Gatteo

La stagione balneare è alle porte ma a Gatteo Mare l’arrivo della nuova associazione turistica “semi comunale” continua ad essere circondata da ambiguità e mancanza di chiarezza da parte delle istituzioni. La telenovela raccontata nell’articolo “Cambiare tutto per non cambiare niente” disegna la nascita della nuova associazione “Gatteo Mare Turismo” che da quest’anno sostituirà quella privata “Gatteo Mare Village”. La nuova associazione, a differenza della passata, coinvolge tutti gli operatori turistici con il fine di promuovere una strategia politico turistica allargata e comune. Il quadretto però fino ad oggi è scandito da alcune ambiguità, vediamo quali:
Rimane un mistero quale sia il nome della neonata associazione e questo a causa di una totale assenza di comunicazione e chiarezza da parte degli amministratori comunali. Male. Sul web troviamo la pagina ufficiale “Gatteo Mare Turismo”, nella quale sono presenti oltre 90 hotel, tutti gli stabilimenti balneari, negozi ecc. e troviamo pure la “Gatteo Mare Sabrin Tourist Service” che dalla sua pagina Facebook rimanda al dominio della vecchia “Gatteo Mare Village”, nel quale però è scomparso il nome, ma è rimasto il logo con il gatto… “il figlio di Garfield”. Sito web in cui però sono presenti solo 35 hotel. La gestione delle prenotazioni, ed anche il sito comunale lo dichiara, sono ancora a capo della associazione Sabrin Tourist Service. Ci sarebbe poi una terza sigla a confondere ulteriormente il progetto, la “Gatteo Mare Sommer Village”, citata qualche giorno fa nella presentazione di questo progetto dal Resto del Carlino, della quale però non si trovano tracce. Chi ha comunicato al giornalista questo nome visto che nell’articolo mancavano virgolettati? Qual è stata la sua fonte? Il sindaco legge i giornali? Questo triplo binario che alimenta confusione e storie metropolitane è principalmente un danno per il paese. Perché nel marketing, soprattutto per la promozione turistica odierna effettuata sempre di più on line, non c’è mai il fuori stagione. Mai.

La querelle si è sviluppata però anche su un aspetto che apparentemente sembrerebbe marginale. Il logo in cui è raffigurato il gatto è stato inspiegabilmente oggetto di attenzioni a dimostrazione che sia più importante di ciò che si pensi, e questo per una ragione semplice: rappresenta una geniale idea a cui sono state garantite per un decennio centinaia di migliaia di euro dal Comune ed oggi che l’associazione si è ampliata ancor di più, la prospettiva fa ben sperare. Solo il PalaG costò 80mila+80mila euro di risorse pubbliche, per fare un piccolo esempio, anche se poi si entrava solo “braccialettati”.

L’idea del villaggio porta con se in pancia le risorse comunali. Che poi l’idea geniale la si voglia scalare lo dimostra il fatto che poco prima della nascita della nuova associazione, qualche “squalo” ha depositato marchi simili a quelli pensati dall’amministrazione comunale. Ma di chi è il logo “originale” della Gatteo Mare Village? È registrato sotto il nome di Massimo Vincenzi, dipendente della Cooperativa Sabrin, la stessa cooperativa di servizi che insieme ad altre associazioni di categoria ha votato la nuova, si fa per dire, dirigenza della Gatteo Mare Turismo. Il logo-gatto è rimasto, sotto il nome però di Sabrin Tourist Service. L’idea del villaggio turistico e come si è deciso di strutturarlo è stata una genialata unica sulla costa ed è giusto che abbia raccolto risorse pubbliche ma senza quelle non riscuserebbe a camminare sulle proprie gambe. Chi lo controlla gestirà pure le sue risorse. Due parole andrebbero dette anche sul metodo accettato dal Comune per la votazione della nuova dirigenza della Gatteo Mare Turismo o di come cavolo si chiamerà, votazione che ha visto vincere Massimo Bondi (Presidente), Fabio Pagliarani (Direttore) e l’ex direttore artistico e musicista Moreno Conficconi, ora in chiaro conflitto d’interessi ma solo per i cittadini anglosassoni, figuriamoci politici gattesi e pseudo opposizione.

Al di là dell’operazione “persuasion” effettuata con la consegna a mano agli esercenti della lista dei candidati da votare (che hanno poi vinto), lo spettacolo offerto dalle varie associazioni di categoria con centinaia di deleghe in mano, è stata un operazione dal sapore della “mortadella stantita”. Il Comune avrebbe dovuto mettere dei paletti perché lo sanno tutti che la maggioranza di quelle deleghe sono di soci a cui non frega nulla o giù di lì, soci che lasciano passivamente la decisione di un importantissima iniziativa comunale all’associazione che li rappresenta, appunto delegando. Con un limite di poche unità quei voti sarebbero stati attivamente l’espressione di partecipanti, sperando ovviamente nel maggior numero possibile. Voti che avrebbero poi ancor più legittimato i vincitori. Alcuni cittadini che hanno partecipato alla votazione hanno invece percepito un sistema che non permette alcun cambiamento anche se partecipato. La prossima volta staranno a casa e la colpa è del Comune. Sviluppi degni di una Dinasty romagnola che mostrano al paese il peggio degli interessi privati nella convinzione che nulla cambierà. Le risorse appetitose per quell’idea geniale da scalare, il mancato rinnovamento nei gangli decisionali, i sotterfugi di qualche “predatore turistico” nella registrazione dei marchi, spianano ulteriormente la strada alla sfiducia nella politica come forma partecipativa del bene comune. La comunicazione comunale a riguardo infatti è stata vergognosamente latente, nemmeno lo statuto della nuova associazione è stato divulgato. Caro sindaco Vincenzi, oggi non servono più gli zerbini della stampa locale per comunicare lo stato dei lavori dell’amministrazione, basta accendere una videocamera, raccontare e spigare i progetti e le immancabili criticità, le difficoltà incontrate, quelle insuperabili ed i compromessi raggiunti e “Sbam”, metti tutto in rete. Comunicazione diretta, trasparenza e chiarezza. Cliccare qui in basso per vedere la tabella con una risoluzione migliore.