milleproroghe

Se un politico in Parlamento è contrario ad una direttiva europea, ad una legge, come dovrebbe eventualmente votare quei provvedimenti legislativi favorevoli a tali contrarietà? Lascio ad ognuno di voi la risposta a questa domanda, ma è indubbio che la credibilità di un politico si misurerà facilmente controllando che abbia “abbaiato” dopo aver promesso di farlo. In Italia poi, grazie ad un elettorato in cui è quasi assente la sanzione reputazionale, qualcuno può permettersi perfino di miagolare senza subire poi un considerevole lancio di ortaggi da parte di chi è stato preso in giro. È notizia di questi giorni che la Lega (ex del Nord) candidi due imprenditori balneari in Parlamento a sostegno della battaglia politica contro la Direttiva Servizi Europea: si tratta di Elena Raffaelli, in corsa al collegio uninominale di Rimini, e Salvatore Di Mattina, ex rappresentante dei Balneari Puglia ora iscritto al collegio plurinominale di Lecce. La mossa elettorale leghista mira a mostrarsi credibile nella battaglia contro la Direttiva Bolkestein che impone alle concessioni balneari italiane le aste ad evidenza pubblica. Questo, a detta dell’Europa, per mancanza di concorrenza nell’assegnazione di un bene demaniale, che fino al 2010 veniva rinnovato automaticamente al concessionario ogni 6 anni ed in eterno. Al di là delle opinioni che ognuno ha sulla questione, c’è un fatto politico che solo un operatore balneare colpito da demenza senile, può considerare trascurabile. Per chiunque ha un briciolo di memoria e brandelli di onestà intellettuale, ricorderà bene come i leghisti si siano comportati in Parlamento riguardo proprio a quel rinnovo automatico.
Infatti nel 2010 la Lega votò favorevolmente il “Decreto Milleproroghe”, in cui era contenuto il provvedimento legislativo che aboliva il diritto d’insistenza che garantiva ai balneari italiani il rinnovo automatico delle spiagge, togliendo di fatto l’unico ostacolo alle aste ad evidenza pubblica. Un atto politico incontrovertibile. Per la precisione furono 50 deputati su 51 a votare a favore. Unica contraria la deputata Silvana Comaroli. Ce lo chiedeva l’Europa ed i leghisti obbedirono trasformando il “Prima gli Italiani” in “ Prima la Vasellina”. Ma non furono gli unici a predicare bene e razzolare male, anche il PDL, oggi come all’epoca alleato della Lega, votò a favore dell’abolizione del diritto d’insistenza. Per la precisione furono 210 i forzisti a favore. Facciamo però qualche nome eccellente al fine di informare gli operatori balneari su chi siano stati i “predicatori razzolanti male”: tra i 50 leghisti contrari alle aste (per finta) ed oggi pseudo difensori dei diritti dei bagnini ci furono i deputati: Massimiliano Fedriga e Gianluca Pini. All’epoca l’attuale segretario della Lega Matteo Salvini, ironia della sorte, era eurodeputato, per la precisione dal 2009 ad oggi. Nell’allora PDL, comprensivo anche degli ex di Alleanza Nazionale votarono a favore: Michela Biancofiore, Italo Bocchino, Luca Barbareschi, Giulia Bongiorno (oggi alla Lega), Gabriella Carlucci, Giuliano Cazzola, Fabrizio Cicchitto, Nunzia De Girolamo, Renato Farina (il Betulla), Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi, Alessandra Mussolini, Sergio Pizzolante, Gianfranco Rotondi e Paolo Romani. Singolare che a quella importante votazione mancarono tutti, ma proprio tutti, i “big” del centrodestra, assenti o in missione. Non che questo esenti loro dalle responsabilità dell’approvazioni di quella legge emanata dall’allora governo Berlusconi, ma la faccia quel giorno, furono in molti a non metterla: La Russa, Meloni, Tremonti, Bossi, Alfano, Bernini, Brambilla, Carfagna, Casini, Craxi, Cosentino, Frattini, Maroni, Miccichè ed ovviamente Berlusconi. Ma come già detto sopra, glielo chiedeva l’Europa…e continuerà a farlo. Qui potete controllare la votazione di tutti i deputati: https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/milleproroghe-ddl-3210-voto-finale/31743.