Tombe-romane-in-piazzale-della-vittoria

La Sezione di Forlì di Italia Nostra e l’Associazione culturale “La Foglia” grazie alla collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini e del Comune di Forlì, Assessorato alla Cultura e Servizio Cultura, presentano l’incontro “La via Emilia e la necropoli romana di Piazzale della Vittoria a Forli’’, che si terrà giovedì 3 maggio, alle ore 17,00 nel Salone d’incontro di Palazzo Romagnoli in via Albicini 12 a Forlì.
Dopo i saluti del sindaco di Forlì Davide Drei e del soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini Giorgio Cozzolino, interverranno Monica Miari, soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, Nicoletta Raggi e Cristian Tassinari, Tecne S.r.L. Sarà presente Elisa Giovannetti assessore alla cultura del Comune di Forlì.
L’evento si svolge nell’ambito del ciclo “Leggere il patrimonio” Incontri su aspetti culturali della città e del territorio forlivese, promosso in questi anni dalla sezione forlivese di Italia Nostra in collaborazione con l’Associazione culturale “La Foglia”.

La Via Emilia
Fra giugno e dicembre 2017 sono proseguiti i lavori Hera relativi alla “Realizzazione d’interconnessione e sviluppo della rete Teleriscaldamento città di Forlì”, in particolare il collegamento tra la rete dorsale, messa in opera lungo viale della Libertà nel 2014, e la Green Energy House (centrale di trigenerazione) realizzata nell’area del Campus Universitario. Il cantiere Hera, oltre ad attraversare un’area caratterizzata da testimonianze archeologiche che coprono un arco cronologico che va dall’età pre-protostorica a quella moderna, interferisce con p.le della Vittoria: l’asse maggiore della piazza si pone esattamente lungo il tracciato della via Emilia a Sud Est del centro urbano, sostituendo questo tratto con la rotatoria che gira attorno al Monumento ai Caduti e alle due ampie aiuole alberate (1932).
Tali premesse hanno indotto la Soprintendenza a richiedere l’assistenza archeologica a tutte le attività di scavo previste per la realizzazione dell’opera. Tale controllo ha così confermato che l’area è ricca di tracce antropiche di rilevante interesse archeologico, soprattutto riferibili all’età romana.
Anche se limitatamente agli scavi funzionali all’opera in progetto, l’indagine ha consentito di verificare la stratigrafia in corrispondenza del tracciato stradale e delle aree immediatamente circostanti, comprovando come il percorso della via Emilia nel corso del tempo abbia ricalcato sostanzialmente quello dell’antica direttrice di traffico (189/187 a.C.). In entrambi i punti in cui gli scavi hanno interessato il tracciato stradale, è stata appurata la sovrapposizione di almeno cinque livelli glareati, in parte compromessi dai lavori condotti nel 1932 per la realizzazione del piazzale e dagli scassi di sottoservizi tuttora attivi. Ad una profondità di ca. 1.60/1.30 m dal p.a., immediatamente al di sotto di una massicciata probabilmente di età rinascimentale/tardo-rinascimentale, sono affiorati i lacerti di un’inghiaiata riconducibile all’età romana grazie ad alcuni piccoli frammenti di embrice. Questo primo livello stradale, che sembra superare gli 8.00 m di larghezza, si presenta profondamente disturbato dalle successive fasi costruttive; in particolare, la citata massicciata post-classica intacca la fascia centrale della carreggiata più antica, cancellandone l’originale profilo “a schiena d’asino” e consentendo la conservazione di tratti del vero e proprio piano glareato solo lungo i bordi, più bassi rispetto alla mezzeria.

La necropoli Romana
Altro ritrovamento di grande interesse è un gruppo di sepolture individuate dallo scavo lineare (lunghezza ca. 50 metri e larghezza ca. 1.80 m) parallelo al tracciato della via Emilia ed eseguito ad una distanza di circa 10 m dal suo margine sud occidentale. Come è di consuetudine nel mondo romano, anche il sepolcreto in piazzale della Vittoria è ubicato in una zona non lontana (800/900 m verso SE) a quella in cui tradizionalmente è collocato il centro urbano, e le sepolture si affacciano sul fronte di una importante direttrice di traffico, quale era la via Aemilia per il territorio forlivese.
Le sepolture individuate sono 23, di cui 21 cremazioni (14 dirette e 7 indirette) caratterizzate da varie tipologie tombali (fossa semplice, a pozzetto, in cassetta laterizia o copertura alla “capuccina”) e 2 inumazioni (una in fossa semplice e una a “cappuccina”). Di frequente sopra alla cremazioni sono presenti vasetti, brocche e anfore oggetti che testimoniano l’uso di riti libatori, offerte di cibo o banchetti veri e propri, legati al momento della cremazione e seppellimento del defunto o alla commemorazione dei morti. Numerosi sono gli esempi di anfore infisse nel terreno al di sopra delle cremazione, oggetti che fungevano da dispositivo libatorio attraverso il quale venivano profuse offerte di cibo e di liquidi.
Tutte le sepolture, tranne l’inumazione con la copertura alla “cappuccina”, hanno restituito oggetti di corredo. Fra questi sono ben riconoscibili quelli deposti sulla pira al momento della cremazione (balsamari in vetro blu e gialli, pedine da gioco, oggetti in bronzo alterati dall’esposizione al calore) da quelli collocati successivamente e rinvenuti nel terreno di rogo e negli strati di tombamento che colmano le fossa (oltre ad altri balsamari in vetro, coppette e ollette in pareti sottili, frammenti di vasellame in sigillata, lucerne, bottiglie e brocche in ceramica comune, chiodini in ferro da calzare, ago in bronzo, monete, ecc). Oltre agli oggetti d’accompagno di tipo personale o rituale, destano particolare attenzione i resti delle offerte di cibo presenti all’interno delle sepolture, frutti e semi carbonizzati ma soprattutto, per la rarità del rinvenimento, una pagnotta di pane posta sul fondo della fossa di una cremazione diretta (tb18).
Una prima analisi del materiale restituito dalle sepolture scavate permette di collocare la frequentazione dell’area funeraria fra il I sec. a.C. e l’inizio del II sec. d.C. Anche se non è stato possibile individuare l’effettiva estensione della necropoli e le limitate dimensioni dello scavo non hanno permesso di procedere all’indagine integrale di alcune sepolture, quello che rende importante l’attuale intervento è il fatto di aver fatto emergere elementi archeologici di cui non si conosceva l’esistenza. Il fatto che quest’area sia stata destinata a uso agricolo e a mercato del bestiame fino ai primi anni dell’800 e successivamente sia stata adibita a piazza vera e propria, l’ha preservata da opere di urbanizzazione tali da compromettere la stratigrafia più profonda. Ciò ha consentito la perfetta conservazione delle evidenze archeologiche riportate in luce nel 2017, evidenze che si inseriscono, ampliandolo verso SE, in un contesto sepolcrale già ipotizzato per le numerose ma frammentarie testimonianze distribuite ai lati della via Aemilia a levante del centro urbano antico (attuale c.so della Repubblica).
La scarsità di dati non permette di conoscere l’assetto e l’estensione della città romana, probabilmente collocata a NW della linea descritta da c.so A. Diaz, lato occidentale di p.zza Saffi e c.so Mazzini.