L’Italia senza sella

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L’Italia è il maggior produttore europeo di biciclette, un giro d’affari di 488 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunti 483 milioni da vendite di parti ed accessori e 190 milioni per le riparazioni. Il business delle due ruote raggiunge quindi 1,16 miliardi di valore di mercato. Il Belpaese offre agli appassionati delle due ruote un clima gradevole per quasi tutto l’anno, scorci paesaggistici unici nel suo genere ed un panorama enogastronomico unico al mondo. E questo garantisce oggettivamente una prospettiva sulla quale puntare risorse ed idee. In questi giorni e soprattutto nelle prossime settimane, migliaia di turisti stranieri, soprattutto tedeschi, affolleranno le strade collinari adiacenti la riviera adriatica, zona costiera la cui ricettività alberghiera garantisce “il buco” alla “ciambella economico turistica”.

Più di altri anni però le condizioni dei manti stradali risultano indegne di un’area a vocazione turistica come la riviera romagnola con un potenziale cicloturistico così importante. La ragione principale di un dissesto manutentivo da terzo mondo, non è però economica, o meglio, la mancanza di risorse è solo la conseguenza di scelte amministrative legittime ma di una miopia imbarazzante. Scelte molto spesso sostenute legittimamente dai cittadini nell’illusione che siano perspicaci e funzionale allo sviluppo economico del territorio. Qualche esempio nazionale ma anche locale a dimostrazione di quanto sia determinante la scelta politica di come spendere le risorse disponibili. La scelta, per esempio, di progettare e realizzare il TAV, pronto tra 30 anni e che consentirà agli imprenditori italiani di far arrivare una merce a Lione 30 minuti prima di oggi, non renderà la nostra economia più competitiva.

È una scelta che garantisce lavoro (ai soliti pochi) scialacquando risorse rilevanti. Pensate se quei 20 miliardi fossero invece impiegati per ciclabili, manutenzioni stradali ed idrogeologiche nel territorio nazionale, privilegiando il turismo come volano dell’economia nazionale. Pensate alla decisione di realizzare il ponte sullo stretto o scegliere invece di impiegare quelle enormi risorse per le due ruote proprio in quelle regioni del sud, oggi perle del Mediterraneo ma solo sulla carta. Pensate alla decisione di privilegiare la realizzazione del casello autostradale che collega Gatteo a Gatteo Mare anziché prima impiegare quelle risorse per una pista ciclabile di 10 km che collega la località turistica balneare all’entroterra romagnolo, favorendo di fatto lo sviluppo del cicloturismo in quel territorio. Pensate se le risorse per il progetto milionario del Trasporto Rapido Costiero ( su gomma) che collegherà Riccione a Rimini, a 3 mt dalla già presente linea ferroviaria, fossero state destinate alla realizzazione di una bella ed attrezzata ciclabile del Marano.

Pensate come cambierebbero le nostre città se ogni volta che viene rifatto l’arredamento ed il manto stradale, l’amministrazione comunale di turno, scegliesse politicamente di privilegiare le due ruote, riducendo la carreggiata delle auto ed introducendo la pista ciclabile. Le risorse sono certamente poche, ma la questione è esclusivamente incentrata su come e dove la politica decida di impiegarle (a volte buttarle) per lo sviluppo economico e sociale del paese. In Italia la politica continua ad avere un idea di sviluppo che privilegia le quattro ruote e spesso i cittadini annuiscono. Un mercato il cui indotto si sposa benissimo con l’offerta ricettivo turistico alberghiera e con quella di una ristorazione di primordine. Ad Amsterdam 20 anni fa, il sindaco decise di ridurre i parcheggi auto in città e di aumentare esageratamente le tariffe dei restanti potenziando le già esistenti piste ciclabili e ciò non certo senza proteste. In pochi anni chi possedeva un auto senza reali necessità dovette venderla, ma la qualità dell’area migliorò, l’atmosfera da piccolo villaggio che si respira oggi nella capitale olandese ne ha migliorato la competitività turistica così come lo ha fatto il ridottissimo traffico. Anziché realizzare un parcheggio multipiano per qualche centinaio di automobili, se ne realizzò uno adiacente la stazione ferroviaria da 19.000 biciclette. Oggi circolano ad Amsterdam più biciclette che automobili per il semplice motivo che la politica ha scelto, in un paese nel quale, è bene ricordarlo, le condizioni atmosferiche non sono certo un dato irrilevante mentre lo sono i panorami e l’offerta enogastronomica locale. La politica italiana a due ruote invece è una bicicletta senza sella.