Cesenatico. Demenzialità a progetto a responsabilità limitat(issim)a

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Il manto stradale del ponte mobile di via A. Garibaldi a Cesenatico, inaugurato nel 2004, verrà rifatto per la terza volta. Inizialmente i listelli in legno di pino vennero sostituiti a causa dell’usura da quelli in legno di larice per poi finire oggi alla scelta dell’asfalto. Dopo quasi 15 anni e centinaia di migliaia di euro buttati per la sua manutenzione, termina la possibilità concreta di recuperare la vena Mazzarini trasformandola in un porticciolo turistico da 200 imbarcazioni nel quale avrebbero potuto accedervi passando proprio sotto quel ponte levatoio. Un fallimento frutto di una progettazione demenziale da parte di chi, metaforicamente parlando, decise di comprare l’autoradio prima della macchina.
La storia
Fu nel 2000 che l’allora sindaco Damino Zoffoli progettò il ponte levatoio in funzione della riqualificazione della vena Mazzarini e tale progetto ottenne un finanziamento regionale di mezzo milione di euro. Poco importa se poi i 10 milioni necessari per la realizzazione della darsena non erano garantiti da niente e da nessuno tanto che quando poi il comune lanciò il bando di project financing non si presentò anima viva. Ciò che contava era l’aver progettato e realizzato un importante opera pubblica grazie al finanziamento regionale e questo elettoralmente già bastava. Ecco dunque che un idea certamente condivisibile e riqualificante un area importante della città di Cesenatico si trasformò in uno spreco di risorse pubbliche. È indubbio che i costosi pistoni idraulici di un ponte levatoio che non si è mai levato sono oggettivamente soldi buttati. Damiano Zoffoli, che nel frattempo si congedò dall’amministrazione comunale di Cesenatico prima della fine del suo secondo mandato per farne altri due in regione ed attualmente il primo da europarlamentare, lasciò in eredità ai sindaci che lo seguirono sprechi e problemi del ponte: Maurizio Meghi, Nivardo Panzavolta, Roberto Buda e oggi Matteo Gozzoli.
Il fallimento progettuale
Il ponte fu costruito dalla ditta Caccavale di Napoli per un importo di 600mila euro ma nessuno degli amministratori comunali si accorse che l’originaria pavimentazione prevista in pietra d’Istria era stata sostituita con travi di legno. Ecco dunque che dopo poco più di 4 anni dalla sua realizzazione, il passaggio di veicoli leggeri e pesanti, unito all’azione degli agenti atmosferici, disintegrò le travi in legno di pino. Già 2000 anni fa gli antichi romani erano a conoscenza di questa ovvietà ma evidentemente l’amministrazione comunale guidata da Nivardo Panzavolta no. Spesi dunque altri 143mila euro per nuovi listelli, ed in barba alla storia antica, ancora in legno ma di larice, dopo che l’anno precedente ne erano stati spesi altri 50mila per limitare i danni. Quattro anni dopo una nuova amministrazione guidata da Roberto Buda riaffrontò il problema del manto stradale fornendo l’idea di utilizzare listelli in acciaio, mentre oggi quella guidata dal sindaco Matteo Gozzoli ha deciso di sostituire il larice con l’asfalto. Altri 150mila euro per il manto stradale di un ponte levatoio lungo poche decine di metri che tra l’altro non si leverà mai. Demenzialità a progetto a responsabilità politica limitatissima.
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