Anche quest’anno sono state assegnate le Bandiere Verdi dei pediatri alle località turistico balneari a misura di bambino. I criteri di ricerca hanno valenza scientifica e prevedono che la spiaggia in questione abbia sabbia pulita per giocare e muoversi in libertà, che sia dotata di bagnini, di area giochi, di spazi per il cambio del pannolino e per l’allattamento, oltre a vantare nelle immediate vicinanze bar, gelaterie o ristoranti. Ma soprattutto acqua limpida e bassa vicino alla riva, ma al di là di ciò che si può vedere ad occhio nudo, tra i requisiti c’è proprio che la qualità ambientale di quell’acqua sia, come riporta il relativo sito web, valutata da organi istituzionali competenti:
Per la qualità delle acque e la possibilità di balneazione ci siamo riferiti sempre alle strutture istituzionali e pubbliche italiane: le ordinanze dei sindaci e le rilevazioni delle Arpa regionali, che sono le strutture preposte a tali controlli”.
Quindi nell’assegnazione delle Bandiere Verdi, i pediatri, tengono conto dei risultati analitici inerenti la qualità dell’acqua in cui s’immergeranno i bambini durante le vacanze al mare e tutto ciò su basi scientifiche. Se non che, guardando le località balneari romagnole a cui quest’anno è stato assegnato il vessillo verde, sorge il dubbio che alcuni di loro siano non vedenti. Ma prima di spiegare perché, eccole le località balneari premiate: Bellaria-Igea Marina, Cattolica, Cervia-Milano Marittima-Pinarella, Cesenatico, Gatteo Mare, Misano Adriatico, Rimini, Riccione, Ravenna-Lidi Ravennati, San Mauro Mare.

La prima contraddizione generale che salta all’occhio è che alcune delle località che, risultati Arpae alla mano, non possono nemmeno partecipare all’assegnazione della Bandiera Blu, abbiano ottenuto paradossalmente quella Verde dei Pediatri. I dubbi sulla disabilità visiva da parte dei giudicanti i requisiti di cui sopra, si manifestano nettamente nel constatare che la qualità delle acque di alcune delle località sopracitate è stata declassata pesantemente proprio da Arpae, e questo a causa delle numerose chiusure della balneazione avvenute durante l’estate in seguito a risultati delle analisi oltre i limiti, risultati che hanno poi causato il declassamento dell’acqua fino ad arrivare in alcuni casi a “Scarsa”. È bene ricordare che la classificazione della qualità delle acque di balneazione, è fatta sulla base di risultati di centinaia di analisi nell’arco degli ultimi 4 anni, e non sulla base di “una giornata no”. Nonostante ciò sono state premiate con la Bandiera Verde località con evidenti e documentate criticità ambientali gravi. Ma vediamo nel dettaglio quali e in che misura l’assegnazione appare “bendata”:

La località che quest’anno più colpisce per l’assegnazione della Bandiera Verde è senz’altro Riccione che su 7 specchi d’acqua balneabili ne ha 4 la cui qualità dell’acqua è declassata gravemente: Foce Marano sud per il secondo anno consecutivo “Scarsa”, Foce Marano Nord “Sufficiente”. Fogliano Marina “Buona”, Porto canale Sud “Buona”. Per non infierire ulteriormente sorvoliamo riguardo alle aperture “istituzionali” degli sfioratori fognari avvenute l’estate scorsa alla “Perla Verde”. A Rimini invece sono degne di nota dato che le aperture dei 12 sfioratori fognari in mare, a cui segue l’automatica chiusura della balneazione per 18 ore (documentate da Arpa), l’estate scorsa sono state 56. Cinquantasei. Oltre a ciò la qualità dell’acqua dello specchio d’acqua denominato Marecchia Sud per il secondo anno consecutivo è ancora “Scarsa” mentre Marecchia Nord “Sufficiente”. Sacrosanto quindi indicarle come acque adatte ai bambini. Declassata gravemente l’acqua di Misano Adriatico Rio Agina, che da “Buona” passa a “Sufficiente”. Lido di Classe Nord-Savio, declassata a “Buona” così come per il terzo anno consecutivo “Bellaria Foce Vena 2”. Cattolica Torrente Ventena Sud subisce un ulteriore declassamento passando da “Buona” a “Sufficiente” mentre per il terzo anno consecutivo, Gatteo Rubicone Nord mantiene il declassamento a “Buona” come San Mauro Mare Nord.
Resta il fatto che su 100km di costa romagnola, sono tante le località balneari che vantano da anni acque eccellenti, dati Arpae alla mano, ma l’istituto della Bandiera Verde sembra non fare differenze con quelle “merdeggianti”. Fino ad un paio d’anni fa la Bandiera Verde era propedeutica a quella Blu. Tale perspicace scelta garantiva l’innalzamento della qualità ambientale delle acque attraverso un requisito così elevato che copriva tutte le spiagge presenti del comune interessato. Poi si decise di non accettare solo candidature da chi aveva ottenuto la Bandiera Blu e cioè dalle località che negli ultimi 4 anni avevano la qualità dell’acqua classificata “Eccellente”, requisito primo per solo poter partecipare. Darsi delle regole e poi assegnare le Bandiere Verdi nonostante gli organi competenti attestino ad alcune spiagge di alcune località balneari criticità ambientali documentali gravi e conclamate, dimostra che in realtà quello che sventolerà quest’estate è solo uno “straccio verde”, trasformato dagli “Stevie Wonder della pediatria” in un vessillo di qualità.