Lies

Fino a pochi decenni fa, una persona disonesta intellettualmente si esprimeva generalmente di fronte ad un pubblico ridotto. Poche persone coinvolte nella discussione potevano assistere al suo atteggiamento inetto, la sua disonestà rimaneva quindi confinata nelle quattro pareti di un bar o poco più. Gli amici, compatendolo, ne accettavano giustamente le umane debolezze e la difficoltà nel riuscire ad accettare la realtà. Attenzione però, essere disonesto intellettualmente è cosa diversa da essere di parte. Avere un punto di vista è una cosa, averlo rifiutando la realtà dei fatti, un’altra. Oggi grazie ai social, questa malafede può sconfinare oltre le mura di casa e raggiungere migliaia di persone. La disonestà intellettuale non è altro che una forma di difesa del debole nell’affrontare la realtà che fa male, essa garantisce a chiunque scelga di servirsene di soprassedere proprio su quei fatti così dolorosi, garantendo lui la possibilità di continuare a crogiolarsi al sole di una realtà che non esiste. Ovvio che sui social resta comunque un enorme libertà d’espressione per chiunque voglia esercitarla, ma resta altrettanto spazio alla figura mai morta del censore, colui che per non far emergere fatti ed argomenti contrastanti le sue convinzioni, applica la censura tout court. Medioevoduepuntozero. I social network hanno quindi portato alla ribalta della piazza virtuale alcune figure, che ironicamente rappresentano pienamente i nuovi “invertebrati del web”:

“Il bigatto”
È generalmente una figura la cui disonesta intellettuale raggiunge spesso i livelli di un terrapiattista residente sulla luna, il quale dopo aver creato una pagine facebook, la gestisce sulla base di una minaccia infantile: “allora porto via il pallone”. Quindi applica la censura ogni volta che qualcuno posta o commenta in maniera scomoda o maleducata. Ma attenzione non è la maleducazione o l’offesa a far scattare legittimamente la censura o peggio ancora il “ban”, ma il fatto che si sia messo il dito nella piaga. Esiste però anche una sotto categoria più abietta del bigatto, nella quale si aggiunge una manifesta incoerenza dettata dalla sindrome compulsiva da ignoranza atavica e “rosicona”. Questo invertebrato, censura chi fa critiche, satira e pure il saccente di turno quando contrarie al suo credo. A volte censura pure su richiesta di altri, degli amici facenti parte della cerchia di capre di cui si è circondato il talebano occidentale. Gestire con rettitudine ed equità una semplice pagina FB prendendo atto di cosa implichi la libertà d’espressione, è per questi cervelli unicellulari pressoché impossibile.

L’intellettuale degli ignoranti
È senza dubbio l’analfabetismo funzionale la “virtù” principale di questa figura da bar-web. Difficilmente è in grado di leggere e capire testi che culturalmente vadano oltre Zagor, ne ha quindi mai letto la Costituzione, opera per lui trascendentale. Dunque non disdegna di pontificare sulla carta fondamentale dello stato italiano, anche se la Costituzione non l’ha mai nemmeno presa in mano, ed il solo farlo, vista l’ignoranza atavica, avrebbe avuto su di lui poteri taumaturgici. Un uomo la cui integrità morale gli consente di scendere a compromessi ogni 2×3, egli sventola come una bandiera a seconda del vento che tira, cosicché da “grillino ortodosso” diventa sostenitore della destra legalitaria per finire, quando serve, a sostegno del socialismo reale. È perfino in grado di inanellare opinioni con il ferro per pescare i cannelli. E tutto ciò per inseguire i like del gregge in una riconoscente masturbazione reciproca.

Il giureconsulto “ghedinante”
È un patrocinatore delle cause perse per le quali interpreta la legge in base al tasso di umidità nell’aria. Grazie a pseudo doti da oratore ed un paio di nozioni giuridiche difende a spada tratta e con arroganza, funzionarietti di partito negli scandali locali, e per darsi un tono, citando articoli del codice penale. Scandali pubblici definiti fatti privati o comportamenti inadeguati del politico di turno ottengono l’immediata assoluzione. Manco fossero suoi parenti. La sua disonestà intellettuale è palese ma con qualche nozione giuridica e il classico “ho letto le carte”, il somaro da raglio, domina (si fa per dire) incontrastato sui social tra l’ilarità generale. Ma la Costituzione garantisce a tutti la libertà di vendersi l’anima anche per difendere l’indifendibile. Ma come canta Vasco, “al diavolo non si vende, si regala”.

“Il fellatiatore spontaneo”
Figura di grande rilievo non solo sui social, sceglie un ruolo passivo pur di strappare una qualche considerazione e mai una critica. Alza la testa solo per battaglie epocali in cui è sicuro di essere in compagnia di migliaia di persone, predilige lasciare il cervello al calduccio dell’ovatta. Per dire in realtà ciò che pensa servirebbe un coraggio a lui ignoto, al punto che accanto agli ignavi nell’Inferno di Dante, c’è lui. Spontaneamente, su temi discutibili non discute e senza che nessuno glielo chieda, si inginocchia, apre la bocca e chiude gli occhi. Il modo più sicuro, secondo lui, per non prenderlo nel culo. La perspicacia fatta persona.

“Il rimettitore cartesiano”
Non può mancare tra le nuove figure presenti costantemente sui social, quella che rappresenta filosoficamente gli spiriti eletti di questa società. “Vomito dunque sono” è senza dubbio la formula con cui questo filosofo moderno esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto vomitante. Scarica la sua rabbia repressa inondando il web con la sua bile. La farneticazione è alla base di ogni suo pensiero, perennemente inquieto per non aver ancora trovato risposta alla domanda esistenziale posta dal suo mentore Zucchero Fornaciari: Nice (Nietzsche) che dice?
Generalmente gli invertebrati del web, hanno tutti una cosa in comune: “scrollando” la testa avvertono una sensazione strana. Quell’inspiegabile tremolio avvertito però, non è un budino ma il loro cervello, bisognerebbe avvertirli che è loro amico e quindi sarebbe bene averne rispetto lasciandolo libero di esprimersi, di riflettere e pure di rammaricarsi delle delusioni e degli umani fallimenti che immancabilmente la vita “regala” a tutti. Troppo duro per alcuni sopportare la realtà, d’altronde Gesù non è morto di freddo?