Festa-della-Liberazione 25 aprile

Il 12 ottobre 1943 sulle prime pendici alpine sopra Cuneo si svolse la prima azione militare della Resistenza e protagonista di quell’evento fu un piccolo nucleo di antifascisti, tutti aderenti al Partito d’Azione, guidati da Tancredi Galimberti e Livio Bianco.
Il Partito d’Azione era un partito d’ispirazione mazziniana, costituitosi a Roma il 4 giugno 1942 ad opera del repubblicano Federico Comandini, nel quale, poi, confluirono molto aderenti del movimento liberal socialista “Giustizia e Libertà”, fondato nel 1929 a Parigi da Carlo e Nello Rosselli.
Tra pochi giorni ricorrerà il 73° anniversario della Festa della Liberazione dal nazifascismo, punto di partenza fondamentale per il ritorno della libertà e della democrazia nel nostro paese.
Il 25 aprile è, infatti, ricorrenza civile di grande valore storico, soprattutto per i suoi motivi di cultura politica, sottesi, poi, alla nascita della nuova Italia repubblicana.
La Liberazione, dunque, come obiettivo raggiunto dalla Resistenza alla dittatura fascista e i “resistenti”, partigiani e non, in armi o senza, furono quanti contribuirono fattivamente alla fine di un periodo difficile, liberticida, tanto drammatico della nostra storia contemporanea.
Ancora oggi, però, c’è chi racconta una storia parziale della Resistenza, inquadrandola principalmente come opposizione armata dell’antifascismo comunista e, solo in parte, socialista.
Comunque, certa epica resistenziale, quale prodromo di una rivoluzione rossa, non ha mai convinto perchè insostenibile dinanzi all’evidenza come la Resistenza fosse stata un vasto movimento popolare, politicamente trasversale, in grado di esprimere e catalizzare tutto l’antifascismo: dal moderatismo cattolico alla tradizione liberale democratica, infine al massimalismo della sinistra più radicale.
La stessa definizione di “Resistenza tradita”, a lungo sopravvissuta sino a giustificare vergognosamente la genesi del terrorismo rosso nei trascorsi anni ’70, è, poi, risultata confinata ad una certa area di sinistra dai sogni rivoluzionari infranti.
Restano, ancora oggi, fondanti ed attuali, quindi fuori da ogni ipotesi di tradimento, i seguenti “sette punti” del programma di costituzione del Partito d’Azione, illustrati da Ugo La Malfa, proprio nella riunione presso l’abitazione di F. Comandini:
1. Costituzione di una repubblica parlamentare con divisione dei poteri.
2. Attuazione del Regionalismo ovvero decentramento politico amministrativo regionale.
3. Nazionalizzazione della grande industria.
4. Riforma agraria per la revisione dei patti colonici.
5. Libertà sindacale.
6. Laicità dello stato, quindi separazione tra Stato e Chiesa.
7. Federazione europea di liberi stati democratici
La Resistenza ha così progettato e costruito il futuro degli italiani all’insegna della concordia nazionale, senza esclusioni di parti.
Anche per questo parve giusto che nel 1955, ricorrendo il decennale della Liberazione, la celebrazione a Milano, città simbolo della fine del fascismo, fosse affidata, nonostante i malumori di Togliatti, al democristiano Paolo Emilio Taviani, già rappresentante delle formazioni partigiane cattoliche e protagonista della Liberazione di Genova, qui proprio in una foto di quell’evento celebrativo milanese.

Franco D’Emilio