Fabrizio Ragni

Fra i capoluoghi emiliano romagnoli, Forlì è al terzo posto assoluto (dopo Bologna e Ferrara) per pressione fiscale più pesante. Il dato non è di parte, ma contenuto nei rendiconti istituzionali dei Comuni per l’anno 2016 (in attesa di quelli del 2017 non sono ancora disponibili), pubblicati in questi giorni nella sezione ‘Finanzia del territorio’ della Regione Emilia Romagna. A ricordare questo primato negativo è Fabrizio Ragni, coordinatore provinciale e capogruppo comunale a Forlì di Forza Italia, su questo tema presenterà oggi un question time per il consiglio comunale del 13 marzo. L’esborso pro capite chiesto ai cittadini per i tributi locali (Imu, Imposta di soggiorno, Imposta comunale sulla pubblicità, addizionale Irpef, Tari e tassa per l’occupazione di suolo pubblico) è di 831,25 euro. Peggio di Forlì soltanto Ferrara (con 885,52 euro) e Bologna (939,46 euro).
Una tassazione elevata che per ogni contribuente pesa quasi 250 euro in più della vicina Cesena (a 644, 41 euro) che al contrario nostro vanta il primato di essere la città con la minor pressione fiscale di tutta la regione. Un risultato negativo – sottolinea Fabrizio Ragni – che altro non è che il frutto delle scelte compiute nel corso del tempo dalla giunta del sindaco Drei di non ridurre le aliquote dei tributi come più volte da noi richiesto e sollecitato pure dalle sigle sindacali a lui vicine: vi ricordate le proteste di piazza quando la giunta comunale annunciò l’aumento indiscriminato dell’Irpef sui redditi nel 2015?”.
Ragni evidenzia infine: “l’indisponibilità del sindaco a concordare meccanismi di detrazioni e compensazioni che possano rendere più eque e sopportabili le tasse per cittadini e imprese del territorio, verificando anche la congruità delle tariffe dei servizi a domanda individuale, come in qualche modo già accade in altri comuni del territorio” ed auspica “un’inversione di tendenza in questo scampolo finale di mandato”.