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Apprendiamo dai mass media che sono iniziatiti i lavori per la costruzione della nuova pensilina del Pronto soccorso di Forlì. Di fatto, dopo clamorosi ritardi sulla tabella di marcia, prende il via il progetto di ampliamento e ristrutturazione della struttura. L’intervento complessivo che doveva essere completato entro il 2017, sarà finito invece l’anno prossimo, nel 2019. Contestualmente, apprendiamo dalla viva voce di Andrea Fabbri, primario del Pronto soccorso, che “sarà dura per tutti “ (medici e pazienti) a causa dei disagi che il cantiere provocherà e che si dovrà affrontare un altro “grosso problema”, ovvero: “non si trovano i medici” per irrobustire le fila del pronto soccorso, con il risultato che non si ridurranno i tempi d’attesa”. A muovere queste osservazioni è Fabrizio Ragni, coordinatore provinciale e capogruppo comunale a Forlì di Forza Italia, in merito all’inizio dei primi lavori del nuovo pronto soccorso di Forlì.
Un progetto che prevede la divisione dei flussi verso due zone distinte (codici bianchi e verdi e nell’altra codici gialli e rossi) dove trattare i pazienti in ragione delle diverse condizioni cliniche. Sono previsti l’ampliamento delle sale di attesa, l’aumento del numero dei letti di osservazione breve intensiva, l’ampliamento della camera calda e migliorie dell’area d’ingresso e della viabilità di accesso, il tutto per un costo stimato di un milione di euro.
Il Pronto soccorso di Forlì riceve un carico di 47mila accessi l’anno. Cifre in aumento di anno in anno. Anche per una ragione ovvia: sono in aumento gli anziani non autosufficienti e con polipatologie. Spesso sono le famiglie ad auto-organizzarsi, o attraverso un impegno diretto nella cura del proprio parente malato, ma sempre più spesso queste cure non sono sufficienti e molte volte sono gli stessi medici di famiglia a indirizzare le persone che presentano problemi al Pronto soccorso. Con il risultato che a causa di un’imperfetta organizzazione interna del Pronto soccorso i pazienti scontano attese infinite di 7-12 ore e anche di più, come fossero abbandonati”: spiega Fabrizio Ragni.
A fronte di questo quadro demografico (gli anziani saranno il 60% della popolazione attiva nel 2065) sul versante socio sanitario, invece, si riduce progressivamente la capacità di spesa dei futuri pensionati e si assiste ad una continua riduzione del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale alle Regioni, con conseguente e graduale smantellamento del welfare così come l’abbiamo conosciuto dal dopoguerra ad oggi”: nota l’esponente forzista.
Per essere chiari – aggiunge Ragni – al netto della finta autonomia Regionale sbandiera dal governatore Bonaccini con il premier Gentiloni, fra roboanti comunicati e strette di mano alla vigilia del voto del 4 marzo, la nostra regione subirà già gli effetti di un taglio di trasferimenti statali pari a 250 milioni di euro. E a risentirne saranno nella diminuzione dei servizi erogati, compresi quelli sanitari, tutti i cittadini già alle prese con le politiche ‘manageriali’ di Area vasta che penalizzano Forlì, a vantaggio di Cesena e Ravenna. Si parla ufficiosamente di molte posizioni di primariato (oculistica, chirurgia toracica e ostetricia e ginecologia) che verranno indebolite o rimarranno scoperte a Forlì per scelte del vertice amministrativo. Come stanno realmente le cose? Chiediamo chiarezza e soprattutto chiediamo al sindaco, politicamente vaso di coccio fra vasi di ferro, che faccia sentire con più risolutezza la sua voce nelle città della Romagna e presso i suoi stessi compagni di partito che a livello regionale pianificano le sorti della sanità dell’Emilia-Romagna. Oppure, il tanto declamato diritto costituzionale alla salute, che si basa sul concetto di un’assistenza garantita nella sicurezza e nella responsabilità, verrà tradito nelle intenzioni e nei fatti”: conclude il capogruppo comunale a Forlì di Forza Italia, Fabrizio Ragni.