“Gesuita Sanvitese Evangelizzatore delle Montagne Rocciose e dell’Alaska: Padre Pasquale Tosi”

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“Andate voi a fare il Papa in quella terra!”. Queste parole Papa Leone XIII pronunciava in occasione della cerimonia nel 1893 a Roma nella quale veniva nominato Prefetto Apostolico dell’Alaska il gesuita padre Pasquale Tosi, cui si deve la prima organizzazione della Chiesa Cattolica in queste lontane terre del continente nordamericano. Questo intrepido missionario italiano era nato in Romagna nel 1835 a San Vito nei pressi di Sant’Arcangelo da una famiglia di agricoltori benestanti. A Tosi, la cui figura è stata oggetto di vari saggi anche di storici americani, è dedicato il nuovo bel volumetto “Gesuita Sanvitese Evangelizzatore delle Montagne Rocciose e dell’Alaska: Padre Pasquale Tosi” pubblicato a cura della sanvitese Parrocchia dei SS. Vito e Modesto, frutto della ricerca storica, una tesi di laurea, di Michele Tombesi; il saggio, estremamente approfondito e documentato, è corredato anche da una interessantissima serie di fotografie che evidenziano l’eroicità in questi territori impervi della missione di Tosi, ritratto in una fotografia con gli stessi abiti con i quali i nativi affrontavano il rigido clima di quelle latitudini.

Tosi entrò in seminario a Bertinoro dove studiò con il gesuita padre Giorda, uno degli artefici della straordinaria epopea dei gesuiti, perlopiù italiani, che da metà Ottocento operarono per la conversione al cattolicesimo delle tribù indiane del Nord Ovest degli USA. Il legame di Tosi con il territorio forlivese non si ferma alla frequentazione del seminario bertinorese in quel periodo retto dai gesuiti della provincia Torinese; infatti Tosi, ordinato sacerdote ed entrato nella Compagnia di Gesù, partì per la missione gesuita nelle Montagne Rocciose nel 1865 divenendo in seguito responsabile della St. Paul Mission di Colville, attualmente nello stato di Washington, tra i nativi della tribù dei Piedi Neri. In questa lontana terra di missione lavorava anche il forlivese padre Giuseppe Bandini (Forlì 1837-Spokane 1899), infaticabile missionario gesuita e apprezzato studioso delle lingue indiane; nel 1882 anche Pietro Bandini (Forlì 1852-Little Rock 1917), fratello minore di Giuseppe, venne in missione sulle Montagne Rocciose, anche se in seguito, uscito dalla Compagnia di Gesù, si impegnò, prima con padre Scalabrini e poi, in autonomia, nell’assistenza agli emigrati italiani in Nord America.

Tornando a Tosi, per lui la svolta arrivò nel 1886, con la partecipazione a una prima esplorazione missionaria dell’Alaska. Da quel momento, in una natura selvaggia e in un clima terribile, padre Tosi svolse la sua opera percorrendo migliaia di chilometri a piedi o in slitta, fondando undici missioni che fornivano assistenza religiosa e aiuti ai nativi per i quali furono costruite scuole e introdotte tecniche di coltivazioni agricole. Pasquale Tosi si dedicò anche allo studio della lingua delle tribù Nulato e Malamute scrivendone la grammatica e i dizionari. Come bene evidenzia Tombesi, il gesuita sanvitese, nella sua opera evangelizzatrice, riuscì anche a fare eliminare dall’orizzonte culturale e sociale dei nativi usanze barbare, come, ad esempio, il disumano e degradante trattamento riservato alle donne che rimanevano vedove. Tosi fu sostanzialmente anche un esploratore, le carte geografiche da lui tracciate furono consultate pure dal generale Nobile per le sue imprese nel grande Nord e le sue relazioni di viaggio furono utili anche a paleontologi e naturalisti. Per motivi di salute padre Tosi lasciò il prestigioso incarico di Prefetto Apostolico dell’Alaska nel 1897 e, nella stima e considerazione generale, si spense nel 1898 a Juneau, capitale dell’ Alaska dove fu sepolto. Tra le tribù indiane nel West e nel grande Nord la fede cattolica ma pure la cultura e la solidarietà arrivarono anche grazie a questo romagnolo partito tanti anni prima da Bertinoro, oggi poco conosciuto, che il lavoro di ricerca di Tombesi ci aiuta a recuperare nella memoria.

Paolo Poponessi