, unici eroi salvifici della buona amministrazione.
Il programma, insomma, va anteposto al “bilancino” delle coalizioni; il progetto per la città, soprattutto la sua fattibilità, deve guidare la scelta dei nuovi amministratori di Forlì; ogni eventuale verifica, pure relativamente alla stabilità della coalizione, deve effettuarsi solo riguardo al livello attuativo del programma elettorale, lontano, quindi, dall’odierna, esclusiva premura verso gli “equilibri politici” della maggioranza: guai a permanere nella contrarietà a queste tre linee guida!
Forlì deve recuperare e tornare ad essere partecipe in modo fattivo del suo aeroporto; Forlì reclama un nuovo assetto commerciale di convivenza tra grande e piccola distribuzione; Forlì chiede un piano edilizio che riqualifichi, tuteli il centro storico e salvaguardi le periferie, all’insegna, in entrambi i casi, della migliore qualità possibile della vita e, soprattutto, del ripopolamento, laddove vi è la fuga dal cuore della città; Forlì deve recuperare, valorizzare la cultura ed il patrimonio culturale del suo territorio, non può più tollerarsi che la visibilità mediatica delle grandi mostre faccia dimenticare lo stato d’abbandono di alcuni suoi istituti, quasi come polvere nascosta sotto il tappeto buono di casa; Forlì non deve solo assecondare servizi universitari, ma soprattutto dare spazio al respiro dei suoi giovani studenti, così poco presenti nella vita cittadina.
Questi solo alcuni temi di grande, attuale urgenza della città.
Si dice che un buon sindaco debba distinguersi per alcune doti imprescindibili: innanzitutto il decisionismo ovvero il coraggio di assumere sempre decisioni, pure impopolari, purché funzionali all’interesse dei cittadini; poi la capacità di esprimere leadership ossia essere di esempio e sprone a tutti i suoi collaboratori; ancora la prevalenza della concretezza amministrativa sulla propaganda degli annunci, dote questa che presuppone anche una buona inclinazione all’ascolto e al coinvolgimento dei cittadini; infine, la trasparenza ovvero il merito di rendere l’amministrazione comunale simile ad una casa di vetro dove tutto è evidente e tutti possono vedere, comprendere in che modo e per quali fini lavorino il sindaco e la sua giunta.
Da tempo l’attuale sindaco di Forlì pare lontano da simili doti, tanto più per un’incombente accusa di falso ideologico e abuso d’ufficio: sono due addebiti gravi che sempre screditano un’amministrazione pubblica perché, comunque, qualunque sia la verifica fattuale sul piano giuridico, dimostrano un certo grado di fragilità e vulnerabilità dell’amministratore sotto accusa.
Penso che i forlivesi non meritino affatto la riconferma a sindaco di chi sinora si è rivelato soltanto opaco e tattico.
Sin da ora, proprio nella prospettiva delle prossime elezioni amministrative 2019 a Forlì, s’impone una riflessione sul recente passato e sul desiderio di novità sostanziali da parte degli elettori forlivesi.

Franco D’Emilio